Da Venezia la recensione di Sakebi (Retribution)

Sakebi di Kiyoshi Kurosawa; con Koji Yakusho, Manami Konishi, Hiroyuki Hirayama, Joe Odagiri. Kiyoshi Kurosawa firma un horror che fonde le inquietudini e i fantasmi nella miglior tradizione giapponese alla The Ring e il noir che vira al thriller tipico della detective-story. Ancora rancore, ancora morti misteriose, e appunto ancora fantasmi. Non più la figura


Sakebi
di Kiyoshi Kurosawa; con Koji Yakusho, Manami Konishi, Hiroyuki Hirayama, Joe Odagiri.

Kiyoshi Kurosawa firma un horror che fonde le inquietudini e i fantasmi nella miglior tradizione giapponese alla The Ring e il noir che vira al thriller tipico della detective-story. Ancora rancore, ancora morti misteriose, e appunto ancora fantasmi. Non più la figura terribile di Samara, con una vestaglia bianchissima e i capelli neri sul viso, ma la figura di una bellissima donna vestita in rosso. La pellicola inizia benissimo, con un plot interessante e l'”aiuto” di una bella fotografia, e Kurosawa si dimostra bravo nel tenere lo spettatore incollato alla sedia. Ma ad un certo punto il tutto inizia inevitabilmente a scemare, e quando si vorrebbe autentica paura non la si trova praticamente mai. E la colpa è senz’altro della sceneggiatura, che arranca con una serie di finali che alla lunga annoiano, strizzando più di un occhio a Il sesto senso e The others, e che se non annoiano sfiorano il ridicolo (impressionante la scena dell’uomo che finisce nella ciotola d’acqua a causa del fantasma!). Peccato, perchè poteva uscirne fuori qualcosa di davvero intrigante e decisamente pauroso. Per trovare qualche momento di brivido bisogna ben aspettare e i fan del genere, abituati a tutto, non lo troveranno. Molto fastidioso l’urlo della donna in rosso, che costringe -almeno in sala- lo spettatore a tapparsi inevitabilmente le orecchie…

Voto Gabriele: 6

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