Neve: Recensione in Anteprima

Neve di Stefano Incerti è il primo film italiano in Concorso. Tra i monti abruzzesi inizia e si consuma la vicenda di due sconosciuti le cui vite misteriosamente si intrecciano

Donato vaga per luoghi austeri ma non per questo meno brillanti. All’interno della sua station wagon verde osserva, cambia direzione, si ferma, poi prosegue. Finché non s’imbatte nella giovane Norah, bellezza dalla pelle scura, così come scuri sono per noi questi personaggi, entrambi imbattutisi l’una nell’altro senza alcun apparente motivo.

Una casualità che starà sempre lì, nell’aria, per nulla sgualcita ed anzi corroborata da quell’ambiguo alone di mistero. I due si incontrano, si scontrano, sorridono, scherzano, si allontanano e si riavvicinano. Sorniona, la prima parte di Neve procede in maniera didascalica, quasi meccanica. Lasso di tempo in cui allo spettatore non resta che prendere atto di azioni, brevi dialoghi e situazioni oltremodo difficili da collocare. Col tempo però scopriamo che entrambi hanno un movente, una ragione che letteralmente li muove, anche se in direzioni opposte. Ed allora il tutto si apre, sebbene timidamente. Donato è infatti in cerca di un cospicuo bottino, frutto di una rapina ad un portavalori; Norah invece fugge dal suo uomo, un burbero apparentemente senza arte né parte.

L’intera narrazione scorre su questo doppio filo, destinato, come due parallele, a mai incontrarsi davvero. Quella di Donato e Norah è una storia che procede lentamente, senza particolari colpi di coda. Eppure in qualche modo la fai tua, dopo che i due si sono scongelati e la neve di cui al titolo finisce tutt'al più col rappresentare lo sfondo suggestivo delle loro vicissitudini.

A conti fatti il film di Incerti è un’opera volutamente sfuggente, e che anzi custodisce con gelosia ciò che in fondo non intende svelare più di tanto. Non sempre perfettamente bilanciato, questo suo incedere tutt’altro che movimentato rischia di farci perdere di vista il legame tra Donato e Norah, di gran lunga più in evidenza rispetto ai loro singoli retaggi.

Così si spiega in parte anche quel finale aperto, che per quanto suggerisca non vuole immischiarsi più di tanto nel prosieguo di questa storia, lasciando magari a noi l’onere di trovare un epilogo secondo i nostri gusti, le nostre necessità. E sì che, come già accennato, gli elementi sono pochi. Incerti lavora di più attraverso le pose e gli sguardi dei protagonisti, intenti a scrutare l’altro e l’altrove. Soffermandosi dunque con discrezione su queste due esistenze rimaste preda di situazioni da cui si pensa non esserci via d’uscita. Forse i soldi lo sono? Non è questo ciò che passa, laddove anzi alla fine della fiera si ha la netta sensazione che entrambi abbiano avuto costantemente sotto gli occhi la risposta alle rispettive esigenze, salvo non essere mai riusciti a riconoscerla sul serio.

Ed allora Neve insiste più sui bagliori anziché attaccarsi agli angoli bui, con quel titolo che evoca candore dunque chiarezza. Una chiarezza che sfugge a entrambi e che solo alla fine veicola la verità, quando finalmente Donato si toglie materialmente gli occhiali e comincia a correre verso quell’universo che lo aveva travolto e che solo a distanza si manifesta per ciò che è: tutto.

Quello di Incerti è lavoro interessante, che punta all’essenziale, quale che sia il motivo. Un film sulla solitudine e sul suo contrario, che non sempre è la compagnia. Da assaporare con calma, così come il suo tenore impone, caratteristica che in qualche misura lo limita ma che in fondo è anche il suo maggior pregio nella misura in cui è la via preferenziale per entrare nelle sue corde.

Voto di Antonio: 6

Neve (Italia, 2013) di Stefano Incerti. Con Roberto De Francesco, Esther Elisha, Massimiliano Gallo, Antonella Attili e Angela Pagano.

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