Colour from the Dark: la recensione del film horror di Ivan Zuccon

Colour from the Dark_locandina Una fonte d’ispirazione come H.P. Lovecraft, una trama horror che sa mettere a frutto i meccanismi di genere e una dissolvenza in nero che si nutre di paure, un cast accattivante e tutta la passione e ostinazione di Ivan Zuccon, hanno portato Colour from the Dark un po' in giro per il mondo prima di arrivare da noi.

Il lungometraggio realizzato nel 2008 approda nelle sale italiane del circuito di Distribuzione Indipendente e in contemporanea on demand su Own Air solo il 9 marzo 2012, dopo essere stato distribuito e apprezzato in diversi paesi compresa l’India, ma le ragioni di questo ritardo non sono da imputare all'entità del film in arrivo dall’oscurità più profonda, quanto ai limiti abissali del mercato cinematografico italiano, che ha perso l’abitudine di guardarsi dentro.

Girato in cinque settimane e mezzo, con 100mila euro e un cast internazionale che recita in inglese, Colour from the Dark, scritto dallo stesso Zuccon e Ivo Gazzarrini, preferendo le atmosfere horror alle suggestioni più fantascientifiche del The Colour Out of Space 1927 di H.P. Lovecraft, sposta anche l’azione dal New England del 1882 alla provincia rurale ferrarese durante la Seconda Guerra Mondiale.

Colour from the Dark by Ivan Zuccon

Una scelta voluta e ponderata dal giovane regista emiliano, cresciuto professionalmente al fianco di Pupi Avati, soprattutto come montatore, ma abituato ad interfacciarsi con il mercato cinematografico internazionale.

Zuccon, curioso di lavorare su un delirio cromatico riconducibile al retaggio culturale di terrori e tradizioni familiari, perfettamente in grado si sfidare le entità lovecraftiane, ha anche valutato l'interesse che avrebbe potuto riscuotere all'estero e ha di fatto ricevuto come Miglior Film al HP.Lovecraft Film Festival (Portland, USA), nella Selezione Ufficiale all’Oldenburg Film Festival (Germany), al Fantafestival (Italia) e al Bram Stoker Film Festival.

L’entità devastante che penetra e distrugge ogni cosa, non arriva quindi più dallo spazio con un meteorite (come nel racconto di Lovecraft), ma emerge dalle oscurità della terra e del folclore popolare, viene liberata da un pozzo, si manifesta con un bagliore galvanizzante e una sorta di energia dalla consistenza incorporea ma inesorabile e devitalizzante, che penetra ogni forma di vita, profana ogni coltura e cultura della campagna rurale, dai pomodori dell'orto alla fede in Dio.

Sin dall’inizio qualcosa sale dal pozzo sconvolgendo l’esistenza del casolare isolato della campagna ferrarese (lo stesso scelto da Tinto Brass nel 1985 per girare “Miranda”), dove sopravvivo alla guerra e ai rastrellamenti dell’esercito tedesco, l’aitante contadino Pietro (Michael Segal) scampato al fronte per una gamba lesa, la sua bella e timorata moglie Lucia (Debbie Rochon), con la giovane sorella ‘disturbata’ Alice (Marysia Kay) al seguito.

La stessa sorte tocca a tutti i personaggi che avranno la sfortuna di avvicinarsi a loro, dal giovane parroco (Matteo Tosi) accecato dalla sua stessa croce, a Luigi fratello di Pietro (Emmet Scanlan) sopravvissuto al fronte ma non alla furia omicida che possiede Lucia, senza risparmiare i vicini, Anna (Eleanor James) e suo nonno (Gerry Shanahan), o l'ebrea fuggiasca (Alessandra Guerzoni).

La presenza sinistra invade ogni personaggio assecondando temperamento e carattere, anche se la prima ad avvertirlo è la sensibilità della giovane Alice, rinchiusa in un mondo tutto suo con una bambola feticcio, dai capelli di lana e bottoni tintinnanti come scacciapensieri, usata come una sorta di periscopio per guardare fuori e oltre le soglie del suo mondo e dell’orrore.

Dopo un rapido esordio che inebria, eccita, fa crescere frutti enormi, guarisce la gamba di Pietro, da voce ad Alice e scatena la passione feroce di Lucia, gli effetti della paura che cresce, il male che consuma e l’entità che assorbe energia vitale, danno un retrogusto amaro al cibo, al sesso, al quotidiano, che marcisce, trasuda e si disfa, fino a ridurre tutto ad un cumulo di polvere senza vita.

La fotografia, croce e delizia del regista, spinta fino a raffinatezze pittoriche inconsuete per il genere, ma funzionali a mantenere un registro surreale e onirico lontano della follia pura e dalla truculenza dello splatter, segue i personaggi, entra nei loro incubi, spegne i colori brillanti del paesaggio, dando consistenza a questa presenza maligna e alla lenta dissolvenza in nero di tutto.

Presenza e suggestione che a quanto pare si è manifestata anche sul set durante la prima settimana di riprese, funestata da un numero eccessivo di stranezze e piccoli incidenti, sui quali a distanza di anni tutti scherzano tradendo ancora un mix di stupore e incredulità.

Tutto questo, insieme agli effetti speciali di Massimo Storari e il trucco di Fiona Walsh, il sostegno di una colonna sonora che mescola il già sentito con la musica di Marco Werba, ed un ritmo crescente che non lesina sussulti di spavento e orgasmi da brivido, rendono Colour from the Dark un film apprezzabile, con molti pregi e qualche piccolo difetto, capacissimo di sedurre anche gli appassionati del genere più esigenti, che in ogni caso annovera tra gli estimatori me e Pupi Avati, per quel che può valere.

Per approfondimenti vi rimando a tutti i link, alla precedente segnalazione e alla prossima che estende il discorso al Cinema Indipendente, partendo proprio da Colour from the Dark.

Voto di Cut-tv's: 8
Voto di Carla: 7 (potrei anche cucirmi la bambola!)

Colour from the Dark (Horror, 2008, Italia) di Ivan Zuccon; con Debbie Rochon, Michael Segal, Marysia Kay, Gerry Shanahan, Eleanor James, Matteo Tosi, Emmett J. Scanlan, Alessandra Guerzoni - Uscita in Sala: 9 marzo 2012 - Qui e a seguire i trailer.

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