Magnifica Presenza: Recensione in Anteprima

Dopo Mine Vaganti, Ferzan Ozpetek torna in sala con un progetto interessante, che mescola una certa nostalgia con un'incalzante attualità, anche in relazione a temi verso cui ha sempre mostrato un certo interesse. Magnifica Presenza ci porta in una Roma vista ancora attraverso gli occhi di un giovane, Pietro, il cui intento è quello di realizzare il proprio sogno, prima ancora di sfondare.

Il giovane in questione è Elio Germano, camuffato da siciliano trapiantato, in cerca di gloria nella Città Eterna. Un giovane omosessuale, a tratti caricaturale, molto riservato ed ancora chiuso in sé stesso. Il percorso a cui è chiamato non rappresenta soltanto che uno dei livelli attraverso cui leggere questa pellicola. Lo stretto rapporto con una cugina (Paola Minaccioni) che fa finta di capirlo, ma che in fondo lo adora. L'incanto per una nuova avventura cominciata, nonostante tutto, sotto i migliori auspici. E poi c'è il suo desiderio, ciò che lo ha spinto a percorrere così tanti chilometri, ossia quello di diventare un attore.

La narrazione procede certamente attraverso un binario teso a comprendere anzitutto il profilo di Pietro, cosa si celi dietro quel suo sguardo da piccolo sognatore, ancora intento ad acchiappare nuvole senza però sapere come fare. In qualche modo esemplare riguardo alla sua personale situazione è quanto Pietro risponde ad una cugina un po' troppo disinvolta, allorquando si dà a delle sottili ma non meno esplicite avance: "Non so essere gay, figurati se riesco ad essere eterosessuale!".

Tuttavia qualcosa nella vita del ragazzo proveniente dalla provincia di Catania è destinata a cambiare irrimediabilmente. Una presenza, lì per lì negata ai suoi stessi occhi, che lo condurrà a comprendersi e comprendere una realtà che lo scuote, risvegliandolo da un torpore apparentemente irrisolvibile.

Ma cos'è questa presenza? E perché mai sarebbe magnifica? Il cinema di cui si fa portavoce Ozpetek in questa sua ultima pellicola non disdegna pressoché nulla. Mescola realtà ed immaginazione, storia e favola. Ma non sono tutte rose e fiori. Nel tentativo di mettere così tanta carne al fuoco, il regista di origini turche non riesce ad imprimere quella forte impronta autoriale, che, seppur palesemente presente, non incide nella misura sperata. Gli ottimi propositi cedono il passo ad una struttura lineare, che perde di mordente nel momento stesso in cui smette di giocare sull'equivoco.

L'equivoco è quello già fomentato dal trailer, che non ci permette di capire se gli "ospiti" di Pietro, nella sua nuova e lussuosa casa romana, siano semplici visioni oppure qualcosa di diverso. Ed in realtà, volendo essere meno cinici, tale domanda non trova un'esauriente risposta neanche dopo i titoli di coda. Quale che sia la verità, però, interessante è notare il rapporto che s'instaura tra Pietro ed i personaggi che compongono le sue visioni.

Non semplici macchiette, bensì persone "reali", seppur ambigue e dal tono anacronistico. A noi sono piaciuti quasi tutti, specie Beppe Fiorello e Margherita Buy, quest'ultima comunque costretta dalla sceneggiatura ad un ruolo lievemente più marginale. Se però si riesce ad entrare nell'ottica di porsi le giuste domande, Magnifica Presenza fornisce qualche spunto di riflessione. Per esempio, seguendo uno schema di marzulliana memoria: è Pietro ad aver bisogno di quegli ingombranti inquilini acquisiti, o sono quest'ultimi ad aver bisogno di lui?


Domande a cui non bisogna avere fretta di rispondere. Tra qualche battuta più o meno esilarante ed un filo di amara tristezza per certi episodi, il film scorre toccando, come già ravvisato, più e più tematiche. Il disagio dello spostamento dalla propria Terra, la superficialità imperante, frutto di una storia, la nostra, su cui pare essere sempre più difficile fare chiarezza. I temi anche solo sfiorati da Ozpetek non mettono nulla in discussione, bensì si limitano a raccogliere facili simpatie, con i cenni ad un passato che vogliamo a tutti i costi dimenticare (quello in cui imperversava la dittatura fascista) ed un presente in cui a tenere banco sono i soliti argomenti considerati tabù, ma che tabù oramai non sono.

Al riserbo e alla mancata ostentazione di Pietro, fa il paio un mondo "sotterraneo" popolato di persone in cui pure Platinette non è Platinette, bensì semplicemente Mauro Coruzzi. Di questo ad Ozpetek bisogna dare atto: in maniera un po' più fantasiosa riesce a proporci in chiave seria ma tutt'altro che drammatica realtà dinanzi alle quali dimostriamo ancora una certa disonestà intellettuale.

E dietro ai lustrini di un teatro che forse non c'è nemmeno più, evocato da quella molesta ma via via sempre più gradita presenza, la magia e la poesia si fondono e confondono con la realtà e la follia. Tanto, forse troppo per un film che esalta la magnificenza di ciò a cui aspira, senza però riuscire ad eguagliarla. Un non raro caso di quelli in cui le ambizioni hanno forse ecceduto le reali possibilità. Insomma, sempre per giocare col titolo, non magnifico forse, ma certamente gradevole.

Voto di Antonio: 6
Voto di Gabriele: 5

Magnifica Presenza (Italia, 2012). Di Ferzan Ozpetek, con Elio Germano, Paola Minaccioni, Beppe Fiorello, Margherita Buy, Vittoria Puccini, Cem Yilmaz, Claudia Potenza, Andrea Bosca, Ambrogio Maestri, Matteo Savino, Alessandro Roja, Gea Martire, Monica Nappo, Bianca Nappi, Giorgio Marchesi, Gianluca Gori, Mauro Coruzzi, Massimiliano Gallo, Anna Proclemer ed Eleonora Bolla. Qui trovate il trailer del film. Nelle sale da domani, venerdì 16 Marzo.

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