Roba da matti: la recensione del docu-film di Enrico Pitzianti

Roba da matti sbarca nel continente e Cineblog condivide la sua recensione dopo averlo visto con i suoi protagonisti al Teatro Valle Occupato di Roma

di cuttv

Nel paese dei manicomi chiusi da Basaglia, il confine tra follia e normalità continua ad essere labile, ambiguo e strumentalizzabile, almeno quanto le numerose sfumature di disagio psichico e fragilità mentale, continuano a fare le spese di stereotipi, pregiudizi ed esclusioni-reclusioni “inumane”, che seguono la pazzia da sempre.

Roba da matti di Enrico Pitzianti entra dentro Casamatta, per raccontare la follia della normalità che ha investito e pesantemente ostacolato l’approccio anticonvenzionale alla sofferenza mentale intrapreso da questa piccola residenza socio assistenziale di Quartu Sant’Elena (Sardegna), troppo all’avanguardia per un paese e istituzioni che prediligono esclusione e isolamento.

Casamatta, prendendo il nome dalla parola Matto, che in sardo vuol dire pianta-albero, è infatti strutturata come una trama di relazioni-radici tra pazienti, familiari e personale qualificato, che punta all’integrazione, alla convivenza, alla costruzione di una normalità e libertà a misura del disagio mentale di ognuno di loro.


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Sono le carezze che capovolgono il mondo di Alda Merini, la determinazione dei familiari che lottano contro i mulini a vento delle istituzioni, a rendere l’esperimento di Casamatta tanto speciale e tanto scomodo, e il docu-fiction di Enrico Pitzianti il testimone di un’odissea che andrebbe insegnata a scuola come quella di Omero.

Un’odissea quotidiana che si abbatte su Casamatta e tutti i suoi abitanti dopo 17 anni di attività, con un escalation dolorosa e ‘disumana’ di accuse calunniose (e a quanto pare infondate di un medico) diffuse dalla stampa, cattive interpretazioni delle leggi, ottusità nell’applicazione delle stesse e le solite lungaggini burocratiche, raccontate da chi le ha vissute e le vive ancora oggi che la struttura è alla ricerca di un nuovo alloggio.

Una storia vera che Enrico Pitzianti fa raccontare a Gisella, tenace presidente della comunità Casamatta e sua sorella Maria Antonietta, ospite veterana della struttura che aspira ad una maggiore indipendenza e ironizza su come siano spesso loro ‘gli ospiti’ a maltrattare gli altri, che poi non sono altro che familiari e persone che lo sono diventati.

La telecamera guarda, segue e parla con Cenza, altra veterana sessantenne capace di gioire con candore del sapore del latte, di interagire in modo amorevole con la giovane Patrizia, uscire da sola e parlare della sua precedente vita ‘normale’ con il regista, che chiama per nome incurante del confine della telecamera, pur non capendo “il perché di questa situazione difficile che io devo accettare”.

L’occhio della telecamera si avvicina al letto di Patrizia quando dorme, la guarda nello specchio mentre si pettina da sola, ne riprende la gioia dopo un bel sogno, le bizze per il caffè nel latte, la disperazione e le lacrime quando è costretta a lasciare la casa a rischio chiusura.

È lo stesso per Pinuccio, che si sente a casa e in una famiglia che non vorrebbe mai lasciare, per Sergio che lavora in una cooperativa sociale, Stefano che va in palestra, è innamorato e vorrebbe vivere con la sua ragazza conosciuta nella casa.

Oggi paziente e componente di Casamatta vive la sua storia, più che raccontarla ad un regista che tutti hanno scelto di ospitare e dopo tre mesi è diventato uno di loro, perché meglio che in ogni altra casa e famiglia qui le decisioni si prendono tutti insieme.

A Casamatta sono tutti in grado di intendere, volere, sentire e decidere per la propria vita, nonostante la legge tenda a considerare ogni individuo affetto da sofferenza psichica un minorato incapace di intendere e volere.

Casamatta è un’associazione di familiari, non è istituzionalizzata, non prende sovvenzioni dalla regione, è una residenza socio assistenziale non un presidio sanitario con personale sanitario, i pazienti vanno dal dottore quando ne hanno bisogno come facciamo tutti, è una casa normale con le scale e le barriere architettoniche di ogni casa, anche se queste sono un ostacolo più alla legge sui presidi sanitari (e Casamatta non lo è) che alle reali esigenze degli ospiti.

È una casa speciale per persone che hanno bisogno di normalità, un luogo dove le persone con sofferenza mentale possono aspirare a ricostruirsi una vita con il sostegno costante di operatori e familiari, una struttura che dopo diciassette anni di funzionamento con un permesso provvisorio rischia di essere chiusa a causa della cattiva informazione, tanti pregiudizi e un equivoco di fondo, che richiede parametri sanitari per una struttura ‘sociale’ che ha più bisogno di abbracci che dottori .. perché la miglior cura è prendersi cura di se stessi e degli altri.

Il progetto di Enrico Pitzianti nasce quindi per raccontare questa singolare realtà del panorama italiano e internazionale, dove i “matti” (in realtà solo i più fragili) vivono come persone normali, e si ritrova a seguire la follia dei normali che continua ad investire Casamatta, con il montaggio di Marco Antonio Pani che cuce il film su una sceneggiatura scritta sul girato.

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Roba da matti è l’esclamazione perfetta per la questa vicenda allucinante, ripresa dal regista seguendo da vicino momenti intimi e telefonate, riflessioni e condivisioni, successivamente montata come un film, seguendo l’intreccio di trame e vissuto di ogni individuo ed evento, senza rinunciare agli extra che non sono previsti per un documentario.

Troppo singolare, straziante, viscerale, Roba da matti è un film ‘non idoneo’ ai festival e a tutti quelli che non vogliono vedere, prodotto da EIA FILM e distribuito grazie all’impegno del sindaco di Quartu Sant’Elena che lo considera un modo di investire nella cultura della socialità e promuovere il suo territorio.

Già visto da circa cinquemila spettatori in Sardegna e in tante scuole, Roba da matti arriva ‘nel continente’ e dopo la prima proiezione in un luogo pronto ad accogliere ogni resistenza, fermento culturale e voce fuori dal coro come il Teatro Valle Occupato di Roma, dove io l’ho visto con parte dei suoi artefici, sostenitori e ospiti di Casamatta, dal 20 aprile sarà possibile vederlo al cinema.

Trattandosi di un film indipendente consiglio di consultare on line la programmazione ‘nel continente’, a Roma in ogni caso ci sarà un’anteprima pubblica giovedì 19 aprile 2012 presso il cinema FilmStudio (Via degli Orti d’Alibert 1/C), alle ore 19:15, 20:45, 22:00 e contemporaneamente una festa con rinfresco/buffet e vino Cannonau.

Le ragioni per non perderlo sono molte di più di quelle per non vederlo, ma preparatevi a ridere e piangere assecondando le vostre emozioni scatenate dalla verità e spontaneità di individui che potrebbero essere vostri parenti, amici, forse anche voi stessi un giorno, in questo mondo folle che non rende nessuno immune da depressione, senso di soffocamento, ansia da prestazione, crisi esistenziali, fobie, nevrosi, forme di demenza sopraggiunte all’improvviso…

Io non stravedo per i voti e i numeri che quantificano il mio indice di gradimento, ma se quello di Roba da matti deve tenere conto del grado di coinvolgimento scatenato da ogni fattore chiamato ad emettere il giudizio, dalla trama articolata che segue senza invadere o alterare la vita di attori di se stessi, al montaggio che entra e esce dalle vicende cucendo il filo di un discorso difficile da gestire, senza risparmiare la crudezza e la poetica della verità, a questo film come a pochi altri posso dare un 10, per quel che può valere un voto.

Voto di Cut-tv’s: 10

Roba da matti (2010, Italia – drammatico) di Enrico Pitzianti; con Gisella, Paola, Maria Antonietta, Cenza, Patrizia, Sergio, Stefano, Silvana, Lorena, Pinuccio… Uscita in Sala: 20 aprile 2012 – Qui il trailer.

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