Marie Antoinette: la bella spaesata a Versailles

Marie Antoinette (Marie Antoinette, USA, 2006) di Sofia Coppola; con Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Rip Torn, Judy Davis, Asia Argento, Aurore Clément.

Il giardino delle vergini suicide era la storia di cinque bellissime sorelle adolescenti che vivevano terribili conflitti interiori con la loro essenza e sessualità per colpa di una società bigotta (la middle class americana degli anni '70) e dei genitori che ne facevano assolutamente parte. Lost in translation era sì la storia di due persone occidentali sole che s'incrociavano in un territorio dove tutto è sconosciuto e diverso (il Giappone, con tradizioni e costumi diversissimi), ma era soprattutto la storia di una ragazza, Charlotte, in viaggio per accompagnare il marito fotografo, fresca di laurea ma persa nei suoi pensieri, impaurita dal futuro, in tutti i sensi. Con Marie Antoinette si chiude quindi una trilogia sulle ragazze, che Sofia Coppola riesce a dipingere in tutti i suoi tre capitoli con una delicatezza e un tocco che speriamo se lo porti avanti finchè può. Ritrova Kirsten Dunst, la bellissima e magnetica Lux in quello che resta probabilmente il miglior film della regista (appunto Il giardino delle vergini suicide), ed è una scelta felicissima: la ragazza è una delle migliori presenze femminili degli ultimi anni e illumina la scena.
Marie Antoinette ha deluso la maggior parte della critica a Cannes (e diciamo che i nasi si sono storti sin da prima dell'uscita della pellicola: la storia francese in mano ad un'americana non è piaciuta come idea) ma ha conquistato il pubblico del Festival di Torino, che evidentemente ha apprezzato una rilettura sicuramente non interessata ad una ricostruzione storica (anche se la pellicola si basa sul libro di Antonia Fraser Maria Antonietta) ma che privilegia il ritratto di un'adolescente interessata a ben altro che alla situazione politica e sociale di un mondo che sarebbe radicalmente cambiato.
Molto probabilmente Marie Antoinette è la pellicola meno riuscita della Coppola, ma non per questo un film da bocciare e non per questo meno interessante. Ciò che non funziona è forse l'appellativo che noi abbiamo accolto prima dell'uscita della pellicola (pop, o addirittura ultra-pop: sì, in effetti la colonna sonora moderna, alcune immagini e certi colori -vedi il rosa shocking dei titoli- e certe sequenze-videoclip possono dare alla pellicola questo aggettivo, ma il tutto si ferma lì), e a volte sembra che il film sia fermo su se stesso (e il ritmo, anche se non si sfocia mai nella noia, tende a volte a restare piatto). Ma se alla Coppola interessava chiudere un discorso iniziato, bisogna darle atto che ce l'ha fatta: la sua Maria Antonietta è parente di Lux ed è spaesata come Charlotte, e la sua coscienza di regina si affaccerà troppo tardi all'orizzonte, fino (come negli altri casi) all'amaro ending. Ma dopotutto, lo sappiamo, era solo una bambina.
Assolutamente da ricordare le ambientazioni, ma soprattutto i costumi, superdettagliati e straordinari. E bellissimo il finale (assolutamente tra virgolette) "aperto", coerente e giusto con tutto il discorso della pellicola.

Voto Gabriele: 8
Voto Federico: 8

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