Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve: recensione in anteprima

Un uomo salta dalla finestra della sua camera in ospizio e fugge: comincia un road movie in cui il presente s’intreccia alla vita passata del protagonista, il quale ha influenzato persino la Storia. Ma Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, dal romanzo di Jonas Jonasson, è una commedia (sul grande schermo) ben più piatta della sua idea di base.

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Da un romanzo di successo internazionale, da un caso letterario, da un libro chiacchieratissimo e chi più ne ha più ne metta… un filmetto. Questo è Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve sul grande schermo. Ha il fiato corto, a tratti persino cortissimo, e ve lo spacceranno per commedia esilarante, imperdibile e chi più ne ha…

I paragoni con altri personaggi cinematografici e altri film poi si sprecheranno: anzi, già si sprecano (e no, non parliamo solo di Forrest Gump). Eppure non è che gli si fa un gran complimento a continuare a paragonarlo per tematiche o costruzione della vicenda ad altro: non per una questione di qualità, ma di identità del film in sé.

Il film di Felix Herngren, enorme successo di pubblico in patria (meno a Berlino, dov’è stato presentato fuori concorso), è tratto dal romanzo di Jonas Jonasson. Ne condivide quindi innanzitutto la divertente idea di base: quella di un centenario che diventa protagonista e personaggio influente della Storia senza effettivamente volerlo. Però è un’idea che sullo schermo inizia a perdere benzina a litri, sgonfiandosi sempre più.

Il protagonista si chiama Allan Karlsson, e proprio pochi giorni prima di spegnere la centesima candelina, evento cui non sembra minimamente interessato, decide di sfuggire una volta per tutte dalla tediosa vita quotidiana. Così, Allan scappa dalla finestra della sua cemera. Nel suo viaggio incontrerà una gang di criminali, omicidi, una valigia piena di bigliettoni, un elefante e un poliziotto incompetente.

L’idea vincente del libro è che Allan vive tutti questi assurdi, straordinari e folli incontri come semplici momenti di vita quotidiana. Il perché sta nella vita di questo centenario a cui gli eventi sembrano scivolare addosso: infatti l’uomo non solo ha assistito ad alcune delle tappe più importanti del XIX secolo, ma in queste ha giocato un ruolo di prim’ordine…

Allan ha dato un contributo fondamentale all’invenzione della bomba atomica (a suo modo “semplice” come ingenarsi per far saltare in aria una volpe!), ha conosciuto presidenti di tutto il mondo e dittatori come Franco e Stalin, viaggia da Manhattan a Berlino. 100 anni di Storia vissuta senza avere un ruolo pubblico, ma che è stato sicuramente un ruolo attivo e che ha fatto sì che Allan sia l’uomo che è oggi.

A dare volto, voce e fisicità al protagonista è stato chiamato Robert Gustafsson, celeberrimo comico svedese in patria. Che è forse l’unica vera carta vincente del film, fosse solo perché noi non lo conoscevamo. Perché poi di “sorprese” non è che ce ne siano molte, in un film che guarda la Storia da un altro “punto di vista” (e in questo c’è pure un pizzico di Allen).

Non è che a Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve sul grande schermo manchino momenti esilaranti, figurarsi. Nel materiale di base c’è tanta di quella roba che per forza poi sul grande schermo qualcosa viene mantenuto: si pensi solo al fratello scemo di Einstein, protagonista di uno tra i momenti più riusciti in assoluto del film.

Però Herngren, puntando tutto sulla commedia stralunata, non riesce a reggere per tutta la durata. Complice anche il doppio filo narrativo, che vede il road movie di Allan assieme ad altri personaggi che incontra lungo il percorso e poi tutti i flashback della sua vita, il film va avanti per inerzia. Come se Herngren sia convinto di aver trovato una-chiave-una per far andare avanti il meccanismo e gli sia bastato così. Il risultato? Irrimediabilmente più piatto del previsto.

Voto di Gabriele: 5

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Hundraåringen som klev ut genom fönstret och försvann, Svezia 2013, commedia 105′) di Felix Herngren; con Robert Gustafsson, Iwar Wiklander, David Wiberg, Mia Skäringer, Jens Hultén. Dal 24 aprile in sala.

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