The Grudge 2: un’occasione mancata…

The Grudge 2 (The Grudge 2, USA, 2006) di Takashi Shimizu; con Sarah Michelle Gellar, Amber Tamblyn, Edison Chen, Arielle Kebbel, Jennifer Beals, Joanna Cassidy. Nella sua banalità, con la solita partenza da teen-movie e con i suoi dialoghi improbabili, The Grudge 2 non parte neanche male. E se vogliamo essere sinceri senza aver paura

The Grudge 2 (The Grudge 2, USA, 2006) di Takashi Shimizu; con Sarah Michelle Gellar, Amber Tamblyn, Edison Chen, Arielle Kebbel, Jennifer Beals, Joanna Cassidy.

Nella sua banalità, con la solita partenza da teen-movie e con i suoi dialoghi improbabili, The Grudge 2 non parte neanche male. E se vogliamo essere sinceri senza aver paura di passare per sempliciotti che non hanno mai visto un horror in vita loro, la pellicola ha in qualche occasione un suo valido perchè.

Shimizu non remakizza il suo Ju-On 2, ma fa iniziare la storia esattamente da dove finiva il precedente capitolo (quello sì un remake quasi identico all’originale ma senza la sua forza): Karen è in ospedale dopo aver dato fuoco alla casa maledetta dove “alloggia” il rancore di Kyoko, e Aubrey, la sorella con cui ha litigato poco tempo prima, parte per riportarla indietro in America. Da qui il solito puzzle di varie storie ad incastro, con Kyoko e la sua “parruccona” che s’allunga quando vuole e le apparizioni del bambino. Se lo guardate al buio da soli, è ovvio che la pellicola molto probabilmente avrà appunto, come si diceva prima, il suo perchè. Se lo si guarda in compagnia, allora The Grudge 2 può diventare di raro ridicolo. E’ un po’ la stessa “condanna” di molti horror contemporanei, e ognuno proverà sensazioni diverse (paura o senso del ridicolo) a seconda della situazione.
Se vogliamo quindi cercare difetti più oggettivi, allora abbiamo campo libero comunque: la pellicola nella seconda parte è noiosetta, i dialoghi non esistono e alcune scene fanno pensare subito alla parodia fatta in Scary Movie 4. E dopo tre film (non avendo visto i tv-movie diretti da Shimizu) non si sa più cosa pensare, visto che la storia è sempre quella e il copia-incolla ormai ha finito da tempo le sue sorprese. Senza contare che Kyoko viene spesso rappresentata, qui più che nei film precedenti, come Sadako/Samara, e la sensazione di dejà-vu aumenta… Comunque, non così orribile come si potesse pensare o come lo si descrive in giro, ma i difetti soffocano i pochi “pregi”: un’occasione mancata, per Shimizu, di dimostrare che anche in Usa riesce a fare il suo mestiere.

Voto Gabriele: 5

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