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Into the Storm: Recensione in Anteprima

La devastazione della natura di nuovo realtà cinematografica con Into the Storm

Era il 1996 quando Hollywood fece colpo con Twister, disaster movie diretto da Jan de Bont, sceneggiato da Michael Crichton, nominato a due Premi Oscar, interpretato da Helen Hunt, Bill Paxton e Philip Seymour Hoffman ma soprattutto in grado di incassare quasi 500 milioni di dollari worldwide dopo esserne costati poco meno di 100. Un vero e proprio classico ancora oggi ammirato con stupore per i travolgenti effetti speciali. Per oltre un decennio si è fantasticato sull’ipotesi sequel/prequel/reboot, fino all’arrivo di Into the Storm, produzione Warner Bros. costata 50 milioni con Steven Quale, regista di Final Destination 5 e Aliens of the Deep, dietro la macchina da presa.

Anche qui, come si può intuire dal titolo, si parla di devastanti tornado, con cacciatori di emozioni alle loro ‘spalle’ e gli immancabili deliri causati dalla forza della natura a fare da contorno. Rischiosa, curiosa, coraggiosa ma fallimentare la scelta di tramutare il tutto in un Found Footage, pratica in questi ultimi anni abusata soprattutto nel genere horror, perché in grado di limitare i costi e amplificare i guadagni. Peccato che nel caso di Into the Storm la trovata si sia rivelata particolarmente insensata.

Ma andiamo con ordine. Tutto avviene nel corso di una sola giornata, con la pacifica cittadina di Silverton colpita e devastata da una serie di tornado senza precedenti. Neanche a dirlo i più potenti della Storia. Se una parte dei presenti cerca riparo dalla furia del vento, i cacciatori di tornado si spingono fino al limite per ottenere la ripresa video che si presenta una volta sola nella vita. Lo sceneggiatore John Swetnam ha provato a mostrare l’intera devastazione attraverso gli occhi e le telecamere di chi ha dovuto affrontare gli uragani, tra dilettanti a caccia di emozioni, contadini coraggiosi, adolescenti senza paura e quant’altro. Tutto ciò che vediamo, in sostanza, è in stile ‘falso documentario’.

Il film di Quale non sarebbe altro che il montato delle riprese ‘amatoriali’ effettuate quel giorno, in quella città, tra quei tornado. Una forzatura che stride evidentemente con l’ansia da pericolo che solo un uragano dovrebbe sprigionare. Eppure il regista non si è mai posto il problema, con ragazzini feriti e terrorizzati che non abbandonano mai le proprie telecamerine anche se inseguiti da un bestione che vomita venti a 500 km orari. Come se la ripresa fosse tutto, dovuta, necessaria, persino dinanzi all’eventuale morte. Possibile? Certo che no. Così come appare surreale che dei telefonini possano funzionare anche se sommersi dall’acqua, per non parlare dell’interazione tra i vari personaggi, solo inizialmente ‘distanti’. Perché l’occhio del ciclone finirà per riunirli, costringendoli ad aiutarsi l’uno con l’altro, affidandosi alla bontà del genere umano. Tra una mamma scienziata che attende di riabbracciare la figlia distante 300 km, un burbero ma eroico padre finalmente vicino ai propri figli e l’apparente ‘pazzo’ di turno che finirà invece per sbalordire il mondo, sacrificando ciò a cui tiene maggiormente per pennellare tramonti futuri. Anche se la ricetta finale presentata da Quale per sconfiggere i tornado sarà un’altra. Ovvero Dio. Non la scienza, un miglioramento delle infrastrutture, una maggiore attenzione nella segnalazione del pericolo o quant’altro. Nient’affatto. Solo e soltanto Dio. A lui ci dobbiamo affidare affinché i tornado finiscano di mietere vittime.

L’intera struttura ideata da Swetnam fa acqua da tutte le parti, perché poco credibile e realmente avvincente, affondando impietosamente nella scelta del found footage. Una trovata che ha sicuramente aiutato lo studios a contenere i costi, grazie anche ad un cast di perfetti sconosciuti, in modo da poter spremere i 50 milioni a disposizione per dar vita ad effetti speciali stupefacenti. E qui, va detto, Into the Storm fa il suo. Perché la devastazione della natura è maledettamente inquietante, così come le macerie lasciate dai tornado alle proprie spalle. La ricostruzione è fascinosa e accettabile, se non fosse che il tono a tratti ‘demenziale’ e a volte gratuitamente drammatico finisca per trasformarsi in un qualcosa di involontariamente ridicolo. Con un budget maggiore e una sceneggiatura semplicemente accettabile, Into the Storm avrebbe potuto tranquillamente ‘sfidare’ l’indimenticabile Twister, vecchio ormai di 18 anni. Eppure ancora oggi insuperabile. Soprattutto dinanzi a cotanta scarsa concorrenza.

Voto di Federico: 4
Voto di Antonio: 2

Into the Storm (Usa, 2014, action) di Steven Quale; con Richard Armitage, Sarah Wayne Callies, Jeremy Sumpter, Nathan Kress, Matt Walsh, Kyle Davis, Scott Lawrence, Arlen Escarpeta, Jon Reep, Alycia Debnam-Carey, Max Deacon, Stephanie Koenig, Kim Adams, London Elise Moore, Michael Ellison, Brandon Ruiter, Chris Bellant, James Feaheny, Ralph A. Recchia, Gino Borri, Taras Los, Rick Wooley, Mary Bell, Kenneth Causey, Alexandria Gilson, Lori Jane Lamb, Alicia Kozfkay, Apollo Bacala, Christine Bell, Wayne Brinston, Ron Causey, Steven Hauptman, Pennie-Marie Hawkins, Abe Larkin, Ralph H. Meyer, Rose Anne Nepa, Terri Partyka, Nicholas Ritz, Julie Ariane Russell – uscita mercoledì 27 agosto 2014.