Dario Argento: il meglio e il peggio del “Maestro del brivido”

Dario Argento compie oggi 74 anni e Cineblog ne ripercorre la carriera sul grande schermo tra alti e bassi, capolavori memorabili e qualche passo falso.

Per i 74 anni del regista Dario Argento vi proponiamo una classifica video diversa dal consueto, diciamo meno “celebrativa” e più puntata a mostrare anche in maniera spietata come la filmografia dell’indiscusso maestro del thriller all’italiana abbia avuto i suoi alti e bassi, tra capolavori come Profondo rosso e Suspiria a passi falsi come Giallo e il recente Dracula 3D, due pellicole queste ultime che mostrano una indubbia vitalità nel cercare nuovi stimoli da parte di Argento, intento purtroppo minato da sceneggiature deboli, personaggi improbabili e sequenze che spesso scivolano nella comicità involontaria, ma andiamo con ordine e iniziamo con il capolavoro assoluto di Argento, uno dei film che hanno contribuito ad eleggerlo Maestro del brivido.

 

1. Profondo rosso (1975)

Profondo rosso rappresenta non solo il capolavoro di Argento, ma anche un film che ha portato il cinema di genere italiano ai massimi livelli internazionali.

Movimenti di macchina ricercati, una fotografia immersiva, un iconico tema musicale dei Goblin che rivaleggia a livello evocativo con quello de L’esorcista e una violenza che bucava lo schermo feroce e brutale, ma anche coreografica e capace di regalare brividi, il “giallo all’italiana” ha un nuovo maestro e l’horror contamina il genere che da quel momento avrà un nuovo imprescindibile punto di riferimento.

Note: il film chiude la fase thriller di Argento composta da L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Il gatto a nove code (1971) e 4 mosche di velluto grigio (1971) e con l’inserimento dell’elemento sovrannaturale nel plot si pongono le basi per la successiva fase horror inaugurata con Suspiria.

Scena cult: davvero difficile scegliere, ma tra le nostre preferite c’è sicuramente il flashback natalizio con il bambino (la cantilena infantile in sottofondo è geniale).

 

2. Suspiria (1977)

Suspiria con la sua fotografia dalle ricercate cromie e l’ipnotica e ansiogena colonna sonora dei Goblin segna il primo horror puro a tema sovrannaturale di Dario Argento.

Il thriller e l’omicidio coregrafico al servizio di un plot in cui sovrannaturale e stregoneria sono magistralmente messi in scena in una moderna Friburgo, in cui l’orrore incombente si respira sin dalla sequenza d’apertura con la corsa in taxi della protagonista sotto un nubifragio; scena magistralmente fotografata e soprattutto musicata, è come se la protagonista uscendo dall’aereoporto varcasse la soglia di un’altra dimensione con l’orrore percepito in superficie che lentamente si fa strada scandito in un ansiogeno crescendo dal tema musicale dei Goblin.

Note: Il film ispirato al romanzo “Suspiria De Profundis” di Thomas de Quincey è il primo capitolo della trilogia delle tre madri ed ha avuto due sequel, il suggestivo Inferno (1980) e La terza madre (2007), quest’ultimo film non all’altezza dei predecessori e secondo noi decisamente fuori tempo massimo.

Note: Daria Nicolodi, compagna di Dario Argento, era stata la prima scelta del regista per il ruolo di Sara; un incidente però la tenne bloccata per lungo tempo e il ruolo andò a Stefania Casini.

Scena cult: Jessica Harper cammina lungo uno dei corridoi della scuola di danza e comincia ad avvertire una sensazione di malessere, anche in questo caso la cantilenante musica dei Goblin in crescendo insieme a fotografia e scenografia regalano alla sequenza un’atmosfera disturbante che trasmette alla perfezione il malessere crescente della protagonista.

 

3. Phenomena (1985)

Phenomena è un film in cui si percepisce dall’inizio alla fine una suggestiva atmosfera sospesa amplificata ove necessario dalle musiche dei Goblin (in particolare le tracce “Phenomena” e “Sleepwaking”). E’ come se la protagonista Jennifer Connelly stesse vivendo in uno stato onirico perennemente sospeso tra realtà e sogno che da fascinoso, diventa prima inquìetante per poi sfociare nel puro orrore con una efferata baldoria gore finale con tanto di mostruoso freak.

Scena cult: la caduta di Jennifer Connelly nella fossa colma di resti umani e liquami da decomposizione, Argento ammicca alla scena della piscina vista nel Poltergeist di Tobe Hooper e abbassa il livello di tollerabilità con inquadrature strette e particolari che lasciano il segno e trasmettono appieno la mortifera e putrescente esperienza vissuta dalla protagonista.

 

4. Opera (1987)

Opera è un film che include in sé tutta la tecnica magistrale di Argento e l’impronta thriller che avevano connotato Profondo rosso. Il film ha uno spessore visivo davvero notevole in cui si colgono suggestioni oniriche e un gusto voyeurìstico per l’omicidio brutale e ricercato, un film che si può senz’altro annoverare tra i più riusciti del regista.

Note: la pellicola fu girata fra Lugano, Svizzera, Parma (dove è situato il Teatro Regio) e Roma. La protagonista del film doveva essere Giuliana De Sio, poi sostituita per scelta di Argento e lo sceneggiatore Ferrini da Cristina Marsillach.

Scena cult: ne segnaliamo due, la prima quella della pallottola che trapassa lo spioncino della porta per il mix di creatività e tecnica; la seconda invece per l’alto tasso di gore e violenza, si tratta di uno degli omicidi che la protagonista è costretta a guardare a causa degli ormai famigerati aghi posti sotto gli occhi onde impedirle di distogliere lo sguardo. La scena vede coinvolti un pugnale, un giovane ragazzo e la sua carotide.

 

5. Trauma (1993)

Segnaliamo Trauma come pellicola spartiacque che ha la duplice peculiarità di precedere l’inizio del declino di Argento e l’inizio di una prolifica collaborazione del regista con la figlia Asia.

In Trauma la recitazione di Asia Argento è secondo noi troppo acerba e sembra funzionare molto meglio nella versione originale che in quella doppiata, anche se l’approccio prettamente fisico ed empatico al ruolo di una ragazza con gravi disturbi alimentari è degno di nota.

Punti di forza del film la sinuosa macchina da presa di Argento, la performance di una straniata Piper Laurie e la colonna sonora hitchcockiana di Pino Donaggio.

Note: Per il ruolo di Grace Harrington fu inizialmente presa in considerazione Bridget Fonda.

Scena cult: segnaliamo le sequenze dei flashback, la decapitazione e la scena della sala parto.

 

6. Non ho sonno (2001)

In questo film Argento si adagia su stereotipi che ne hanno decretato il successo, ma il film sonnecchia e la trama diventa sin troppo intricata, ma il problema vero è la sequenza finale con una recitazione troppo enfatica con pericolose virate nella comicità involontaria, ma purtroppo questo è un problema che affligge diverse produzioni italiane e a cui forse siamo sin troppo abituati.

Note: “La Filastrocca del Fattore” usata nel film è stata scritta da Asia Argento.

 

7. Giallo (2009)

Dario Argento con Giallo sembra quasi non rendersi conto dello scorrere del tempo e della platea di spettatori ormai sin troppo avvezzi al genere, si tratta lo spettatore come un bambino alle prime armi, si spiattella sin dai primi minuti identità e motivazioni del serial killer di turno che sfodera un make-up palesemente posticcio e grottesco che influisce in negativo sulla caratterizzazione dell’attore, per forza di cose sopra le righe.

Adrien Brody si trova a caratterizzare una personalità infantile deviata e un’infanzia traumatica poco approfondite, un’occasione persa per il regista per sbizzarirsi e creare un adeguato microcosmo disturbato e straniante in cui calare il personaggio.

Punto di forza del film il cast con il citato Adrien Brody decisamente più in parte nei panni di Enzo Avolfi che in quelli del killer, la sempre fascinosa Emanuelle Seigner e un’efficace Elisa Pataki, nei panni della modella di turno rapita e torturata.

Il film si poggia su un percorso investigativo traballante, basta vedere come si scopre che il killer soffre di ittero (!!!) o assistere impotenti ad una improbabile scena in cui l’ispettore si lascia scappare il killer all’interno di un ospedale, per non parlare del finale tirato via con un lieto fine solo suggerito, invece stendiamo un velo pietoso sul nome anagrammato di Adrien Brody alias Byron Deidra nei titoli di coda.

 

8. Dracula 3D (2012)

Argento decide di adattare il Dracula di Bram Stoker consapevole di doversi confrontare con classici come il Nosferatu di Herzog e il Dracula di Coppola, ma il regista schiva con arguzia imbarazzanti confronti e ammicca alla serie di horror che la britannica Hammer Films girò con Christopher Lee.

Purtroppo il Dracula di Argento soffre di una recitazione che definire enfatica è un eufemismo, di effetti visivi posticci e inadeguati e ci sono sequenze che sfiorano la comicità involontaria ad esempio prendiamo l’incontro nella cripta tra la vampira Lucy di Asia Argento e il Van Helsing di Rutger Hauer, lei che annusa l’aria come se fosse accaduto l’irreparabile, lui con gli zeppetti incrociati che gli intima “ritorna da dove venisti!”, in questa scena c’è tutta l’inadeguatezza di un film di fronte ad un’opera leggendaria, se poi ci mettiamo anche una mantide religiosa gigante sembra chiaro che si è persa un po’ per strada la percezione in fase di riprese di ciò che poi accadrà su schermo.

 

 

 

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