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Necropolis – La città dei morti: recensione dell’horror found footage

Il regista John Erick Dowdle torna al found footage dopo il remake horror “Quarantena” e ci porta negli oscuri meandri della necropoli parigina dove si cela una porta per gli inferi.

Ancora un found footage che va ad affollare un panorama horror ormai saturo del formato che se da un parte sembra voler assurgere a genere vero e proprio, dall’altra spesso e volentieri mette in luce una sconfortante pochezza creativa e un reiterato e furbo puntare a far cassa con il minimo dispiego di mezzi.

Per fortuna nel marasma di pellicole mediocri che il formato ci propina ogni tanto fa capolino qualche titolo godibile e il film dei fratelli Dowdle (John Erick regista e Drew co-sceneggiatore) è uno di quelli, certo quella a cui ci siamo trovati di fronte non è una pellicola memorabile pronta a scardinare i cliché del genere, ma regala spunti interessanti e una delle location più intriganti ed immersive che il formato ci ha regalato sino ad ora.

Il film si apre in Iran dove la coraggiosa e un po’ sventata Scarlett, interpretata da un’intensa Perdita Weeks, scopre la “Stele di Rosetta” degli alchimisti che le permetterà di seguire le orme del padre alla ricerca della leggendaria Pietra filosofale che si scoprirà sita sotto le strade di Parigi, dove si snodano miglia di tortuose catacombe che formano la più grande necropoli del mondo.

Scarlett per raggiungere l’impervia location organizzerà un team di esploratori che includerà il suo riluttante ex ragazzo George (Ben Feldman), l’amico e cameraman Benji (Edwin Hodge) e un terzetto di “guide” locali guidate dall’eccentrico Papillon (François Civil), ma quello che incontreranno lungo la strada per raggiungere il cuore della necropoli andrà ben oltre ogni immaginazione e li porterà a toccare con mano una infernale dimensione ultraterrena.

Necropolis la città dei morti (titolo originale “As Above, So Below”) si rivela un buon thriller-horror a sfondo sovrannaturale che gioca con alchimia, archeologia urbana e una digressione psicologica che amplifica e materializza paure e sensi di colpa, un approccio che già avevamo apprezzato in film come Linea mortale e Punto di non ritorno e che in questo caso diventa un viaggio verso gli inferi in cui ognuno dei protagonisti, messi di fronte al proprio doloroso passato, dovranno decidere se sfuggirgli o affrontarlo decidendo così anche come sarà il loro personale inferno.

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John Erick Dowdle dimostra di conoscere bene il mezzo, se in alcuni casi il formato found footage ha la capacità di mettere in risalto le lacune di chi sta dietro la macchina da presa, in questo caso invece dimostra l’indubbia capacità del regista di mantenere sempre il controllo sul mezzo anche nei momenti più concitati, dando allo spettatore una visione il più possibile chiara di ciò che accade su schermo senza creare una voluta confusione visiva che spesso affligge i film girati in questo formato.

Necropolis – La città dei morti non manca però delle consuete ingenuità tipiche del found footage, vedi alcune scene in cui si scivola inevitabilmente nella comicità involontaria e il dover creare giocoforza una dimensione ultraterrena sin troppo terrena e tangibile, ma queste pecche si rivelano minori rispetto alla messinscena nel suo complesso e non inficiano un film che riesce a sfruttare a dovere una location che si rivela a livello tensivo una vera manna dal cielo e un formato che ormai ha perso inevitabilmente di appeal ed efficacia dopo l’uscita di Rec, Paranormal Activity e di un esercito di mediocri epigoni.

Voto di Pietro: 6

Necropolis – la città dei morti (Horror / USA 2014). Un film di John Erick Dowdle. Con Ben Feldman, Edwin Hodge, Perdita Weeks, James Pasierbowicz. Al cinema dall’11 settembre 2014.

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