Il Mio Amico Nanuk: l'avventura artica di un ragazzino e un cucciolo di orso

L'avventura Artica di un ragazzo, un cucciolo di orso e una grande amicizia, al cinema con Il Mio Amico Nanuk, dal 13 novembre 2014.

Mentre il fragile ecosistema Artico mette a rischio la sopravvivenza della sua flora e fauna che dipende dal ghiaccio, alla velocità con la quale questo si scioglie, un ragazzino, un cucciolo d'orso bianco e l'avventura di una grande amicizia arrivano sul grande schermo con "Il Mio Amico Nanuk" (Midnight Sun), diretto da Roger Spottiswoode e Brando Quilici, degno figlio del grande documentarista Folco Quilici, oltre che produttore e regista delle sequenze artiche del film.

L'appassionante viaggio di crescita e formazione intrapreso dal quattordicenne Luke (Dakota Goyo) nei territori ostili dell’estremo nord, per riportare il cucciolo di orso Nanuk dalla madre, spintasi troppo vicino agli insediamenti umani, come purtroppo accade sempre più frequentemente.

«Negli ultimi anni, a causa del riscaldamento globale, gli orsi polari e i loro cuccioli si spingono fino ai villaggi dell’Artico, alla disperata ricerca di cibo. Le indagini ci dicono che il calo della popolazione degli orsi polari è direttamente collegato allo scioglimento dei ghiacci nelle baie di Hudson e di Baffin, gli animali si spingono verso la terra, sempre più vicini agli insediamenti umani, con i risultati che conosciamo». - Brando Quilici

Un'avventura rischiosa, iniziata con l'aiuto dell'esperta guida Inuit Muktuk (Goran Visnjic), sino a quando una tempesta e il crollo di giganteschi ammassi di ghiaccio li divide, e Luke con il cucciolo rimasti da soli dovranno affrontare branchi di orsi polari, iceberg giganti, decisioni difficili e una violenta tempesta.

La medesima avventura irta di ostacoli toccata a Brando Quilici, forte delle 13 puntate della serie tv realizzata nell’Artico Canadese per Discovery Channel ed un budget di 18 milioni di dollari, dovendo girare sui ghiacci del circolo polare, tra la Baia di Hudson, l’Isola di Baffin, e le isole di Svalbard, e soprattutto trovare, addestrare e gestire un cucciolo di orso adatto.

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Nell’arco dei 32 giorni di riprese, nel villaggio di Churchill, sulla baia di Hudson e a nord delle isole norvegesi Svalbard, Nanuk cresceva a vista d’occhio, all’inizio pesava 22 chili e beveva solo latte, due mesi dopo era arrivato a quota 37 e si nutriva di salmone, ma soprattutto, diventando un orso adulto, acquistava sempre di più il carattere di predatore, tipico della sua specie: «L’unico a poterlo avvicinare era Dakota». Ad aprile, a causa di una tempesta di ghiaccio, la troupe del «Mio amico Nanuk» è rimasta chiusa nelle tende per una decina di giorni, fuori la visibilità era azzerata e i crepacci si moltiplicavano: «Esistono ancora 15mila orsi polari, se la banchina continua a sciogliersi ai ritmi attuali diventeranno 6mila. Il mondo moderno sta prendendo il sopravvento sulle regioni polari, mi auguro che questa storia contribuisca a far sapere che lassù, nel Grande Nord, c’è un mondo da proteggere e far conoscere».

il mio amico nanuk -poster

Un anno di sviluppo ed un anno di riprese per una coproduzione internazionale tra Italia, Canada e U.S.A che coinvolge Imagenation Abu Dhabi FZ, Media Max Productions e Hyde Park Entertainment che lo ha distribuito in tutto il mondo, mentre arriva in Italia con Medusa.

Un grande progetto che guarda all'ambiente, dal 14 ottobre in libreria con la storia del film ampliata da Quilici ed edita con il titolo omonimo da Sperling & Kupfe, dal 13 novembre al cinema con il film, appena presentato con un evento speciale al Festival di Roma nella sezione Alice nella città.

«Esistono ancora 15mila orsi polari, se la banchina continua a sciogliersi ai ritmi attuali diventeranno 6mila. Il mondo moderno sta prendendo il sopravvento sulle regioni polari, mi auguro che questa storia contribuisca a far sapere che lassù, nel Grande Nord, c’è un mondo da proteggere e far conoscere» - Brando Quilici

 

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