Gemma Bovery: recensione in anteprima del film d'apertura di Torino 2014

Torino Film Festival 2014: Gemma Bovery di Anne Fontaine apre la rassegna in modo gradevole. Un film leggero e un po' per signore, ma con spunti di riflessione decisamente interessanti (e non solo meta-teatrali). Con una bellissima Gemma Arterton.


Joubert era convinto 7 anni fa, quando aveva deciso di andare a vivere in Normandia, di trovare "equilibrio e serenità". Una vita a cui ogni francese bene o male aspira. Ma anni dopo quell'aspettativa di stile di vita l'arrivo inaspettato di Gemma lo mette su un altro binario. "Equilibrio e serenità un corno!", dice rivolgendosi agli spettatori all'inizio del film: e di equilibrio se ne vede pochino nella sua vita di oggi, figurarsi la serenità!

Nel suo paesino vive la vita ordinaria di tutti i giorni. Vive con una moglie, con la quale però l'attrazione sessuale è svanita da un po' (precisamente 10 anni, ci par di capire a un certo punto della pellicola), e un figlio che non dà certo molte soddisfazioni a scuola. Fa il panettiere, e ogni mattina prepara tutti i diversi tipi di pane possibili per i suoi clienti. Finché appunto non arrivano i nuovi vicini di casa, gli inglesi Bovery.

A Joubert, appassionato di Flaubert e di Madame Bovery, non sembra vero: ha una Bovery come vicina di casa. Per di più bellissima. La conoscenza all'inizio è un po' faticosa, causa soprattutto la lingua, però procede anche grazie all'aiuto dei reciproci cani, che si inseguono e costringono i padroni a passare i primi momenti assieme. Poi però Joubert nota che per davvero la vita di Gemma sembra seguire passo passo quella della Emma di Flaubert...

Affidandosi alla graphic novel di Posy Simmonds, che abbiamo già visto al cinema grazie a Stephen Frears e il suo Tamara Drewe, Anne Fontaine scrive (assieme a Pascal Bonitzer) e dirige un film che fa del meta-teatro il suo perno. Il risultato è un film leggero che parte come una commedia e man mano si fa più ossessivo, senza però andarci giù pesante: si tratta pur sempre di un film per signore (in cui il sesso si fa rigorosamente in reggiseno).

Gemma Bovery recensione

Però qualche spunto interessante ce l'ha questo Gemma Bovery, ammettiamolo. E va al di là dell'ovvio paragone tra trama e testo teatrale d'origine. Cos'è che fa in fondo Joubert se non idealizzare e divinizzare la persona "amata"? Questo poi porta ad un processo più complesso della gelosia (dovuta agli amanti della ragazza): l'uomo comincia a pensare di sapere come andranno le cose, ma quello che lui crede di poter prevedere è solo una storia comune già vista altrove.

Una storia vista magari in un film, o meglio in un libro: che a sua volta si è nutrito di vita reale. Un corto circuito niente male che riporta tutto il discorso ai personaggi: altro che meta-teatro! Gemma è sì "costruita" nella mente di Joubert come l'archetipo della donna che s'innamora e viene sempre delusa (come M. Bovery), ma viene delusa per davvero, e ad un certo punto il suo dolore e la sua delusione (dovuta sempre a causa degli uomini, nota bene) diventano davvero palpabili anche per lo spettatore.

E quando Gemma telefona al marito Charlie che è a Londra dopo che i due avevano deciso di non stare assieme per un po', vedi lo sguardo felice di lui e non puoi non pensare a che film si sia fatto in testa durante i giorni in cui non visto la moglie. In fondo ognuno crede di essere un po' il regista della sua vita e delle vite altrui, riuscendo a capire così bene psicologie e comportamenti da poter anticipare le mosse o comunque darle per scontate. Non è sempre così.

Gemma Bovery resta un film leggero e gradevole, con una sceneggiatura che pare un po' incartarsi e andare per le lunghe. Ma un colpo di teatro beffardo e una chiusa niente male rimettono tutto in carreggiata. Infine c'è pure una piccola parte per Edith Scob. E Gemma Arterton e Niels Schneider sono davvero la coppia più bella del mondo.

Voto di Gabriele: 7

Gemma Bovery (Francia 2014, commedia 99') di Anne Fontaine; con Fabrice Luchini, Gemma Arterton, Jason Flemyng, Isabelle Candelier. Prossimamente in sala grazie a Officine Ubu.

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