Hannibal Lecter: le origini di quel male che ci affascina

Hannibal Lecter – Le origini del male (Hannibal Rising, Francia/Gran Bretagna/USA, 2007) di Peter Webber; con Gaspard Ulliel, Rhys Ifans, Gong Li, Dominic West, Kevin McKidd.Lituania, 1944. Un bambino con una catena al collo cammina lentamente sulla neve; è affaticato, sporco, e non si regge quasi più in piedi. Alcuni anni dopo quel bambino è

Hannibal Lecter – Le origini del male (Hannibal Rising, Francia/Gran Bretagna/USA, 2007) di Peter Webber; con Gaspard Ulliel, Rhys Ifans, Gong Li, Dominic West, Kevin McKidd.

Lituania, 1944. Un bambino con una catena al collo cammina lentamente sulla neve; è affaticato, sporco, e non si regge quasi più in piedi. Alcuni anni dopo quel bambino è cresciuto, e dopo aver vissuto in un riformatorio (in realtà allestito proprio all’interno del castello dove da piccolo viveva coi genitori) riesce a scappare e ad andare dall’unica parente che le è rimasta, la moglie dello zio. E cercherà di ricordare, anche se è difficile e doloroso.

Il castello metaforico della memoria di Hannibal Lecter inizia qui, in questo Le origini del male. Che prima di essere un male fisico e, non a caso, cannibale, è un male che parte dall’interno, conseguenza di traumi e tragedie assolutamente terra a terra. Dopo quattro film, è la prima volta che seguiamo minuto per minuto le gesta di Hannibal, perchè neanche nel film di Ridley Scott la macchina da presa non riusciva a staccarsi da lui, concentrata ancora sui drammi e sulle paure di Clarice Starling. Ci sarebbe da obiettare che alla fine quella ventina di minuti scarsa de Il silenzio degli innocenti, la sequenza memorabile e straordinaria nel carcere ed infine nell’ambulanza, valgono più di decine di prequel, ma, così com’è, il film di Peter Webber è un thriller riuscito. E la prima scommessa la vince Gaspard Ulliel, bello ed a tratti davvero inquietante, quasi vampiresco quando si presenta a casa di uno degli assassini della sorellina Mischa con un bicchiere di vino in mano.
Ma la scommessa più importante la vincono Dino De Laurentiis e il regista: il film non solo evita, a volte però sfiorandolo per bene, il ridicolo, ma è innanzitutto superiore al libro da cui è tratto, evidentemente scritto troppo in fretta e senza troppe idee. E Hannibal Lecter – Le origini del male ha il coraggio comunque di affondare le mani nel sangue (quasi d’obbligo comunque per un film che alla fine dovrebbe avere, per attirare il pubblico, scene forti), ha un buon ritmo e non lascia da parte la tensione. Ed aiutato da una bella fotografia e dalle ottime ambientazioni risulta ancora più piacevole. In parte Gong Li, che si sforza davvero di evitare che il suo personaggio, Lady Murasaki, resti una macchietta tutta tradizioni orientali e poesie, e soffre e cerca di trattenere, senza riuscirci, le lacrime.
Ma la cosa che alla fine non si scorda è un’altra, ed è la ragione che farà sì che Hannibal sia diventato quello che è: quell’urlo, che la memoria non solo non ha mai sotterrato ma che ora ha liberato per sempre. L’urlo di una bambina che avrebbe conosciuto per prima in tutta questa storia l’orrore, l’urlo di un’innocente che avrebbe iniziato il suo silenzio: “Hannibal! Hannibal!”.

Voto Gabriele: 7
Voto Federico: 6

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