• Film

Italiano Medio di Maccio Capatonda: Recensione in Anteprima

Tratto da una storia Finta, arriva in sala Italiano Medio di Maccio Capatonda

Dopo aver fatto centro con Checco Zalone e il duo Ficarra&Picone, in casa Medusa hanno deciso di puntare su un altro volto ‘televisivo’ per sfondare al cinema e far cassa al botteghino. Maccio Capatonda, al secolo Marcello Macchia, 10 anni fa esploso sul piccolo schermo grazie alla Gialappa’s Band e in poco tempo diventato personaggio di culto tra i cinefili d’Italia. I suoi trailer parodistici conditi da esilaranti giochi di parole e non-sense sono immediatamente diventati gioielli del web, lanciandone la carriera anche in qualità di autore e regista. Nel 2013 comparso nel palinsesto di MTV con la serie Mario, Capatonda sbarca ora sul grande schermo con l’impresa più attesa e ardua. Il lungometraggio.

Da lui scritto, diretto e interpretato, Italiano Medio nasce da un finto trailer pubblicato on line nel 2013 dallo stesso Maccio, chiamato a parodizzare Limitless di Neil Burger, poi letteralmente saccheggiato da Luc Besson con Lucy. In quei 130 secondi Capatonda indossava gli abiti e il parrucchino di un uomo intelligente e dalla vita brillante, con un occhio di riguardo per l’economia del Paese e un impegno sociale, fino a quando una pillola non gli stravolge la vita. Da quella semplice e geniale idea ne è nato un film da 100 minuti, da sintetizzare con una breve ma incisiva domanda: cosa riusciresti a fare con il 2% del tuo cervello?

Protagonista della pellicola è infatti Giulio Verme, ambientalista convinto in crisi depressiva perché circondato da idioti, tanto dall’essere avvilito e frustrato. Alla soglia dei 40 anni Verme si ritrova a fare la ‘differenziata’ in un centro di smistamento rifiuti alla periferia di Milano, ed è quasi del tutto incapace di interagire con chi lo circonda, dai colleghi di lavoro che scureggiano a più non posso ai vicini che vivono solo e soltanto per i reality show, passando per la famiglia ignorante e teledipendente e Franca, compagna di una vita che sembrerebbe essersi stancata di un uomo tanto ‘arrabbiato’ eppure passivo nell’affrontare ciò che più gli sta a cuore. L’ambiente.

Tutto cambia quando Giulio incontra Alfonzo, un suo vecchio e odiato amico di scuola che gli propone un clamoroso rimedio per tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che gli farà usare solo il 2% del proprio cervello anziché il 20%, da lui abbondantemente sfruttato 24 ore su 24. Ciò che ne uscirà fuori sarà un mostro, un Verme diverso, troglodita, idiota, sessuomane, delinquente e ossessionato dalla fama, bugiardo e vizioso, volgare e menefreghista. Ovvero l’italiano medio.

Passare dagli sketch di 120/240 secondi ad un film di 100 minuti. Se non è un’impresa poco ci manca, eppure questo hanno provato a fare Lotus Production e Medusa Film, spremendo le capacità demenziali e le cine-citazioni di un 36enne cinefilo (occhio ai titoli omaggiati) laureatosi in tecniche pubblicitaria nel 2001, qui innegabilmente ritrovatosi in un ambiente esageratamente vasto per i propri standard narrativi. Anche se impreziosito da trovate autenticamente geniali (Via del tutto Eccezionale) ed esilaranti (tratto da una storia falsa), partendo da quei meravigliosi titoli di testa che fanno subito ingranare la marcia all’intera operazione, Italiano Medio paga lo scotto dell’allungamento estremo, della forzata evoluzione che ha portato brevi gag comiche a trasformarsi in scene ad incastro all’interno di uno script di 100 pagine, per forza di cose ridonandate e spesso piatto nel riprendere fiato tra una follia non-sense e l’altra. Capatonda, che ha pennellato i tratti di un ‘italiano medio’ spaventoso nel suo essere truzzo, ignorante, mediaticamente facilmente manipolabile, fondato sull’illegalità lampante, il lusso ostentato e cafone, ha pagato dazio dinanzi alla fluidità dell’opera, letteralmente tirata per i capelli assurdità dopo assurdità, trasformazione dopo trasformazione. Perché Giulio, combattuto tra due facce dello stesso Italiano, ovvero quello estremista nel suo essere culturalmente e socialmente superiore e quello drammaticamente imbecille cresciuto a pane e televisione, vivrà una costante lotta interiore tra due ‘io’, da dover possibilmente bilanciare prima di impazzire definitivamente.

Cambiamenti di personalità che verranno evidenziati dalla fotografia di Massimo Schiavon, cupa e grigia per il Verme ‘vegano’, accesa e colorata per quello il cui grido di battaglia è ‘scopare’, con un cast di contorno perfettamente ‘capatondiano’. Immancabile Herbert Ballerina, ovvero Luigi Luciano, chiamato ad interpretare ben 3 personaggi; straordinario Franco Mari, ovvero Rupert Sciamenna, da Maccio ribattezzato “il Briatore dell’Idroscalo”, con capello fucsia e impero immobiliare alle proprie spalle. Tra i camei, invece, si fanno notare Raul Cremona, lo Zoo di 105, Andrea Scanzi, Pierluigi Pardo e quel genio assoluto di Nino Frassica, neanche a dirlo maestro dei maestri del regista in quanto Re incontrastato del non-sense italico.

Applaudito l’intento di fondo, ovvero rimarcare i difetti inaffondabili di un Paese intero e soprattutto di chi lo abita, ovvero noi italiani, mediocremente tristi nell’accettare orrori quotidiani di tipo sociale, politico, culturale, comportamentale e istituzionale perché ormai completamente assorbiti da esso, l’opera prima di Capatonda inciampa nel mancato equilibrio di scrittura, da affinare solo e soltanto con tempo ed esperienze messe in cascina. Ma certo è che Maccio, soprattutto con alcuni terrificanti e per questo meravigliosi spunti che ahinoi caratterizzano appieno l’Italia di oggi, televisiva e non (chissà se un giorno vedremo la ‘prova pippotto’ tra le tappe di un reality), strappa sane risate e smuove profonde ma solo apparentemente flebili riflessioni. Se non fosse che il tutto, sbrodolato e ripetuto tra un ‘e che pene’ e uno ‘scopare!’, finisca inevitabilmente per diluirsi.

Voto di Federico: 5+
Italiano Medio (Italia, 2015, commedia) di Maccio Capatonda; con Maccio Capatonda (Marcello Macchia), Herbert Ballerina (Luigi Luciano), Lavinia Longhi, Barbara Tabita, Rupert Sciamenna (Franco Mari), Gabriella Franchini, Francesco Sblendorio, Rodolfo D’Andrea, Matteo Bassofin, Anna Pannocchia (Adelaide Manselli), Ivo Avido (Enrico Venti) e con la partecipazione di Nino Frassica – uscita in sala 29 gennaio

I Video di Cineblog