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Non Sposate le mie Figlie – Recensione in Anteprima

Dopo lo storico boom di incassi in Francia e in Germania, arriva anche in Italia la commedia Non Sposate le mie Figlie

104,659,347 dollari, ovvero circa 89 milioni di euro, e ben 12 milioni di spettatori paganti, in un Paese che ha circa 64 milioni di abitanti. Questi sono gli spaventosi numeri portati a casa da Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?, commedia francese campione d’incassi nel 2014 e ora in arrivo in Italia, il prossimo 5 febbraio, con il titolo Non Sposate le mie Figlie. Scritta e diretta da Philippe de Chauveron, la pellicola è riuscita a far furore anche all’estero, con 30 milioni di euro incassati solo in Germania.

Dopo i boom di Giù al Nord (193,764,365 dollari nel 2008) e Quasi Amici (166,126,377 dollari nel 2011), l’Industria cinematografica transalpina ha decisamente capito quale strada far intraprendere alle proprie commedie per sbancare i box office. Quella della globalizzazione, della Francia sempre più multietnica, tra etnie e religioni differenti che si incontrano e si scontrano all’ombra della Torre Eiffel. Perché dopo i cliché territoriali di Dany Boon e la strana coppia portata in sala da Olivier Nakache e Éric Toledano, de Chauveron è andato ben oltre imboccando l’eccesso di genere all’interno di una famiglia decisamente ‘particolare’.

Claude e Marie Verneuil sono una coppia borghese, cattolica e conservatrice della provincia francese. I due hanno cresciuto e coccolato quattro splendide figlie, sognando per loro 4 matrimoni felici e appaganti. Peccato che i principi di tolleranza, integrazione e apertura insegnati loro abbiano in qualche modo segnato il proprio destino. E non una, bensì 4 volte. Questo perché dopo la primogenita, sposa di un musulmano, anche le altre hanno seguito il suo esempio. La seconda figlia con un ebreo, la terza con un cinese e la quarta, la più piccola e l’ultima a cui gli sfiancati genitori erano pronti ad aggrapparsi, con un bravo cattolico… di colore.

Ridere snocciolando stereotipi razzisti e culturali, cavalcando il politicamente scorretto religioso e sociale. Questo ha pennellato per 95 minuti de Chauveron, padre di una commedia facilmente esportabile, e non a caso di successo anche fuori dai confini nazionali, proprio grazie alla multietnicità che ha ormai coinvolto l’Europa tutta. Prendendo abbondantemente la strada della farsa, tra banali imprevisti, litigi solo parzialmente divertenti e matrimoni misti, Non Sposate le mie Figlie non ha fatto altro che ‘ampliare’ quel capolavoro che nel 1967 fece vincere il 2° Oscar (su 4) a Katharine Hepburn, ‘Indovina chi viene a Cena?‘. Perché sarà proprio il 4° matrimonio, quello tra la figlia più piccola e il ‘nero’ Charles, a sconvolgere la già traballante armonia famigliare. Ma il regista, in questo caso, ha ‘sdoppiato’ il punto di vista razzista allargandolo anche alla famiglia africana di lui, prevenuta nei confronti dei bianchi, dando vita all’ovvio scontro tra civiltà che esploderà a pochi giorni dal ricevimento di nozze.

Protagonisti assoluti i due genitori ‘francesi’ e solo apparentemente tolleranti, perché quando il diverso ti entra in casa tutto cambia, ovvero Christian Clavier e Chantal Lauby, con Frédérique Bel, Elodie Fontan, Julia Piaton ed Emilie Caen negli abiti delle 4 figlie. Particolarmente fastidiosa la rappresentazione dei 3 generi, inizialmente rivoltosi l’uno contro l’altro ma alla fine ‘alleati’ per evitare il 4° distruttivo matrimonio, in un crescendo di provocazioni religiose, sessiste e razziste che alla lunga stanca, e raramente diverte, perché abbondantemente scontate e simili tra loro. Il film ingrana la marcia solo e soltanto quando saranno i due padri degli sposi, il bianco ‘gaullista’ e l’africano ‘razzista’, a doversi sopportare, tanto da dover dar vita ad un’inimmaginabile ‘alleanza’ per rendere felici i rispettivi figli.

Philippe de Chauveron, e qui si spiega il successo spropositato, sinceramente immeritato ed eccessivo del film, non ha fatto altro che porre l’accento sulla parte intollerante che alberga in ognuno di noi, ironizzando sulle paure, sui preconcetti e sui cliché che da sempre coinvolgono chi viene considerato ‘straniero’, anche se del nostro stesso Paese ma con colore della pelle, lineamenti o alberi genealogici differenti. Riempito il calderone delle diversità, omosessuali stranamenti esclusi, il regista ha così diretto con il pilota automatico una commedia registicamente patinata e dall’impianto tecnico tendenzialmente televisiva, smascherando l’ipocrisia media nell’ambito dell’accettazione altrui, esplicitata solo e soltanto in pubblico per poi cambiare faccia in privato. Un’operazione furba che ha dato i suoi incredibili frutti, ammorbidendo un Paese, la Francia di ‘Je suis Charlie’ e degli attacchi terroristici di radice islamica, che nella vita di tutti i giorni guarda con paura allo ‘straniero transalpino’ per poi riderne al buio di una sala, fingendosi tollerante per almeno 95 minuti.

Voto di Federico: 5.5

Non Sposate le mie Figlie! (commedia, Francia, 2014, Qu’est ce-qu’on a fait au bon Dieu?) di Philippe de Chauveron; con Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau, Noom Diawara, Frédérique Bel, Julia Piaton, Emilie Caen, Elodie Fontan, Pascal N’zonzi, Salimata Kamate – uscita giovedì 5 febbraio 2015.

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