Gone with the Bullets: recensione in anteprima del film in concorso a Berlino 2015

Festival di Berlino 2015: dopo il precedente Let the Bullets Fly torna Jiang Wen con l´ambizioso Gone with the Bullets, folle e stratificato omaggio al cinema e radiografia di un periodo storico di Shanghai. Ma è un´opera che lascia completamente distanti. In concorso.

Shanghai, anni 20. Ma Zouri, ex-aristocratico che si è dato alla truffa, è in combutta col poliziotto 'Bruni' Xiang Feitan. Agendo per conto del playboy Wu-Seven, ricicla denaro. Una delle loro attività è quella di organizzare una enorme gara di bellezza su scala mondiale alla quale sono invitate le elite di tutti i paesi. Ma una vittoria inaspetta scatena degli eventi che nessuno poteva prevedere...

Raccontata così la trama di Gone with the Bullets sembra pure facile e lineare, ma credeteci: non è cosí. Per i primi 90 minuti (su due ore di film), del nuovo film di Jiang Wen non si capisce nulla, e mica perché siamo in territorio hard-boiled o chissà cosa. Torna sui territori del precedente Let the Bullets Fly, primo capitolo della cosiddetta ´trilogia Bullet´, ma questa volta al regista di Hong Kong sfugge la mano.

Si sposta dalla provincia alla grande città, Shanghai, in una delle sue epoche più tumultuose. Così facendo il suo stile si fa ancora più grande, opulento e kitsch. Provate a immaginare Baz Luhrmann completamente fuori di testa e lasciato a briglie sciolte: otterrete così almeno solo la prima, lunghissima sequenza di Gone with the Bullets.

Il contest di bellezza è tutto girato su un glorioso palcoscenico dove si alternano bellezze da ogni parte del mondo, momenti musicali, battute dei presentatori, e chi più che ha più ne metta. La matrice è davvero quella del cinema in grande e musicale del regista di Moulin Rouge, con fuochi d´artificio, luci, musica altissima, coreografie e tutto quel che potete immaginare. Lo spettatore è già stordito.

Gone with the Bullets

Siamo solo a una ventina di minuti dall´inizio. Poi c´è un´altra scena altrettanto lunga in cui si inizia seriamente a pensare che Jiang Wen abbia preso qualche sostanza non molto legale. In effetti poi si scopre che i protagonisti, che hanno vissuto letteralmente un trippone guidando in auto per le vie di Shanghai tentando persino di arrivare sulla Luna (!), qualche droga l´hanno presa. Ma ormai ci si inizia a infastidire.

A questo punto parte il momento più noir, se così si può dire, del film, in quanto avviene un presunto omicidio e si inizia a indagare su Ma Zouri, interpretato dallo stesso regista. La vicenda è ispirata a un vero caso di cronaca avvenuto quegli anni nella capitale di Hong Kong, in cui un uomo aveva architettato l´uccisione di una prostituta. Da quel fatto era poi partita una serie di eventi clamorosi che avevano persino portato a quello che si pensa essere il primo lungometraggio cinese.

È solo uno dei tanti riferimenti storici del film, ma a questo punto davvero c´è già stata la selezione naturale del pubblico. Il fatto è che Gone with the Bullets vuole essere molte cose assieme. Tra le tante vuole essere anche un grande omaggio al cinema. Basta pensare che il film si apre con un più che esplicito omaggio/parodia a Il Padrino di Coppola. Il titolo, poi, dovrebbe già essere piuttosto esplicativo.

Però omaggi, confezione da blockbuster autoriale sotto acido e tutto il resto contano poco se non si riesce mai a entrare o nella trama o nell´atmosfera del film. Vero che l´ultima mezz´ora riesce in qualche modo a tirare le fila dei discorsi e della trama: ma è davvero poca roba se si pensa a tutto quello che c´è stato prima, e non si capisce il vero senso di un´operazione così ricca, ambiziosa e in fondo pure un po´ antipatica.

Voto di Gabriele: 4
Voto di Antonio: 2

Gone with the Bullets (Yi bu zhi yao, Cina / USA / Hong Kong 2014, commedia / grottesco 120´) di Jiang Wen; con Zhang Wen, Zhiwen Wang, Huang Hung, Harrison Liu.

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