Il rosso e il blu: Recensione in Anteprima

Scartato a Venezia, Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni esce finalmente in sala, pennellando storie di scuola italiana

Un ottimo regista italiano come Giuseppe Piccioni che torna al cinema 3 anni dopo Giulia non esce la sera, per un film, Il Rosso e il Blu, che prende la scuola italiana per costruirci sopra un mondo, vissuto da studenti, professori e preside, tra caos e serenità, entusiasmo giovanile e mancanza di stimoli da parte di chi insegna da una vita.

Film interessante quello che segna il ritorno in sala del premiatissimo Piccioni, regista di titoli come Fuori dal mondo, Luce dei miei occhi, La vita che Vorrei e Chiedi la luna. Piccioni si affida alla sua ‘musa ispiratrice’, ovvero a quella Margherita Buy già diretta 5 volte, affiancandole un cast di tutto rispetto. Perché al solito ‘insostenibile’ Riccardo Scamarcio si aggiunge un sublime Roberto Herlitzka, monumentale nel vestire i panni di un ‘vecchio’ professore che non ne può davvero più. Di una vita trascinata e tutt’altro che vissuta, di un senso per l’insegnamento perso per strada, di una generazione di ragazzi che fa a cazzotti con l’educazione e la cultura, di una solitudine che l’attanaglia, tanto da portarlo più e più volte sull’orlo del suicidio.

Pennellando Universi volutamente distanti anni luce, Piccioni ‘corregge’ e fa ‘evolvere’ i suoi tanti protagonisti, con quel rosso e quel blu tipici dei temi d’italiano, qui letti e scanditi da generazioni a confronto, a tratti in affanno sotto una coltre di fastidiosa retorica, ma nel loro insieme meritevoli di promozione.



In una delle tante scuole di Roma si fanno strada una Preside dall’animo buono ma evidentemente infelice, poco incline alla disciplina e dalla vita famigliare praticamente inesistente; un giovane supplente di buone speranze pronto a cambiare il mondo con un libro di poesie, per poi svegliarsi nell’amara realtà della vita quotidiana; un vecchio e leggendario professore di storia dell’arte, talmente infastidito dal proprio mestiere e dalla propria esistenza da ‘trascinarsi stancamente’, giorno dopo giorno, lezione dopo lezione, sigaretta dopo sigaretta, facendosi odiare da alunni e colleghi; un’adolescente di bell’aspetto, provocante e con gli occhioni enormi, in fuga dalla scuola per mancanze in famiglia e per colpa di un’amara certezza, che la vorrebbe perdere del tempo dietro un banco e davanti a dei libri; un ragazzo rumeno intelligente, educato e pacato, ma letteralmente ‘ipnotizzato’ dal fascino di una compagna che sembrerebbe solo e soltanto voler approfittare della sua bontà; un alunno ‘particolare’, in cerca di aiuto perché abbandonato dalla madre, malaticcio e in cura da uno psicologo, da sorreggere e sostenere.

Storie e personaggi che si incontrano/scontrano in una scuola romana, in una delle tante scuole d’Italia, in cui mancano le sedie nelle aule, la carta igienica dai bagni, dove l’indisciplina regna sovrana, i cellulari squillano all’impazzata e l’ignoranza tra i banchi spesso dilaga. Tratto dall’omonimo libro di Marco Lodoli, Il Rosso e il Blu riporta il mondo dell’adolescenza e della scuola italiana in sala, un anno dopo l’ottimo riscontro di critica ottenuto da Scialla. Il punto di vista di Piccioni si scosta completamente da quello di Francesco Bruni, interessandosi maggiormente sull’aspetto ‘educativo’ che la scuola dovrebbe avere nei confronti dei nostri figli e/o fratelli.

Qui sono soprattutto i ‘professori’, a finire sul banco degli imputati. Professori che dovrebbero limitarsi ad insegnare tra le 4 mure dell’aula, o provare a fare anche altro, ovvero seguire i propri studenti persino fuori dalla scuola, per strada, in famiglia, tra gli amici, trasformandosi automaticamente in veri e propri ‘educatori’? Piccioni prova a sostenere entrambi le tesi, dimostrando come le lezioni più importanti, quelle che segnano di fatto la vita di un alunno, arrivino spesso dalla vita di tutti i giorni, e non da una poesia di Leopardi.

Per riuscire nel suo intento il regista ‘esagera’, volutamente e sotto tutti i punti di vista. Il personaggio di Riccardo Scamarcio è quasi fastidioso, tanto viva fuori dal mondo, nel voler indossare i panni del professore di italiano ‘perfetto’, educato, stimolante, scimmiottando il Robin Williams de l’Attimo Fuggente. Peccato che l’attore non vada oltre un’unica espressione, limitando ancor di più la pochezza del proprio ‘io’ cinematografico, qui friabile, mai reattivo e spesso deriso, tanto da alunni quanto colleghi. Tutt’altro giudizio bisogna esprimere nei confronti del magnifico Roberto Herlitzka, già straordinario Senatore in Bella Addormentata di Marco Bellocchio e qui vero mattatore del film. Il suo professore è esausto, stanco, svogliato, quasi annichilito, dinanzi all’evolversi del mondo scolastico, fino a quando un inatteso incontro finirà per fargli tornare la voglia di ridere, di vivere, e soprattutto di insegnare veramente. Al fianco dei due attori troviamo poi una Margherita Buy rigida fuori e tenera dentro. Una Preside apparentemente ferma ma in realtà quasi mai ascoltata, tanto da cedere dinanzi agli occhioni bisognosi di un suo alunno, senza però mai nascondere la propria totale mancanza di affetto materno.

Spesso debole a causa di una retorica di fondo oggettivamente evitabile, e non del tutto ‘lineare’ nella sua costruzione, con personaggi meno riusciti ed altri inattaccabili, Il rosso e il blu riesce comunque a raccontare con garbo, strappando spesso più di una risata, la tanto criticata scuola italiana, vissuta giorno dopo giorno da mondi diversi eppure confinanti, alternando ‘rosso’ e ‘blu’ in ambito educativo. Perché anche chi insegna può (e deve) imparare da colui a cui dovrebbe solo e soltanto insegnare.

Voto di Federico: 6,5

Il rosso e il blu (Ita, drammatico, 2012) di Giuseppe Piccioni; con Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Roberto Herlitzka, Nina Torresi, Elena Lietti, Alexandru Bindea, Lucia Mascino, Ionut Paun, Davide Giordano, Marco Casazza – uscita in sala – qui il trailer

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