Delusione Marco Bellocchio: non parteciperò mai più ad un Festival

Zero tituli e tante polemiche. Marco Bellocchio si scaglia contro la giuria del Festival di Venezia

16 minuti di applausi, recensioni più che positive, stampa estera in molti casi ‘affascinata’, ed un toto-premi che lo vedeva quasi ‘certo’ di un riconoscimento. Ma così non è stato. Bella Addormentata di Marco Bellocchio, attesissimo al Festival di Toronto, è uscito a mani vuote da Venezia (e con pochi soldi in tasca dal box office nazionale). Un’amara e probabilmente inattesa realtà per il regista, spesso in passato ‘scippato’, tanto al Lido quanto sulla Croisette. D’altronde come dimenticare gli splendidi Buongiorno Notte e Vincere, vergognosamente ‘dimenticati’ durante Venezia 2003 (vinse il russo Il Ritorno) e Cannes 2009 (vinse Il Nastro Bianco)? Al danno, clamoroso soprattutto nel primo caso, si è quindi aggiunta la beffa, con il titolo 01 (qui la nostra recensione) quasi del tutto ‘snobbato’ anche durante l’ultimo Festival. Tanto da suscitare la rabbiosa delusione dello stesso regista:

“Vista la mia età, a Venezia sarei andato volentieri fuori concorso. Poi ho pensato che un film è un’opera collettiva e sarebbe stato ingiusto penalizzare gli altri. La verità? Ho partecipato alla competizione e sono stato sconfitto. Ho comunque preso una decisione: non parteciperò mai più a un festival. Questo è stato l’ultimo della mia carriera”.

Queste le parole di Bellocchio (probabilmente dettate da un momento di più che accettabile amarezza), durissimo poi con chi tra i giurati ha ‘osato’ sottolineare la presunta autoreferenzialità dei film italiani:

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“È un giudizio idiota, di queste imbecillità ne ho piene le scatole. Da un giurato mi aspetterei altro, che faccia la fatica di spiegare le ragioni perché un film non gli è piaciuto. Il mio dubbio è che chi dice queste cose viene da una cultura che parla inglese, poco sensibile alle sfumature di altri linguaggi. Chi viene da Oltreoceano talora ha difficoltà a capire qualcosa dell’Italia, che cosa davvero succede da noi, quale siano le forze politiche in gioco, la nostra tradizione cattolica, il peso del Vaticano. O forse non gli interessa neanche. Per questo spara obiezioni superficiali con la supponenza di chi si considera padrone del mondo.A chi parla di autoreferenzialità vorrei chiedere: ma tu che cosa hai capito del mio film? Che difatti è conteso da tutti i grandi festival internazionali. Tra pochi giorni lo porterò a Toronto, poi a New York, Rio, Mosca, Tokyo, Telluride… Se in così tanti sono interessati ci sarà pure una ragione. Inoltre anche la stampa straniera, da Variety a Le Monde, ne ha parlato benissimo. Evidentemente anche all’estero è stato capito e apprezzato. La giuria ha giudicato secondo una sua idea di bellezza: i film premiati erano i più belli. Basta. Ma non ci vengano a dare lezioni su che cosa gli italiani dovrebbero raccontare al cinema”

Ora, tralasciando l’ipotetica rabbia del momento (perché anche i maestri ‘rosicano’), che il cinema italiano degli ultimi anni sia sempre più autoreferenziale è innegabile. In Bella Addormentata non è tanto il delicato tema trattato ad essere ‘provinciale’, bensì la drammatica storia di Eluana Englaro, tutt’altro che secondaria e sicuramente poco conosciuta all’estero. Che sia stata proprio questa la zavorra che ha penalizzato il film di Bellocchio?

Fonte: E-Duesse

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