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Fuorigioco: Recensione in Anteprima

Fuorigioco di Carlo Benso tra dramma e realtà, follia ed eccessi. Leggi la nostra recensione

La crisi economica che ha travolto l’Italia in quest’ultimo lustro ha causato conseguenze a noi tutti conosciute. I disoccupati si sono moltiplicati, facendo lievitare quella ‘rabbia sociale’ che più volte, nel corso degli anni, abbiamo visto esplodere in piazza. Da questa percezione del reale Carlo Benso, regista teatrale, ha debuttato dietro la macchina da presa con Fuorigioco, film da lui sceneggiato e diretto con protagonista un 55enne che improvvisamente perde il lavoro. Uno choc che porta l’uomo a mutare, trasformandosi in altro. Senza più un ruolo nella società, Gregorio Samsa, questo il suo nome, perde se stesso, precipitando in un tunnel depressivo che lo porterà ad impazzire.

Giocando con la metafora di un mondo che proprio non riesce ad uscire da questa infinita crisi, perché incapace di creare alternative economiche, sociali, politiche e culturali che ridiano stabilità e sicurezza, Benso ha portato alle estreme conseguenze l’evoluzione apocalittica del suo protagonista, scivolando così nell’insensato ridicolo. Progetto indipendente di fatto auto-prodotto, Fuorigioco è un film con enormi limiti strtturali, tecnici, di scrittura e di regia.

Tutto ruota attorno a Gregorio, per una vita ‘colonna’ di un’azienda per poi ritrovarsi nel vuoto esistenziale da un giorno all’altro. Tutte le mattine Gregorio si sveglia con gli incubi, perché un’altra giornata priva di impegni lo attende al varco. Certo di essere stato licenziato al termine di un ‘complotto’, Gregorio si fa sempre più paranoico e depresso, allontanandosi non solo dalla dolce e comprensiva moglie ma anche dalla realtà stessa che lo circonda. Ossessionato da una giovane del palazzo di fronte che spia continuamente con fare minaccioso, Gregorio sta rinchiuso dentro casa, giorno dopo giorno, con il cervello che gira a vuoto e la televisione che sputa immagini di guerra, di proteste, di una crisi sociale e politica di inaudita violenza. Una violenza ‘catodica’ che lentamente si incunea nell’epidermide dell’uomo che non riesce proprio a darsi pace per quel licenziamento, tanto da voler trovare a tutti i costi l’immancabile capro espiatorio.

Tutta colpa della Globalizzazione. Benso, nel suo ‘dramma sociale’ dal taglio politico, punta il dito contro quel ‘Dio Mercato’, da lui definito ‘postribolo virtuale per una banda di speculatori che giocano sulla vita degli altri come su una playstation‘. La frustrazione figlia della disoccupazione di oggi non potrà far altro che condurci al fallimento, ribadisce il regista, qui talmente esagerato nei toni dall’aver pennellato i tratti di una realtà propagandistica, per quanto estremizzata. L’ingombrante e insostenibile silenzio che avvolge Gregorio e soffoca più che altro lo spettatore dovrebbe rappresentare quella solitudine che travolge chi proprio non riesce a farcela, tanto da spingerli verso la tragedia. Che il regista ritiene ‘inevitabile’. Ed è qui che l’assunto si fa assurdo, perché se tutti i 55enni disoccupati d’Italia si abbandonassero alla più tremenda delle depressioni trasformandosi in psicopatici vivremmo in un Paese sull’orlo del dramma perenne. Visione fortunatamente lontana dalla realtà.

La discesa nella follia del protagonista, poi, è involontariamente comica, tra surreali feste tra 50enni ‘rockettari’, vecchie ville da riscoprire e rivivere, goffe scene di sesso, coetanei licenziati che si ammazzano ed altri che vendono casa e averi per trasferirsi in Africa a costruire pozzi, ex capi da minacciare ed ex amanti da pedinare. Seminando flashback resi semplicemente indigeribili dall’accecante fotografia che vira al bianco abbagliante, e continuando a strizzare l’occhio ad una sotto-trama quasi ‘thriller’ in realtà inesistente, Benso gioca tra passato e un presente immaginifico, neanche a dirlo ridicolo nella sua gratuita pazzia, riempiendo di niente gli infiniti 87 minuti di un corto qui scelleratamente tramutato in lungometraggio. Figlio del teatro, con alcuni improvvisi (ma orrendi) cambio-luci che ne danno ancora una volta dimostrazione, per non parlare di quei campo-controcampo che gridano vendetta, il regista, parole sue, ha provato a trovare un’alternativa ad una politica sociale e culturale ormai obsoleta ed inumana, sottolineando come la ‘dignità sia insita nell’essere umano al di là del proprio ruolo nella società‘. Peccato che nel caso di questa scarsa rappresentazione, sia venuta a mancare proprio la dignità cinematografica.

[rating title=”Voto di Federico” value=”2″ layout=”left”]

Fuorigioco (Ita, drammatico, 2015) di Carlo Benso; con Toni Garrani, Nicola Pistoia, Crescenza Guarnieri, Azzurra Rocchi, Maurizio Bianucci, Denny Cecchini, Nadia Visintainer, Enrico Licata – uscita mercoledì 3 giugno 2015.