Venezia 2015, Lolo di Julie Delpy: Recensione in Anteprima

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Trainata dai due nuovi corti Miu Miu Women's Tales, uno dei quali diretto da Alice Rohrwacher, Julie Delpy e' sbarcata alla Mostra del Cinema di Venezia con il suo sesto film da regista, Lolo. Presentata nella sezione Giornata degli Autori, la pellicola ha portato una ventata di 'commedia' all'interno di un'edizione al momento poco incline alle risate, con Dany Boon, star di Francia, non solo co-protagonista ma anche co-sceneggiatore.

Una titolo drammaticamente leggero quello targato Delpy, resa iconica in qualità di attrice da due trilogie (Kieslowski e Linklater) ed esplosa dal punto di vista registico grazie al delizioso 2 giorni a Parigi. Il Lolo del titolo, in questo caso, si riferisce al viziato, artistoide è schizzato figlio della protagonista, talmente ossessionato dalla madre da rovinarle a sua insaputa qualsiasi tipo di rapporto sentimentale. Tutto sembra cambiare quando Violette, 45enne affermata nel mondo della moda parigina, conosce in vacanza un buzzurro divorziato tanto dolce quanto superdotato e decisamente poco elegante. Un uomo tutt'altro che 'bello' eppure in grado di conquistare con la propria bontà' d'animo la solitamente difficile donna.

Non è' propriamente semplice capire chi dei due, tra la Delpy e Boon, sia l'intruso all'interno di un'opera simile. Solitamente ottima sceneggiatrice, Julie si è' concessa una sorta di parentesi stranamente commerciale all'interno della propria filmografia dal taglio orgogliosamente indipendente, dando vita ad un prodotto inaspettatamente sboccato e tendenzialmente piatto.

Che ogni tanto si rida è' innegabile, ma Lolo sembra quasi a sguazzare tra cliche' di genere e trovate comiche abbondantemente abusate. Con il delizioso Tanguy, per dire, il cinema di Francia aveva meravigliosamente trattato il tema dei 'bamboccioni' che non vogliono andar via di casa, qui in qualche modo riproposto sotto forma di 'complesso di Edipo'. Pérche il ventenne Lolo è' diabolicamente geniale nel far scappare i vari compagni della madre, facendole credere che sia proprio lei il motivo della 'fuga'. Dinanzi a Boon il ragazzo le provera' tutte, tra polvere urticante nei vestiti, pillole nell'alcool, sabotaggi al posto di lavoro e donzelle fatte passare per sue amanti, fino a quando l'ipocondriaca e particolarmente cieca mammina non si renderà' conto di chi diavolo abbia messo al mondo.

Gag banalotte, qualche spruzzata di volgarita' dal taglio sessuale, due tracce d'amore e la commedia sentimentale e' servita. Ma con riserva. Perché la Delpy ha in passato dimostrato di saper fare molto di meglio, tanto dal lasciare l'amaro in bocca ai suo non pochi ammiratori. Tutta colpa di una sceneggiatura poco frizzante che mal gioca con gli inevitabili 'equivoci' del caso, strappando tiepide risate che nel Bel Paese, se partorite da un Brizzi qualsiasi, avremmo onestamente. accolto con tiepido interesse.

Voto di Federico 5

Lolo (Francia, 2015, commedia) di Julie Delpy; con Julie Delpy, Dany Boon, Vincent Lacoste, Karin Viard, Giorges Corraface.