Terminator, il franchise non è morto: 'va riorganizzato'

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Cammino curioso quello di Terminator: Genisys al botteghino. Costato 155 milioni di dollari, il film Paramount ha clamorosamente floppato in patria con appena 89 milioni di dollari incassati. Mai un capitolo del franchise era andato tanto male. Ma all'estero la pellicola diretta da Alan Taylor ha ripreso quota, rastrellando 350 milioni di dollari. Il totale di 441 milioni di dollari in cassa ha quindi 'salvato' la Skydance, tanto da far dire alla Chief Creative Officer Dana Goldberg che no, la saga non è morta.

'Non direi che sia in sospeso, bensì in una fase di ri-organizzazione. Fortunatamente viviamo in un mondo in cui la quota d'incassi nazionali è calata rispetto a 10/15 anni fa, non sto dicendo che non sia importante, lo è, ma ora come ora dobbiamo guardare al mercato mondiale. E il mercato mondiale ha prestato attenzione a Terminator: Genisys, ma non stiamo prendendo alla leggera gli incassi americani'. 'Useremo dati e richerche in tutto il mondo, parleremo con il pubblico, chiederemo loro cosa amavano della saga e cosa credono non abbia funzionato, in modo che la prossima strada che prenderemo sia quella giusta'.

Insomma, Terminator 5 non è stato l'ultimo capitolo dell'infinito franchise. Quanto detto dalla Goldberg, poi, è effettivamente vero. Fino a 10 anni fa era impensabile 'escludere' dal conto finale di un blockbuster il mercato americano, se non fosse che in due lustri siano esplosi ricchissimi mercati esteri come Cina, Giappone, Russia, India. Le major guardano ormai al mondo intero, quando pianificano un kolossal da centinaia di milioni di budget, tanto da portare la fetta degli incassi a stelle e strisce dii Genisys ad appena il 20.4% del totale. Una miseria. La pellicola di Taylor ha incassato più in Cina (112,800,000 dollari) che in patria (89 milioni), dando così ad Arnold Schwarzenegger la possibilità di bullarsi, per l'ennesima volta, al grido 'i'm back'.

Fonte: Collider

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