Tutti pazzi in casa mia: la recensione

Commedia francese trascinata dal suo protagonista, un Christian Clavier indiscusso mattatore. Tutti pazzi in casa mia reitera certi luoghi comuni inerenti alla borghesia francese, rischiando a più riprese il ridicolo senza però scaderci. Strappando anzi, grazie alla sua leggerezza, pure qualche sorriso

E un sabato mattina. Michel (Christian Clavier) sta gironzolando per le vie di un mercatino, finché non trova l’album di una vita, Me, Myself and I di Niel Youart. Cinquanta euro e via, per un vinile che ne vale, a dire di Michel, molti di più. Ecco il programma: stravaccarsi sul divano ed ascoltare a tutto volume il lavoro di Youart. Facile solo a dirsi.

Tutti pazzi in casa mia (fantasioso titolo italiano di Une heure de tranquillité) si svolge interamente in un appartamento, all’interno del quale succede di tutto e di più. Niente di pirotecnico; quanto basta per sconvolgere parecchie vite, in primis quelle dei padroni di casa. Michel scopre infatti che l’avvenente moglie Natalie (Carole Bouquet) lo tradì vent’anni addietro. Ma perché ammetterlo solo ora? Beh, a quanto pare è stato l’analista di Natalie a convincerla, dunque per fini terapeutici. Si dà però anche il caso che Elsa (Valérie Bonneton), la migliore amica di Natalie, intrattenga a sua volta una relazione con Michel. Nel frattempo il figlio, un trentenne fricchettone e nullafacente con la fissa per i diritti umani, sta ospitando al piano di sopra un’intera famiglia di filippini. Al piano di sotto il logorroico Pavel sta organizzando la festa per la «Giornata del Vicino» o roba del genere, a cui, manco a dirlo, Michel è caldamente invitato a partecipare.

Quella di Patrice Leconte è una commedia leggera, appena venata di satira verso l’odierna borghesia francese, che dietro al benessere cela per lo più instabilità e scheletri nell’armadio. Non da fustigatore, perché in fin dei conti non ci si prende un granché sul serio, servendosi alla bisogna di certi cliché qui evocati con garbo. Michel è il centro gravitazionale dell’intera vicenda, che, per l’appunto, gli ruota intorno. Senza nemmeno troppe sottigliezze, il titolo dell’album che acquista al mercatino delle pulci è di per sé indicativo del personaggio che abbiamo davanti: egocentrico, concentrato su sé stesso perciò, incapace di far spazio anche solo a coloro che gli stanno vicini.

L’aspetto interessante è che l’epilogo del film non tende ad una vera e propria redenzione, considerata poco credibile in un arco di tempo così ristretto. Nondimeno è pur vero che nessuno dei personaggi rimarrà tale e quale rispetto a quando si sono aperte le danze, a dimostrazione del fatto, tra le altre cose, che a Leconte restare con i piedi per terra in fondo interessa. In certi contesti non è infatti semplice stabilire dove finisce la farsa e comincia la serietà, per quanto il registro tenda per lo più a sdrammatizzare una situazione diversamente pesante.

Clavier è senza dubbio il valore aggiunto, né sarebbe potuto essere diversamente, pena il vanificare l’intero film.; non a caso Tutti pazzi in casa mia è tratto da una pièce teatrale. Clavier riesce a tenere desta l’attenzione per via della sua simpatia e dei continui cambi di intensità, mentre Leconte ha un bel da fare nel mantenere il ritmo su livelli accettabili, cosa che gli riesce bene nella prima parte, laddove nella seconda vi è un calo per certi versi fisiologico. È questa la fase delle verità scomode, delle rivelazioni che inclinano definitivamente gli eventi; fino al finale agrodolce forse un pelo telefonato, ma che nell’economia di questo racconto in fondo ci sta.

Tutti pazzi in casa mia è la classica commedia che tende a mettere d’accordo tutti, attenta nel non convertire le note sarcastiche in denuncia o appesantire certi drammi per far leva sul grigiume di certe situazioni. In nessun caso scomoda, ci si prende gioco di una generazione alla frutta oramai da anni, e su cui di tanto in tanto alcuni cineasti francesi tornano per scherzarci un po’ su, ché ad intraprendere un discorso serio a riguardo non si riuscirebbe ad essere credibili. Strappando qualche risata, o al peggio sorrisi, mediante strumenti quasi mai sofisticati. Come già evidenziato, dunque, una commedia adatta a tutti. E che, malgrado tutto, non dispiace affatto.

[rating title=”Voto di Antonio” value=”6″ layout=”left”]

Tutti pazzi in casa mia (Une heure de tranquillité, Francia, 2015) di Patrice Leconte. Con Christian Clavier, Carole Bouquet, Valérie Bonneton, Rossy De Palma, Stéphane De Groodt, Sébastien Castro, Christian Charmetant, Arnaud Henriet, Ricardo Arciaga, Elisha Camacho e Martine Borg. Nelle nostre sale da giovedì 29 ottobre.

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