By Our Selves: recensione del film in Concorso al Filmmaker 2015

Tra i boschi e le radure britanniche si consuma il viaggio allucinato di John Clare, poeta di metà '800 scappato da un manicomio. Andrew Kötting si affida a Toby Jones per questa sua eccentrica trasposizione di Io sono, resoconto che Clare fece di questa sua lunga passeggiata, tra pensieri e suggestioni

John Clare fu un poeta minore della natura che divenne pazzo.

Cos’è By Our Selves? Forse un tentativo di entrare nella testa di questo poeta britannico, figura complessa, che il 2 luglio del 1841 parte dall’ospedale psichiatrico nel quale è internato e si mette in cammino alla ricerca di Mary Joyce, il suo amore perduto. Un Ulisse ante-litteram, lo stesso proprio dello scrittore irlandese che prende il nome dell'amata, manco a farlo apposta; di quel celeberrimo romanzo By Our Selves riprende il gusto dell’elaborazione libera, apparentemente sconnessa, strettamente ancorata al movimento. By Our Selves è un film che si muove, a più livelli, e non può essere diversamente. Tratto da Io sono, che è un po’ il resoconto di questa camminata verso il Northamptonshire da parte di Clare, anche Andrew Kötting si adegua al tenore.

Toby Jones, nei panni del poeta, compie all’incirca lo stesso tragitto, mentre la macchina da presa segue lui ed il suo smarrimento. In un Regno Unito contemporaneo però, in cui però questo Clare sta benissimo, tale è il senso di alienazione che pare accompagnarlo in quelle comunque sofferte pagine. Tuttavia non c’è nulla di scontato in By Our Selves.

Kötting non ha pretese smaccatamente art-house, preferendo piuttosto la sperimentazione; quella che, per dirne una, non cela l’ostentata auto-consapevolezza circa l’essere messa in scena, perciò il microfono spesso e volentieri in campo, persone estranee che osservano la macchina da presa e girano domande a chi vi sta dietro. Senza però fermarsi al mero documentario, perché quella di Kötting è una ricostruzione, forse impossibile, di uno stato mentale, di una condizione che ha però delle ripercussioni nella realtà. Lo stato essendo la follia, le circostanze invece questa lunga passeggiata.

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Vengono toccati i luoghi di questo girovagare, mentre persone come Ian Sinclair, Alan Moore ed il dottor Kövesi, esperto del poeta, ci parlano di quest’ultimo, in un modo o nell’altro. Non è semplice fornire coordinate più o meno univoche riguardo a By Our Selves, proprio perché volutamente sfugge ad un simile processo. Eppure trattasi di un’opera mossa da un’idea di cinema così intenso e significativo che ci si chiede come mai non ve ne siano di più di film così. Sì, lo so, qualcuno starà malignamente rimuginando sulla risposta, ma blocchiamo subito certi pensieri bagnati: no, By Our Selves non è una palla, non ne ha nemmeno l’aria in fin dei conti. Vuoi perché Kötting è bravo nell’infondere una posata vena umoristica, molto british bisogna dire, vuoi perché ad ogni sezione un po’ più “libera” nei toni, segue poco dopo una chiacchierata, o in generale una fase che ne bilancia la mancata immediatezza. Per un lungometraggio che dura 80 minuti si può fare.

D’altronde, di nuovo, il regista che tipo di operazione compie qui? Sostanzialmente prende la storia riportata in questo libro-diario e la desatura; non solo a livello cromatico, dai colori assenti visto che è in bianco e nero, bensì pure a livello narrativo, dato che non è difficile immaginare Io sono come un fiume di pensieri e riflessioni ben più astratte a livello di contenuto e voluminose in termini stilistici. Kötting riesce invece quasi a farci simpatizzare con la follia di questo poeta tutt’altro che accessibile, o almeno così sembra. Toby Jones è eccezionale come maschera, mentre la voce del padre Freddie, con quel suo accento così signorile, ha un che di rassicurante. Non puoi che credere ad un anziano signore che legge a quel modo pagine di una comune pazzia, quella di sentirsi superflui. Ma soprattutto soli.

Voto di Antonio 7.5

By Our Selves (Regno Unito, 2015) di Andrew Kötting. Con Toby Jones, Freddie Jones, Iain Sinclair, MacGillivray, Simon Kövesi, Alan Moore e Eden Kötting. In Concorso al Filmmaker International Film Festival 2015.

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