Quando hai 17 anni: recensione in anteprima del film in Concorso a Berlino 2016

Avere 17 anni. Oggi. André Téchiné porta sullo schermo uno dei film più "giovani" della sua carriera, dirigendo un film la cui cifra è quella della vitalità

Damien e Thomas non si sopportano. Il primo fa uno sgambetto al secondo proprio in apertura, facendolo volare a terra davanti a tutta la classe; più avanti dirà che non sopportava l’aria pretenziosa di Thomas. Quando on 17 ans è un lavoro quasi senza sbavature, che André Téchiné dirige in maniera estremamente controllata e consapevole. D’altronde parliamo di un regista di oltre settant’anni, solo che alcuni tra i suoi ultimi lavori non avevano convinto a pieno.

Qui Téchiné per la sceneggiatura si fa aiutare dalla più giovane ma non per questo meno brava Céline Sciamma, e la sua mano si vede; la Sciamma è nel suo mondo quando si tratta di descrivere dinamiche tra ragazzi o ragazze giovani, sotto i vent’anni (suoi sono sia Tomboy che Bande de filles). Ed il risultato c’è e si vede, tanto che per tutto il film, avendo chi scrive scoperto successivamente della presenza della Sciamma, non riuscivo a spiegarmi questa lucidità verso una generazione totalmente avulsa dal regista.

Una verosimiglianza che deve molto anzitutto ai dialoghi, specie tra i due ragazzi; mai affettati, appropriati nei tempi e nei toni. Il loro è un rapporto d’amore/odio, specie all’inizio, segnato da una spiccata infantilità, fatto di dispetti ma soprattutto di botte, perché a quell’età, 17 anni, non si capisce nulla, me che meno circa le proprie pulsioni. Ed allora si rischia di equivocare, di capire male oppure troppo bene; e si ha paura di prendere la strada sbagliata, di non fare le scelte giuste.

L’onestà di Téchiné è tale che nemmeno implicitamente si allude alla tanto inflazionata pretesa di felicità; è chiaro che ciascuno dei suoi personaggi aneli a qualcosa, non solo Damien e Thomas. La madre di Thomas, per esempio, vive malissimo la distanza dal marito, militare in missione presumibilmente in Medio Oriente; un dolore che non si manifesta attraverso chissà quali exploit: sta tutto nel suo volto, nella sua postura, nel suo atteggiamento docile, quasi dimesso. Significa andare al cuore delle cose, lavorando sull’essenziale, un dono raro.

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Giustamente, comunque, i due ragazzi restano al centro. E non meno a ragion veduta Quand on a 17 ans non è il film della loro storia d’amore, bensì, come recita il titolo, è la storia di due ragazzi che hanno 17 anni. Sfumature, dirà qualcuno. Forse. O magari per niente. Non a caso quell’ultima scena un po’ stona, perché oramai la vicenda dei due e del loro percorso aveva detto tutto con quella scena di sesso che Téchiné prepara con cura encomiabile, con riserbo persino, coltivandola a lungo per poi farla esplodere in un impeto di violenza liberatorio, dopo comprensibili reticenze, riavvicinamenti e momenti di palpabile tensione sessuale.

Voler inserire quella sorta di velato happy ending, per quanto abbia un suo perché, dunque, un po’ stona. Poiché quello del film non è che un frammento, un segmento della vita dei due, che dopo aver preso un po’ più di familiarità con le proprie inclinazioni, i propri desideri ed il modo di riversare tutto ciò nel quotidiano, potrebbero benissimo prendere qualunque strada, nessuna esclusa. Specie nel caso di Damien, visto che Thomas vive l’attrazione verso l’altro in maniera quasi ossessiva, perciò esclusiva.

Ma poco importa. Il flusso di Quand on a 17 ans non viene certo intaccato dall’epilogo, che semmai, a voler fare le pulci, arriva con un pelo di ritardo, dato che il film pare durare qualcosina di più dei 116 minuti riportati in scheda tecnica. È questa probabilmente l’unica vera riserva su un film che si confronta con una realtà su cui non tace nulla, con onestà, discrezione ed una vitalità encomiabili. Senza strepiti, abbellimenti o rigurgiti ideologici, ma con un’autenticità che non può fare a meno di essere constatata.

Voto di Antonio 8

Quando hai 17 anni (Francia, 2016) di André Téchiné. Con Sandrine Kiberlain, Kacey Mottet Klein, Corentin Fila ed Alexis Loret.