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Cineblog consiglia: Per favore non mordermi sul collo

Per favore… non mordermi sul collo. Regia di Roman Polanski. Con Alfie Bass, Sharon Tate, Roman Polanski, Terry Downes, Jack MacGowran. Commedia, col. 107 minuti. GB, USA 1967.Un eccentrico professore, accompagnato dal suo buffo e impaurito assistente, vuole dimostrare l’esistenza dei vampiri. Verrà presto accontentato.Walter Veltroni, nel suo modesto “Certi piccoli amori Dizionario sentimentale di

Per favore… non mordermi sul collo. Regia di Roman Polanski. Con Alfie Bass, Sharon Tate, Roman Polanski, Terry Downes, Jack MacGowran. Commedia, col. 107 minuti. GB, USA 1967.

Un eccentrico professore, accompagnato dal suo buffo e impaurito assistente, vuole dimostrare l’esistenza dei vampiri. Verrà presto accontentato.

Walter Veltroni, nel suo modesto “Certi piccoli amori Dizionario sentimentale di film”, paragona il film di Polanski al probabilmente più celebre “Frankenstein junior” di Mel Brooks, sottolineando che il primo “ha in più una ricchezza, e una cultura cinematografica che il divertente lavoro di Mel Brooks non aveva”. Una precisazione che non dice molto sul film in questione, e anzi svela il pregiudizio di una certa critica nel confronto di questi film che, pur mantenendo un (inutile) statuto d’autore, sono delle pellicole di puro divertimento.

Conoscere gli originali certo giova (Brooks utilizzò, per il suo capolavoro, le scenografie originali del film originale di Whale) ma non è necessario. Così come non serve sedersi in poltrona e, armati del puntiglio del critico, cercare giustificazioni intellettualistiche per un divertimento che è tanto profondo in quanto volgare, da barzelletta realizzata ad arte. I due film sono così diversi che un paragone appare quanto meno azzardato.

Dopo questa breve premessa resta da dire di un film che vive della personalità dell’autore Polacco, ma che allo stesso tempo è una parodia quasi filologica, dei film di vampiri (più che dei racconti), specialmente di quelli interpretati dal grande Bela Lugosi.

La parodia, azzardo, è forse il genere cinematografico più difficile, se si vuole allo stesso tempo irridere e offrire un omaggio all’oggetto parodiato. Bisogna aver provato amore per quello che si va a demolire per penetrarne le ragioni più profonde e quindi divertire non solo ad un livello di replica deformata di azioni e stilemi abusati (si veda l’invasione di filmetti parodici americani che negli ultimi anni hanno invaso le nostre sale): una parodia non solo della forma quindi, ma del linguaggio, delle radici che hanno dato origine all’opera originale.
Questo è tanto vero che nella brutta vecchiaia cinematografica di Brooks troviamo un’altra parodia di vampiri, Dracula morto e contento, che fa scivolare l’autore in tutte quegli errori, superficialità e cadute di stile che aveva precedentemene evitato in “F.j.”. Forse è importante la distanza, storica, critica e sentimentale. Sia per il Polanski di “Per favore non mordermi sul collo” (brutta traduzione italiana) che il per il Frankenstein di Brooks l’oggetto dello scherzo era distante negli anni di parecchi decenni, e al momento delle riprese faceva probabilmente parte di un immaginario consolidato e infantile verso il quale gli autori provavano rispetto ed ammirazione. Invece “Dracula morto e contento”, l’oggetto della parodia era immediato e vicino (l’ottimo “Dracula di Bram Stoker” di Coppola), troppo recente per essere metabolizzato e compreso in tutte le sue implicazioni.

Il film di Polanski è semplicemente divertente, per la scelta dei personaggi
tagliati con l’accetta, per i ritmi, lontani da quelli della commedia slapstick americana (e qui bisogna dare ragione a Weltroni), ma come pretendono le regole del genere anche questo va avanti per accumolo di gag, situazioni divertenti, senza però togliere al personaggio attorno al quale tutta la vicenda ruota, il vampiro appunto, una certa dignità mitica che Polanski si guarda bene dall’intaccare, consapevole, autore raffinato qual è, che la risata duratura si sviluppa per contrasto: non sarebbe stato lo stesso film, la stessa bellissima opera, se il suo Dracula fosse assomigliato a quello interpretato da Leslie Nielsen.

Polanski si ritroverà a visitare ambientazioni molto simili, quelle dell’Europa dell’est di fine ottocento, quando reciterà in un piccolo cameo, nel comunque divertente “Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete”, di uno dei registi della Factory di Andy Warhol (film che fra l’altro vede anche l’ultima partecipazione cinematografica di De Sica padre).
Stanotte sabato 25 agosto ore 2.15 su Rai3.