Sicko, ovvero come distruggere il sogno americano!

Sicko (Sicko, Usa, 2007) di Michael Moore. L’uomo più odiato e temuto dell’amministrazione Bush è tornato, e lo fa come solo lui sa fare, scoperchiando il sistema sanitario americano, denunciandolo, portando prove e testimonianze, riuscendo in meno di due ore a frantumare il sogno americano, malato terminale senza sapere di esserlo. Sicko entra nei bilanci

Sicko (Sicko, Usa, 2007) di Michael Moore.

L’uomo più odiato e temuto dell’amministrazione Bush è tornato, e lo fa come solo lui sa fare, scoperchiando il sistema sanitario americano, denunciandolo, portando prove e testimonianze, riuscendo in meno di due ore a frantumare il sogno americano, malato terminale senza sapere di esserlo.

Sicko entra nei bilanci delle assicurazioni sanitarie private degli Stati Uniti d’America, dove vampiri senza scrupoli hanno il dovere ed il compito di rifiutare richieste di cure da parte di malati, perfettamente assicurati, per “ordini” di bilancio.

Negli States 50 milioni di americani non hanno l’assicurazione sanitaria. Negli States se non hai l’assicurazione sanitaria e non hai i soldi per pagare l’intervento d’urgenza che hanno “dovuto” farti, vieni caricato su un taxi e presi a calci in culo, buttato sul marciapiede.
Questa non è demagogia, non sono leggende metropolitane. Moore ce lo mostra, attraverso video scioccanti che toccano il cuore.

Porta filmati, carte, tracce audio, fa nomi e cognomi, spara a zero su Nixon, che negli anni 70 privatizzò il sistema sanitario pubblico, su Bush, su Hilary Clinton che, appena arrivata alla Casa Bianca come first lady, provò a cambiare la situazione, a riformare la sanità Usa, ma si ritrovò da sola a dover combattere una guerra impossibile da vincere, con le compagnie assicurative che spesero 1000 milioni di dollari per diffamarla e infangarla. Hilary mollò tutto, e ora è stata addirittura “comprata” da quelle stesse compagnie assicurative. E Moore tutto questo ce lo mostra.

Andiamo di casa in casa, viaggiamo con lui negli Usa, tra tragiche strorie di vita che raccontano di vite stroncate a causa di questo sistema, che ti cura solo se hai i soldi, condizione spesso che viene comunque scavalcata. Si perchè Moore si interessa anche di tutti quegli americani, 250 milioni, che un’assicurazione ce l’hanno ma che si son sentiti milioni di volte rifiutare un farmaco, una cura, una tac, un qualsiasi intervento, pur di rendere profitti alla casa madre.

C’è un infinita lista di malattie che negli Usa preclude anche solo la possibilità di ottenere un’assicurazione sanitaria. Moore ce la mostra in stile Star Wars. Inizialmente si ride, si pensa “quest’uomo è un genio”, ma poi sono l’incredulità e la tristezza ad impossessarti di te.
Dagli states andiamo in Canada, in Inghilterra, in Francia, paesi dove la sanità è pubblica e gratuita per tutti, dove i medici, pagati dallo stato, possono permettersi un Audi e una casa da un milione di dollari, paesi dove il cittadino non deve porsi il problema di dover pagare e come pagare, prima di chiamare il pronto intervento.

Moore tutto questo lo fa con il suo inconfondibile stile, ironico, spesso forzato, grottesco, capace di lasciarti quell’amaro in bocca che ti porta a riflettere, a pensare come sia anche solo lontanamente possibile una cosa del genere.

Eppure esiste, e stiamo parlando del più ricco e importante paese della terra. Il colpo di teatro poi è quello di andare a pescare i volontari di Ground Zero. Quelle persone che l’11 settembre accorsero in massa a New York per prestare soccorso, per amore della patria, per senso civico. Bè quegli eroi, dopo aver inalato polveri tossiche per settimane, ora stanno male, e il Governo Usa se ne frega altamente. Moore li carica così su 3 barche, direzione: Guantanamo!

Qui riesce a dimostrare che la base di Guantanamo è l’unico posto, sul suolo Usa, dove le cure mediche sono assicurate a tutti. Qui il Governo americano cura i terroristi meglio di quanto faccia con i suoi cittadini, privi di assicurazione, compresi gli eroi dell’11 settembre. Non contento li porta allora a Cuba, terra del diavolo Castro, dove trova un servizio che negli states si sognerebbero anche la notte, con farmaci pagati in patria 120 dollari, qui trovati a 5 centesimi.

Michael Moore in due ore distrugge le assicurazioni americane, apre gli occhi a milioni di concittadini, convinti che il loro sistema sanitario privatizzato sia il migliore al mondo, e lo fa portando dati, testimonianze di ogni tipo, girando per il mondo in cerca di conferme o smentite, attraverso storie che toccano il cuore, lasciano sgomenti per quanto assurde, ma veritiere, concludendo con una frase di Tocqueville che è il manifesto del pensiero mooriano e della pellicola stessa: “La grandezza di un Paese si misura sulla sua capacità di porre rimedio ai propri errori

Assolutamente da vedere, più spiazzante e duro di Fahrenheit 9/11, semplicemente imperdibile.

Voto Federico:8
Voto Gabriele: 8
Voto Carla: 8

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