Resident Evil: Retribution 3D – Recensione in Anteprima

A breve nelle nostre sale, torna la saga cinematografica di Resident Evil. Cineblog recensisce in anteprima Resident Evil: Retribution 3D

Un franchise da quasi 700 milioni di dollari; quattro incarnazioni fino ad ora; una sola, indiscussa protagonista (Milla Jovovich). Bussa così alle nostre porte l’ultimo capitolo della trasposizione filmica di uno dei videogiochi più celebri della storia. Resident Evil: Retribution prosegue lungo quella linea tracciata dai precedenti lavori, dimostrandosi coerente oltre ogni aspettativa.

Un film che, ancora una volta, dimostra quanto certe operazioni attecchiscano dall’altra parte dell’Oceano. Ottimo, infatti, il riscontro commerciale negli USA, dove Retribution ha conquistato la vetta del botteghino. Non meno calore ci si aspetta fuori dai confini americani, visto che comunque si tratta di un film che ha sempre tirato.

Ma che dire, al di là dei numeri, circa la sua resa? Come abbiamo accennato poco sopra, al quinto appuntamento questa saga non si smentisce affatto. Spingendo sull’acceleratore dell’action a oltranza, scopriamo un titolo che oramai punta su aspetti che poco hanno a che vedere con la tematica zombie. E sotto tale aspetto sembra in parte uniformarsi (e sin dal primo episodio) a quanto stiamo assistendo in ambito videoludico, dove la saga si è oramai letteralmente trasformata in qualcosa di altro.

Si riparte dal Giappone. Patria di Biohazard (titolo originale del videogioco), è lì che tutto ha avuto inizio in termini di sviluppo. O meglio, la vera avventura parte da lì. Molto furbescamente, prima veniamo sottoposti ad un rapido ripasso in merito a quanto è avvenuto in passato. Abbastanza ispirati i primi dieci minuti, con un notevole colpo d’occhio garantitoci da una più o meno lunga sequenza in slow-motion che procede al contrario.

Tecnica, quella del ralenti, che il regista Paul W.S. Anderson dimostra ancora una volta di avere parecchio a cuore. Buona parte delle sequenze action del film (e sono tante) sono costellate di tali scelte stilistiche, quasi a voler per certi aspetti cristallizzare certe mosse, certe acrobazie. Cifra stilistica chiara, dunque, nonché inequivocabile; riuscita in alcuni punti (l’inizio in particolare), tendente ad appesantire il tutto in molti altri.

Ma in fondo da un film di questo tipo non ci si può aspettare altro. L’intera struttura si basa su un’azione sfrenata, convulsa. Fino a che non ci vengono somministrate piccole gocce di “storia”, per poi ripartire col solito, immancabile registro. Sparatorie, inseguimenti e scontri costituiscono in fin dei conti il fulcro di questo lavoro.

Per un film che si atteggia a videogioco, e lo fa in maniera palese. Non bastasse il doveroso fan service alle voci “mostri” e “personaggi”, è proprio l’ossatura che risente di uno schema fortemente ancorato a quanto siamo abituati a vedere in ambito videoludico. L’enorme edificio-prigione dentro il quale Alice e soci si trovano intrappolati è strutturato a livelli, reminiscenze di un concept decisamente affine a certi videogiochi di qualche tempo fa.

E proprio qui ci concediamo un breve riflessione. Al di là del valore di Retribution, il film in questione ci dice tanto in merito all’oramai atavico confronto con il mondo dei videogiochi. Basato su modelli sdoganati nel settore dove ha sempre regnato l’interattività, questa quinta trasposizione cinematografica ci mostra tutti i limiti di un’intersezione che evidentemente non s’ha da fare – per lo meno, non seguendo i sentieri che già conosciamo. La produzione del film riprende paradigmi da cui da tempo anche i videogiochi cominciano a prendere le distanze, dimostrandoci peraltro come tendano a star stretti in un settore che si muove su altri binari come quello del cinema. Un argomento che meriterebbe un approfondimento a parte, e che qui accenniamo giusto per gettare sul tavolo alcuni spunti di riflessione.

Ma anche limitandoci ad una prospettiva meramente contenutistica (non necessariamente narrativa, attenzione), Retribution dimostra una certa pochezza. L’espediente della clonazione rappresenta tutt’al più un escamotage per far tornare certi personaggi apparsi specialmente nel primo Resident Evil. E’ evidente che la scelta di non soffermarsi più di tanto su tale questione sia voluta, ma uno slancio maggiore chissà che non avrebbe potuto giovare in termini di profondità, per quanto minima.

Quel che resta è un film intenzionalmente confusionario, oltremodo pompato e sopra le righe per certe uscite. Insomma, un lavoro che, come già evidenziato in apertura, si incastra alla perfezione col tenore di quelli che l’hanno preceduto. E tra un calcio rotante all’infetto di turno (gli zombie sono solo un lontano ricordo) ed un “arrenditi o muori!” estemporaneo, Resident Evil: Retribution è effettivamente tutto ciò che da lui ci si aspettava. Per alcuni un tremendo mal di testa, per altri un’ora e mezza di divertimento doverosamente fine a sé stesso: caramella per gli occhi addolcita da un 3D a tratti pure efficace.

Voto di Antonio: 5

Resident Evil: Retribution (USA, 2012), di Paul W.S. Anderson. Con Milla Jovovich, Ali Larter, Michelle Rodriguez, Sienna Guillory, Kevin Durand, Bingbing Li, Oded Fehr, Colin Salmon, Boris Kodjoe, Johann Urb e Shawn Roberts. L’uscita nelle nostre sale è prevista per venerdì 28 Settembre.

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