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Friend Request: il tecno-horror al cinema in 15 film

Friend Request debutta nei cinema italiani e Blogo vi propone 15 horror a sfondo tecnologico.

 

 

Debutta oggi 8 giugno nei cinema italiani Friend Request – La morte  ha il tuo profilo, un horror che miscela antico (stregoneria) e moderno (social network) ammiccando agli horror nipponici (j-horror) e al filone dei cosiddetti tecno-horror o o tecno-thriller che dir si voglia.

I thriller-horror a sfondo tecnologico utilizzano oggetti di uso quotidiano come telefoni cellulari, televisori e computer, come un tempo si usavano le case infestate. Nella classifica che andiamo a proporvi a seguire abbiamo selezionato 15 titoli in cui la tecnologia diventa un mezzo di stampo malefico che coinvolge di volta in volta vendicativi spettri, terrificanti demoni, folli serial-killer, letali segnali radio e chi più ne ha più ne metta.

 

[quote layout=”big” cite=”Tratto dal film ‘Videodrome’]La lotta per il possesso delle menti, in America, dovrà essere combattuta in una videoarena, col videodrome. Lo schermo televisivo, ormai, è il vero unico occhio dell’uomo. Ne consegue che lo schermo televisivo fa ormai parte della struttura fisica del cervello umano. Ne consegue che quello che appare sul nostro schermo televisivo emerge come una cruda esperienza per noi che guardiamo. Ne consegue che la televisione è la realtà e che la realtà è meno della televisione. [/quote]

 

1. Ringu (1998) / The Ring (2002)

 

In principio c’era Ring un romanzo horror dello scrittore giapponese Koji Suzuki. Del romanzo sono stati realizzati tre adattamenti cinematografici, i giapponesi Ring – Kanzenban realizzato per la tv e Ringu per il cinema e due remake, lo statunitense The Ring e il coreano The Ring Virus. La storia ci narra di una videocassetta maledetta portatrice di morte e legata al vendicativo spettro di una ragazzina assassinata e gettata in un pozzo (Sadako nella versione originale, Samara in quella americana e l’ermafrodita Eun-Suh Park nella versione coreana). Chiunque guardi la videocassetta va incontro ad una terrificante morte ad una settimana esatta dalla visione del nastro. Come capita nella maggioranza dei casi l’originale di Hideo Nakata resta il migliore, ma il remake di Gore Verbinski con Scarlett Johansson non sfigura e regge il confronto. Sono stati recentemente annunciati il sequel statunitense Rings nei cinema americani a ottobre di quest’anno e il crossover nipponico Sadako vs. Kayako nei cinema giapponesi dal prossimo 18 giugno.

 

2. Poltergeist (1982)

 

Il cult Poltergeist – Demoniache presenze di Tobe Hooper ha recentemente avuto un mediocre e superfluo remake prodotto da Sam Raimi, una di quelle operazioni capaci di irritare i fan dell’originale propinandogli una sbiadita fotocopia dell’originale e regalare all’originale una nuova giovinezza nonostante il trascorrere degli anni. L’elettrodomestico incriminato in questo caso è un televisore che funge da mezzo di comunicazione con la dimensione dei defunti, televisore attraverso il quale la piccola Carol Anne (Heather O’Rourke) comunica con la sua famiglia dopo essere stata rapita da entità spettrali piuttosto iraconde. Un vero e proprio “evergreen” che non sente il trascorrere del tempo e che ha generato oltre al citato remake anche due sequel, il discreto Poltergeist II – L’altra dimensione (1986) e il pessimo Poltergeist III (1988).

 

3. Kairo (2001) / Pulse (2006)

 

Kairo diretto nel 2001 da Kiyoshi Kurosawa e basato sull’omonimo romanzo dello stesso Kurosawa è un film di culto tra i più originali horror di produzione nipponica. L’elemento hi-tech al centro della trama è un misterioso sito internet che chiede ai suoi visitatori se vogliono vedere un fantasma e a cui sono legati inquietanti avvenimenti che culmineranno in una serie di suicidi di massa e misteriose sparizioni. Nel film il regno dei morti è ormai colmo così i fantasmi cominciano a sconfinare e a riversarsi nel nostro mondo in una sorta di apocalisse spettrale. Nel 2006 è uscito un remake americano dal titolo Pulse diretto da Jim Sonzero e scritto da Wes Craven, un rifacimento meno metafisico nell’approccio rispetto all’originale e più concentrato su un mix di digitale e paranormale con l’elemento tecnologico che prende il sopravvento.

 

4. Videodrome (1983)

 

Videodrome è tra i film più rappresentativi del cosidetto filone “body-horror” e della tematica tanto cara al regista David Cronenberg, quella in cui si ipotizza una fusione fra tecnologia e uomo (vedi i biomeccanoidi di H.R. Giger) e la nascita di una “nuova carne”. Cronenberg tocca qui uno dei suoi apici per quel che concerne l’aspetto visivo e metaforico e i disturbanti effetti speciali di Rick Baker, siamo nel 1983, sono parte integrante e imprescindibile della narrazione. Baker reduce dall’Oscar ricevuto per Un Lupo mannaro americano a Londra mette in scena mutazioni e allucinazioni visive che resteranno nella storia del cinema di genere come peraltro quelle del create dal collega Rob Bottin un anno prima per il remake La cosa di John Carpenter. La trama ci racconta di Max Renn (James Woods) proprietario di un canale via cavo specializzato in contenuti violenti e pornografici che s’imbatte in un canale pirata dai contenuti ancor più estremi. Il segnale di questo canale crea allucinazioni che trasformeranno Renn nella mano armata di un complotto filo-governativo che sfocerà in una surreale carneficina, in cui il confine tra realtà e parto della fantasia è sempre più labile. Cronenberg tornerà a toccare queste tematiche con l’interessante e sottovalutato ExistenZ, ma le vette orrorifico-allucinatorie di Videodrome restano inarrivabili.

 

5. The Den (2013)

 

Prima di Unfriended e Friend Request un piccolo film indipendente dal titolo The Den utilizzava il monitor di un computer e i social media come escamotage narrativo. Il film diretto da Zachary Donohue racconta le vicende di Elizabeth (Melanie Papalia), una studentessa impegnata in una ricerca sul comportamento psicologico degli utenti di social network e in particolare di un sito con webcam in cui si può chattare con sconosciuti senza alcun limite o protezione di sorta. Elizabeth si ritroverà in un vero e proprio incubo, spiata giorno e notte attraverso la sua webcam hackerata, inizierà per lei un gioco al massacro che la porterà nelle mani di una sorta di organizzazione di psicopatici che in puro stile “Hostel” rapisce, tortura e uccide persone di fronte alla webcam. Un film per certi versi sorprendente, assolutamente da ripescare e superiore a titoli similari come Smiley e il citato Unfriended.

 

 

6. Unfriended (2014)

 

Unfriended è un thriller-horror low-budget diretto da Levan Gabriadze e prodotto dalla Blumhouse Productions di Jason Blum (Paranormal Activity, Insidious, Sinister, La notte del giudizio). La trama ci racconta di un gruppo di amici che in una videochat verranno minacciati e uccisi uno ad uno da un misterioso killer che si identifica online come una loro compagna di scuola morta suicida dopo aver subito atti di cyber-bullismo. Come fece a suo tempo The Den, anche Unfriended utilizza lo schermo di un computer e il linguaggio da chat come una sorta di digressione dell’inflazionato formato found-footage, perchè alla fine è di questo che si tratta, sfruttare un realismo in stile documentario, in questo caso portato all’estremo, per costruire un thriller che incredibilmente non solo funziona, ma senza strumenti come colonna sonora, montaggio tradizionale e regia fornisce tensione e input emotivi che arrivano dritto al sodo, trasformando il film in un’esperienza virtuale di rara efficacia.

 

 

7. The Call – Non rispondere (2003) / Chiamata senza risposta (2008)

 

The Call – Non rispondere è un horror 2003 diretto da Takashi Miike (Ichi the Killer, Audition) e vede al centro della trama un cellulare “infestato”. Come la videocassetta e il televisore in Ring in questo caso il telefono e la segreteria telefonica si trasformano in una condanna a morte per chiunque ascolti un messaggio proveniente da una “chiamata persa”. La chiamata mortale in questione innesca una sorta di “Catena di Sant’Antonio” che collega tutti i numeri tra rubriche telefoniche innescando una serie di morti misteriose. Come Sadako e Samara anche stavolta c’è un vendicativo spettro dietro ogni omicidio, una bambina di nome Mimiko morta per un attacco d’asma e furiosa contro sua madre e le attenzioni che quest’ultima riservava alla sorella minore, che a sua volta subiva gli abusi della gelosa e violenta Mimiko. Takashi Miike riesce a dare una marcia in più a questa sorta di spin-off del classico Ring che non solo fruirà di due sequel The Call 2 (2005) e The Call 3: Final (2006), ma anche di un remake americano dal titolo Chiamata senza risposta (2008).

 

8. Generazione Proteus – Demon Seed (1977)

 

Precursore dei tecno-horror Generazione Proteus aka Demon Seed è un thriller fantacientifico del 1977 diretto da Donald Cammell (L’occhio del terrore) e basato sull’omonimo romanzo di Dean R. Koontz del 1973. Il film è incentrato su un supercomputer organico denominato Proteus che ribellatosi al suo creatore tiene prigioniera in casa una donna interpretata da Julie Christie. Proteus sottopone la donna a torture fisiche e psicologiche allo scopo di approfondire la conoscenza dell’essere umano e una volta compresa l’importanza di perpetuare la specie deciderà di riprodursi fecondando la sua prigioniera.

 

9. Pontypool (2009)

 

Intrigante variazione del genere zombie, Pontypool – Zitto…o muori è un film canadese del 2009 diretto da Bruce McDonald e ispirato al romanzo di Tony Burgess “Pontypool Changes Everything”. In una cittadina canadese un misterioso virus che trasforma le persone in brutali assassini si diffonde seminando morte e violenza. Uno speaker di un’emittente radiofonica locale e il suo entourage tentano di trovare una spiegazione e informare la cittadinanza su quanto sta accadendo, fino a scoprire l’agghiacciante verità sul veicolo del virus rappresentato da un segnale radio modificato e dalla pronuncia di alcune specifiche parole attraverso il microfono. Il film appartiene al filone degli “horror con contagio” da 28 giorni dopo a La città verrà distrutta all’alba.

 

10. Brivido (1986)

 

Quando si tratta di tecnologia che diventa letale non possiamo non citare Brivido aka Maximum Overdrive, film horror del 1986 che segna la prima e unica regia dello scrittore Stephen King che per l’occasione adatta un suo racconto breve dal titolo “Camion”, contenuto nella raccolta “A volte ritornano”, e fa una breve apparizione nel ruolo di un uomo insultato da un bancomat. La trama ci racconta del passaggio di una cometa che crea il caos sulla Terra, trasformando ogni elettrodomestico, veicolo e mezzo tecnologico in un letale killer. Brivido non è di certo un capolavoro e non può considerarsi un horror a tutto tondo poichè oltre ad includere elementi sci-fi spesso sconfina nella commedia nera, diciamo che a restare più impressi nell’immaginario sono stati l’enorme TIR con il volto del supercriminale dei fumetti Green Goblin e la colonna sonora degli AC/DC band preferita di Stephen King. Ricordiamo che il racconto di King nel 1997 ha fruito di un ulteriore adattamento nel film tv titolo Trucks – Trasporto infernale diretto da Chris Thomson.

 

11. Smiley (2013)

 

Ancora internet e social network come veicoli di brutalità, stalking e mentalità da branco in Smiley, film horror del 2012 diretto da Michael J. Gallagher. La leggenda di Bloodymary e l’evocazione di Candyman si digitalizzano e la maledizione corre sulla tastiera del computer. Secondo una leggenda metropolitana scrivendo tre volte “I DID IT FOR THE LULZ” ad una persona su internet si evocherebbe un serial killer chiamato Smiley che ucciderà l’interlocutore con cui si sta videochattando. In realtà la verità non avrà nulla di sovrannaturale e a fare le spese di un gioco sadico e malato sarà una giovane studentessa dalla mente fragile. Il serial-killer Smiley, che sfoggia un look intrigante con una maschera decisamente originale, purtroppo non va oltre l’apparenza e manca di quel tipico carisma di stampo orrorifico che ha fatto di Jason Voorhees e Michael Myers delle icone horror; in questo caso Smiley rappresenta semplicemente la banalità del male, di certo terrificante nella sua amoralità, ma quasi inerte dal punto di vista meramente cinematografico.

 

 

12. Cell (2016)

 

Cell, nei cinema italiani dal prossimo 14 luglio, è uno zombie-movie con rabbiosi contagiati alla 28 giorni dopo al posto dei canonici morti viventi. Il film tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King ci racconta di un misterioso segnale elettronico, di origine sconosciuta, diramato attraverso i telefoni cellulari di tutto il mondo, che penetra nella mente degli utenti con l’effetto di trasformarli in brutali assassini dagli istinti primordiali. Altro “horror con contagio” che vede protagonisti Samuel L. Jackson e John Cusack che tornano a recitare insieme dopo 1408, altro horror tratto da Stephen King. In origine Cell doveva essere diretto da Eli Roth che poi ha abbandonato per divergenze creative sostituito dal Tod Williams di Paranormal Activity 2.

 

13. Friend Request – La morte ha il tuo profilo (2016)

 

Doopo The Den e Unfriended arriva Friend Request – La morte ha il tu profilo, un horror di produzione tedesca diretto da Simon Verhoeven che mette di nuovo al centro della trama i social network. In questo caso di tratta del modaiolo Facebook che diventa il mezzo per una vendetta sovrannaturale perpetrata con l’ausilio della stregoneria, stalking informatico, omicidi in stile Nightmare e una strizzatina d’occhio agli horror nipponici, su tutti il cult Kairo aka Pulse.

 

14. Paura.com (2002)

 

Paura.com (FeardotCom) è un horror del 2002 diretto da William Malone (Il mistero della casa sulla collina). Stavolta l’elemento hi-tech incriminato è un sito internet denominato appunto “paura.com” in cui è possibile assistere a torture ed omicidi. Il sito è l’unico collegamento tra quattro omicidi su cui indagano il detective Mike Reilly (Stephen Dorff) e l’agente Terry Houston (Natascha McElhone) che finiranno per scoprire a caro prezzo chi si cela dietro il sito. Una premessa che ricorda i cult Kairo e Videodrome e una confezione che si presenta piuttosto intrigante dal punto di vista visivo. Purtroppo il regista incappa nel medesimo errore riscontrato nel precedente Il mistero della casa sulla collina, troppa attenzione alla confezione e poca cura nel costruire un racconto coeso che finisce inevitabilmente per perdere pezzi lungo la strada diventando narrativamente evanescente.

 

15. Stay Alive (2006)

 

Un videogioco che uccide, questa è l’intrigante idea alla base di Stay Alive, un horror del 2006 diretto e scritto da William Brent Bell (L’altra faccia del diavolo, The Boy). La versione beta di un videogioco “survival horror” diventa un mezzo per la famigerata assassina seriale ungherese Elizabeth Bathory (murata viva e in seguito morta suicida nel 1614) per perpetrare nuovi omicidi. A cercare di fermarla un gruppo di giovani appassionati di videogames che cadranno come mosche. Un film davvero pessimo in cui il regista, cercando di allestire e soprattutto gestire una doppia dimensione narrativa (videogioco / vita reale), finisce per trasformare il film in un videogame mancato, perdendo per strada la parte meramente cinematografica.