Venezia 64: Cassandra’s Dream – La conferenza stampa

Cassandra’s Dream. Regia: Woody Allen con Hayley Atwell – Colin Farrell – Sally Hawkins – Ewan McGregor. Questo incontro con Woody Allen è stato davvero interessante. Mi ha anche colpito davvero tanto l’attenzione con cui Farrell e Ewan McGregor seguivano le parole del regista quasi fosse un professore e loro gli alunni. Il Maestro parla

Cassandra’s Dream. Regia: Woody Allen con Hayley Atwell – Colin Farrell – Sally Hawkins – Ewan McGregor.

Questo incontro con Woody Allen è stato davvero interessante. Mi ha anche colpito davvero tanto l’attenzione con cui Farrell e Ewan McGregor seguivano le parole del regista quasi fosse un professore e loro gli alunni. Il Maestro parla della sua concezione della vita e del suo desiderio di scrivere tragedie.

Sinossi: Due fratelli tentano disperatamente di migliorare la loro difficile vita. Il primo è un giocatore d’azzardo cronico sommerso dai debiti fino al collo, l’altro un ragazzo innamorato di una bella attrice che ha conosciuto da poco. Pian piano la loro vita resta invischiata in una situazione sinistra dalle conseguenze profonde e infauste.

Di cosa parla il suo film? Qual è il suo messaggio?
Si tratta di una storia di due giovani simpatici e carini che vengono intrappolati in una situazione tragica. La vita e le loro azioni li spingono inevitabilmente verso questa situzione.

Perché i suoi ultimi film sono accomunati da un omicidio?
L’omicidio è un’ottima stampella per il dramma. Mi interessa l’aspetto oscuro della tragedia e l’assassinio è stato usato per secoli, a cominciare dalla tragedia greca. Artur Miller usa invece il suicidio che drammaturgicamente dà la possibilità di costruire buone storie perché permette di esplorare le debolezze umane.



I due fratelli, interpretati da Colin Farrell e da Ewan McGregor rappresentano Caino e Abele?
E’ strano come emergano spunti di lettura e chiavi di interpretazione dopo avere realizzato qualcosa. Il fatto che tutto venga deciso in un giardino ha indotto a leggere questo evento come il simbolo del peccato nel giardino dell’Eden e a vedere i due ragazzi come la metafora di Caino e Abele. In realtà questo va al di là delle mie intenzioni, sebbene non possa negare che probabilmente i racconti biblici su cui poggia la mia cultura siano emersi inconsciamente nella scrittura della sceneggiatura.

Sente che il suo cinema sta cambiando?
No, non lo credo. Io giro un film all’anno e realizzo quello che mi viene in mente. In questo momento della mia vita sento di scrivere tragedie. In realtà io avrei sempre voluto scrivere tragedie ma è successo che la mia vena comica ha preso il sopravvento. Ora che sono vecchio posso scrivere tragedie perché ormai ho una visione pessimista del destino umano. Io credo, ma questo che sto per dire non è certo originale né geniale, che la vita stessa è un avvenimento tragico in cui possono capitare dei momenti comici.

Come si è evoluta la sua idea del senso di colpa?
Ho sempre lottato con il senso di colpa. E’ un sentimento che si presta a due interpretazioni. Può sviluppare situazioni comiche se viene dipinto in modo esagerato; può essere incredibilmente tragico se inserito in una storia e può essere utilizzato per descrivere la morale del personaggio. Naturalmente se fossi stato io a provare un senso di colpa la lettura avrebbe avuto risvolti comici. Mi è piaciuta l’idea di vedere fino a che punto la coscienza morale dei due fratelli, così diversi, avrebbe potuto spingersi.
I personaggi scritti sul copione erano comunque appena abbozzati. Quel che si vede nel film è il frutto del lavoro degli attori : sono riusciti ad interpretare i due fratelli in modo eccelso, il loro contributo è stato molto più rilevante di quanto si immagini.

Domanda a Colin Farrel: Come si è sentito nella parte di un uomo pieno di paure e così diverso da quelli che di solito iterpreta?
Per me è stata come una liberazione. Ho potuto interpretare un personaggio molto vicino all’uomo comune. La caduta dello stata di grazia di Terry nel film è davvero darammatica.

Domanda agli attori: Com’è stato lavorare con Woody Allen?
Ewan McGregor: ho sempre sognato di lavorare con lui, ovviamente. Ciò che mi ha colpito è stato il senso di leggerezza che si respirava sul set e comunque il forte impegno che abbiamo dovuto metterci, perché abbiamo girato in sole sei settimane. Io e Colin ripetevamo le scene in ogni occasione anche durante il make up perché poi andati sul set ci sarebbe stato spazio per ciak.
Colin Farrell: tutto quello che era necessario fare era stare ad ascoltarlo.

Il suo cinema è stato influenzato da Groucho Marx. Quali tra gli artisti di oggi prendono ispirazione da lei?
Non voglio peccare di falsa modestia ma io non credo di avere influenzato nessun artista. Altri miei colleghi, come Martin Scorsese ad esempio, lo hanno fatto. Io ho tratto ispirazione soprattutto da Groucho Marx ma vorrei anche ricordare anche il meno famoso Bob Hope.

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