Alla ricerca di Dory: Recensione in Anteprima

Ennesimo successo emozionale per la Pixar con Alla ricerca di Dory, atteso e temuto sequel di Alla ricerca di Nemo.

Tra i tanti (troppi?) sequel impossibili annunciati dalla Pixar in questi ultimi 24 mesi, vedi Gli Incredibili 2, Cars 3 e Toy Story 4, Alla Ricerca di Dory sembrava davvero il più azzardato. Questo perché Andrew Stanton, all’epoca autore del soggetto, della sceneggiatura e ovviamente regista, aveva creato con Alla Ricerca di Nemo un instant-classic capace di resistere nel tempo, vincere un Oscar e incassare 936,743,261 dollari in tutto il mondo. Una meraviglia subacquea che sembrava avesse già raccontato tutto dei suoi protagonisti, se non fosse per la smemorata ed esilarante Dory, pesciolina azzurra in lingua originale doppiata da Ellen DeGeneres e in italiano dalla sublime Carla Signoris. Ed è proprio su di lei, sulla sua storia, sul suo passato a noi (e a lei!) sconosciuto che Stanton si è soffermato, confermando ancora una volta l’assoluta unicità in campo emozionale da parte della Pixar.

Perché nessuno come loro, e la cosa va avanti da 20 anni oramai, è in grado di arrivare al cuore dello spettatore, grande o piccolo che sia, stimolando gioia, sorrisi e al tempo stesso commozione. Chiacchierona e dalla memoria a breve termine che fa cilecca, impulsiva e sempre sorridente, Dory non sa da dove venga e chi siano i propri genitori. Fino a quando un lampo, tanto fugace quanto abbagliante, non le fa ricordare lontani istanti familiari, convincendola a partire nuovamente all’avventura per rintracciarli. E riabbracciarli. Al suo fianco, neanche a dirlo, il pesce pagliaccio Marlin, suo leale amico, e il piccolo Nemo, proprio grazie a lei scovato dall’altra parte dell’Oceano un anno prima.

Alla ricerca di Dory inizia infatti un anno dopo le avventure raccontante nel 2004 in Alla ricerca di Nemo, riportando un’altra volta le disabilità di questi pesci così spaventosamente umani al centro della scena. Dalla pinna atrofica di Nemo siamo ora passati alla memoria ballerina di Dory, evidentemente limitata eppure coraggiosa e disposta a tutto pur di riuscire in un’impresa apparentemente impossibile: ritrovare mamma e papà. Attraverso una serie di commoventi flashback Stanton fa (ri)vivere tanto a lei quanto a noi verità del suo passato da tempo rimosse, alimentando indirettamente una nuova avventura che vedrà Dory, Marlin e Nemo conoscere inediti animali. Dal pesce luna doppiato da Massimiliano Rosolino allo stupendo polpo camaleonte di nome Hank, passando per i leoni marini Fluke e Rudder, la bislacca foca Gerard e la stupida ma fedele anatra Becky.

Se l’effetto deja-vu è costantemente e pericolosamente dietro l’angolo, una volta abbandonata la tartaruga Scorza il regista si affaccia fortunatamente su altri piani, affidando all’incredibile forza di volontà di questa pesciolina l’arduo compito di riunire famiglie e ampliare amicizie, traendo energia proprio dalle proprie mancanze. Nuotando in un percorso ad ostacoli che sembrerebbe davvero non finire mai, Dory supera prove apparentemente insormontabili sempre solo e soltanto grazie al proprio istinto, a cui aggrapparsi nei momenti di maggiore difficoltà. Visivamente meno accecante e ovviamente originale rispetto al primo capitolo, questo sequel Pixar rimane comunque l’ennesimo successo emotivo dello studios animato, forse più infantile rispetto agli ultimi titoli ma ancora una volta centrato su quel che c’è di più importante al mondo, che tu sia uomo o animale. Gli affetti di chi ti vuole bene. Attraverso un abbraccio tra pinne, due occhioni che raccontano un mondo, una voce rotta dall’emozione o la magia dell’imprinting, Stanton e gli animatori Pixar sono nuovamente riusciti ad umanizzare un pesciolino, a lungo solo al mondo a causa di una malattia da cui comunque provare ad estrarre il meglio. Riuscendoci.

Ingredienti vincenti che hanno subito fatto breccia al box office americano, tanto da tramutare Dory nel maggior incasso animato di sempre (inflazione esclusa), superando titoli come Frozen, Toy Story 3 e Shrek 2, nonché nel maggior incasso assoluto di questo 2016 davanti a supereroi come Civil War e Deadpool. Perché non ci si può unicamente affidare ai superpoteri per superare ostacoli a prima vista inaccessibili, vincere sfide impossibili e abbattere terrificanti paure (occhio al meraviglioso corto iniziale). E la petulante ma adorabile Dory, impavida svampita, ne è la dimostrazione animata.

[rating title=”Voto di Federico” value=”7.5″ layout=”left”]
[rating title=”Voto di Antonio” value=”6.5″ layout=”left”]
[rating title=”Voto di Gabriele” value=”7″ layout=”left”]
[rating title=”Voto di Carla” value=”7.5″ layout=”left”]

Alla ricerca di Dory (Finding Dory, animazione, Usa, 2016) di Andrew Stanton, Angus MacLane; con Ellen DeGeneres, Albert Brooks, Diane Keaton, Eugene Levy, Ty Burrell, Willem Dafoe, Dominic West, Idris Elba, Kaitlin Olson, Vicki Lewis, Jerome Ranft – uscita giovedì 15 settembre 2016.

I Video di Blogo

Sky Cinema: promo con Alessandro Gassmann

Ultime notizie su Film Disney

Tutto su Film Disney →