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Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro: Recensione in Anteprima

Fabio Guaglione e Fabio Resinaro debuttano in sala con Mine, film interpretato da Armie Hammer.

Un esordio alla regia con una star di Hollywood, quello a cui sono andati incontro Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, nel 2008 acclamati grazie al corto sci-fi Afterville, sbarcati in America e da allora alla ricerca di finanziatori per portare in sala il loro primo lungometraggio: Mine. A credere in loro Peter Safran, produttore di Buried e di The Conjuring, per un’idea apparentemente tanto semplice quanto affascinante e complessa: un uomo mette un piede su una mina in mezzo al deserto. Ha quasi finito l’acqua, è solo, gli aiuti distano oltre 50 ore e se si muove è morto. Che fare?

Una sfida impegnativa per qualsiasi attore, come accaduto proprio a Ryan Reynolds con Buried, che ha in questo caso coinvolto Armie Hammer, ex Lone Ranger qui protagonista di un autentico one-man-show attoriale. Dagli spazi angusti e claustrofobici del titolo di Rodrigo Cortés, con un uomo intrappolato in una bara, Guaglione e Resinaro sono passati allo spazio infinito, desolato ed ostile del deserto, percorso da due marines in guerra: Mike e Tommy, amici da sempre inviati in missione per uccidere un pericoloso terrorista. Ma qualcosa va storto e i due, inseguiti, fuggono tra le tempeste di sabbia, ritrovandosi in un campo minato. Entrambi calpestano una mina, ma se per Tommy c’è poco da fare per Mike, fermatosi prima di compiere il fatale passo, inizia la sfida impossibile della sopravvivenza.

Solo apparentemente a tinte ‘thriller’, Mine dei debuttanti Fabio Guaglione e Fabio Resinaro è in realtà un dramma intimo e personale legato al suo protagonista, costretto a fare i conti con quel passato da cui è letteralmente fuggito. Paralizzata in una situazione di stallo, l’esistenza di Hammer è chiamata a fare quell’agognato passo in avanti che potrebbe finalmente riportarlo a vivere una vita al momento frenata da paure e insicurezze, che lo vede da tempo in ginocchio, nonché segnata da violenze adolescenziali mai del tutto dimenticate.

I due registi italiani, che si son fatti le ossa a suon di spot televisivi, si sono affidati a produttori esteri per realizzare un esordio alquanto temerario e decisamente inusuale per la cinematografia tricolore, cadendo però pesantemente sulla sceneggiatura, proprio da loro firmata. I pochi personaggi che ruotano attorno a Hammer, vedi l’insopportabile compagno di missione e il misterioso berbero che tra battute alla Eddie Murphy e saggezza spicciola stronca la tensione ed alimenta fastidio, appesantiscono un film dalla durata esagerata (106 minuti) e dall’evitabile ridondanza. Una volta intrappolato sulla mina nel cuore del deserto, stanco, affamato e disidratato, Hammer sarà vittima degli animali (notevoli le scene notturne) e soprattutto delle visioni, tra fantasmi e miraggi, realtà e finzione che continuamente si incontrano. Mine prende così la strada dell’allucinazione perenne, resa sempre più marcata con il passare dei minuti dall’ottimo lavoro di montaggio ma frenata da una ripetitività visiva e contenutistica che ne limita l’efficacia. Incapaci di arrivare al dunque in un tempo accettabile, Guaglione e Resinaro hanno così finito per sovraccaricare una buona idea di partenza, probabilmente minata da ambizioni esageratamente articolate e troppo poco inclini alla sintesi per essere un esordio cinematografico.

[rating title=”Voto di Federico” value=”5″ layout=”left”]

Mine (Usa, thriller, dramma, 2016) di Fabio Guaglione, Fabio Resinaro; con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Juliet Aubrey, Geoff Bell – uscita giovedì 6 ottobre 2016.