Roma 2016, Goldstone: Recensione in Anteprima

Il cinema di genere australiano torna a fare meraviglie con Goldstone di Ivan Sen.

Talento australiano esploso nel 2003 con Beneath Clouds e solo 5 anni fa acclamato al Festival di Cannes con Toomelah, Ivan Sen è quest’oggi sbarcato alla Festa del Cinema di Roma con Goldstone, suo 5° lungometraggio interpretato da Aaron Pedersen, Alex Russell, Cheng Pei-Pei e da una sublime Jacki Weaver.

Un film potentissimo, per essere subito particolarmente chiari, a metà tra il noir e il western, il thriller e il poliziesco. Ambientato in uno sconfinato e polveroso deserto in cui è il nulla a dominare il paesaggio, Goldstone è una piccola città mineraria abitata da poche anime, costrette a convivere con la dilagante corruzione portata avanti dalla Sindaca e dal suo amante, a capo della miniera locale che punta ad un’espansione milionaria sul territorio.

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Jay, detective perseguitato dal dolore di una perdita indigeribile, è stato inviato in questa assolata landa per cercare una ragazza scomparsa. Una cinese svanita nel nulla. Peccato che il detective, di origine aborigene, sia poco digerito dalle autorità locali, tanto da ritrovarsi la stanza del motel crivellata di colpi. Vivo per miracolo e noncurante del pericolo, Jay prosegue le proprie indagini trovando un buon alleato nello ‘sceriffo’ del luogo, inizialmente poco incline ad un confronto, scoperchiando una pericolosa rete criminale che avvolge l’intera cittadina.

Uno scontro di culture e mentalità, politico e culturale, tra gli spazi infiniti di un arido mondo in cui non si può contrattare. Un mondo che va preso per quello che è. Sen, indubbiamente ‘aiutato’ dalle incredibili scenografie naturali di un’Australia che trasuda fascino e semina sgomento, carica pathos tra i camper e i container che formano una città di fatto ‘inesistente’. Persino il corrotto sindaco, madre di 12 figli adottati a distanza, con 5 matrimoni falliti alle spalle, un’improbabile parrucca bionda e una passione smodata per le torte alle mele, vive in una triste e polverosa roulotte da cui tira i fili della malavita locale, fatta di prostituzione, traffico di esseri umani e omicidi su commissione. Avidità e solitudine viaggiono a braccetto in questi luoghi apparentemente privi di umanità, con il regista che attraverso il personaggio del detective Jay costruisce un chiaro percorso di risveglio culturale e spirituale legato agli aborigeni del luogo, da sempre in lotta per il diritto alla propria terra.

Scritto, diretto, prodotto, montato, fotografato e addirittura musicato dallo stesso Sen (sontuoso il tema musicale), Goldstone procede con apparente lentezza senza mai cedere alla facile e testosteronica violenza (tolta la fantastica sparatoria finale tra i container), evolvendosi con fare deciso e mai consolatorio in un’entroterra da secoli, ormai, diviso tra forestieri e nativi. L’occhio di Dio che segue i protagonisti per queste sporche, infinitamente lunghe e solitarie strade sembra quasi volutamente guardare da un’altra parte, dinanzi ai reiterati ed efferati crimini commessi, suggerendo loro, e indirettamente a tutti noi, di intraprendere un percorso interiore che li possa condurre ad un pacifico senso di appartenenza, forse mai realmente abbracciato.

Eccellente Aaron Pedersen, detective dall’alcolico presente figlio di un devastante passato, così come la Weaver, dai tempi di Animal Kingdom volto regina di un certo tipo di cinema australiano, qualitativamente alto e di genere. Da Goldstone splendidamente rappresentato.

[rating title=”Voto di Federico” value=”8″ layout=”left”]

Goldstone (Australia, thriller, 2016) di Ivan Sen; con Aaron Pedersen, Alex Russell, Jacki Weaver, Cheng Pei-Pei

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