The Space Between: recensione in anteprima

Pallida vicenda sentimentale che accarezza temi importanti senza davvero esplorarli, The Space Between forse avrebbe pure qualcosa da dire sui suoi personaggi, se non fosse che non sa come farlo

Marco e Claudio sono due amici di vecchia data che vivono a Udine. Il primo lavora presso una fabbrica dopo aver vissuto per anni a New York, dove faceva lo chef, mentre il secondo appare più risolto in quella cornice friulana, dove gestisce una libreria. Un’inquietudine costante quella di Marco, che Claudio avverte molto bene ed infatti si adopera per trovare all’amico un contatto con un rinomato ristorante di Melbourne. Ma le cose sono destinate a cambiare drasticamente: Claudio perde la vita a seguito di un incidente stradale e per Marco si tratta della seconda persona a lui molto cara alla quale tocca dire addio; la prima fu la madre qualche anno prima.

The Space Between fa una fatica tremenda ad intavolare il discorso su cui intende soffermarsi; ad alcuni certe espressioni non piacciono, non senza motivo, però davvero… nella prima ora praticamente non succede alcunché. Né la regista Ruth Borgobello pare disporre dei mezzi per poter tirare così tanto, concedendosi tutto questo tempo che sa per lo più di un lungo, a tratti estenuante preambolo. Sì, in questa fase si vorrebbe descrivere la condizione di Marco, il primo, apparentemente fortuito approccio con Olivia, l’australiana venuta in Friuli per sbrigare una faccenda di famiglia, ma in verità emerge davvero poco, non abbastanza ad ogni modo per giustificare un lasso di tempo così dilatato.

Quando qualcosa comincia a venire fuori lo spartito d’altra parte non cambia più di tanto: The Space Between muta in una storia sentimentale con venature forzatamente poetiche, qualcosa su cui la Borgobello purtroppo non riesce ad imprimere alcuna impronta, perdendone il controllo molto presto. Si parla di inseguire i propri sogni, coltivare i propri desideri, sentirsi insomma in armonia col proprio destino o progetto che dir si voglia; ed allora ecco il Rainer Maria Rilke delle Elegie duinesi, comprensivo d’immancabile gita lì dove il poeta boemo compose la sua opera. Confronto o anche solo richiamo ahinoi impietoso, che appesantisce ulteriormente la portata del racconto, il quale risente in modo quasi beffardo di questa evocazione così rarefatta.

Come Rilke, anche Claudio e Olivia sarebbero artisti, lui in veste di cuoco mentre lei in quella di designer; un corto circuito che si ritorce contro al film, a questi personaggi, i quali scadono involontariamente in una velata parodia non solo di sé stessi ma dell’epoca entro la quale vivono ed operano. Si coglie anche troppo chiaramente, spiace dirlo, la fatica con cui ci si relaziona alla realtà che i due protagonisti vivono, di cui infatti dopo l’epilogo ne sappiamo tanto quanto ne sapevamo quando li abbiamo incontrati la prima volta; né in fin dei conti c’interessa più di tanto approfondire.

Tutti i limiti di The Space Between stanno perciò in scrittura, laddove invece il film non sia girato poi così male, fotografato più che dignitosamente ed interpretato così e così. Affiorano temi importanti, oserei dire quasi obsoleti ma nell’accezione positiva del termine: chi parla infatti oggi di senso del dovere verso il prossimo, verso la propria famiglia, se non in maniera annacquata, addirittura deviata? C’è anche l’elaborazione del lutto, terreno ancora oggi piuttosto bazzicato e che per certi versi è pure più centrale. Solo che nell’affrontare tali argomenti non si riesce a dire quasi nulla, se non, per esempio, che le responsabilità, qualora davvero abbracciate, non di rado ci separano dai nostri sogni, interrompendo bruscamente il nostro percorso. Ecco, forse questo vorrebbe dire la Borgobello, ossia raccontarci la dolorosa ripresa di un percorso a partire da dove lo si era lasciato, salvo che inevitabilmente le cose cambiano, le persone pure, ed allora bisogna trovare sentieri alternativi per approdare lì dove si deve.

Ok, ma quanta difficoltà nel veicolare tutto ciò, senza contare che di base ci troviamo pure in un campo minato, perciò uscirsene fuori con qualcosa di interessante, non dico significativo, è impresa assai ardua. Un’ambizione la cui proporzione sembra non essere stata ponderata, forse perché troppo legati a questa storia, a questi personaggi, che a queste condizioni sarebbero stati più a loro agio dentro a un contesto letterario, refrattario com’è il meccanismo del discorso e certe dinamiche alla mera esperienza filmica. Venendo meno un’idea che si muova in tal senso, una storia del genere e le modalità attraverso cui ci viene proposta non possono che arrancare; restano degli ambienti meravigliosi e degli scorci suggestivi di un Friuli Venezia Giulia che però andrebbe (ri)scoperto anzitutto mediante altri canali.

[rating title=”Voto di Antonio” value=”4.5″ layout=”left”]

The Space Between (Italia/Australia, 2016) di Ruth Borgobello. Con Flavio Parenti, Maeve Dermody, Lino Guanciale, Fulvio Falzarano, Marco Leonardi, Giancarlo Previati e Ariella Reggio. Nelle nostre sale da giovedì 4 maggio 2017.

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