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Nemesi di Walter Hill dal 27 luglio nelle sale italiane – intervista al regista

Walter Hill torna al cinem con un thriller trainato da due donne action. Michelle Rodriguez e Sigourney Weaver.

Un tempo conosciuto come Tomboy e The Assignment (QUI il trailer), arriverà nelle sale d’Italia il prossimo 27 luglio grazie alla Notorious Pictures Nemesi, nuovo atteso film di Walter Hill a 5 anni dal sottovalutato Jimmy Bobo – Bullet to the Head, con Sylvester Stallone. Protagoniste Sigourney Weaver e Michelle Rodriguez, in un thriller dalla trama intricata dove l’unica ragione possibile è l’istinto di vendetta.

Frank (Rodriguez) è un killer a pagamento catturato da una chirurga plastica (Weaver), la quale, per vendicare la morte del fratello, anche lui tra i bersagli del killer, lo opera a sua insaputa per cambiargli sesso, infliggendogli così una tortura peggiore della morte.

Presentato al Toronto Film Festival dello scorso anno, Nemesi non è mai uscito nelle sale d’America. A seguire un interessante botta e risposta con il regista.

[accordion content=”Walter Hill” title=”Intervista al regista”]
Questo non è uno dei tuoi sforzi da Studio di Hollywood.
Fare un film indipendente con un budget ridotto non mi è del tutto nuovo, ma credo che questo fosse l’approccio giusto per una storia che nessuno studio avrebbe, e ha, fatto.

Come nasce il progetto? Come è stato possibile utilizzarlo?
Verso la fine degli anni Settanta, Denis Hamill ha scritto una prima bozza intitolata TOMBOY che il mio agente mi ha inviato. Mi è piaciuta.

Perché?
Perché era audace.

Cosa è successo nei trentacinque anni successivi?
Niente per molto tempo, ma non riuscivo a togliermi quell’idea dalla testa.
Verso il 1990 ho chiamato Denis, ho firmato un accordo di opzione per il materiale, ho collaborato alla scrittura di una sceneggiatura che non mi piaceva e poi ho abbandonato il progetto.

Poi, cosa è successo?
Assolutamente nulla per altri 10 anni. Poi, un giorno ho trovato la sceneggiatura originale di Denis nel mio appartamento, l’ho letta e ho chiamato Denis per capire se i diritti fossero ancora disponibili. Ho fatto un nuovo accordo di opzione e ho iniziato a lavorarci. Due settimane dopo avevo una bozza. Alla fine quella sceneggiatura è diventata la graphic novel e il film. Mi sono molto divertito a scrivere i personaggi di Frank Kitchen e della dott.sa Rachel Jane. Tipologie umane e stili di dialogo in grande contrasto – una trama volutamente minima e riduttiva.

Secondo te di cosa tratta il film?
Vendetta. E presenta la vendetta in un modo differente dal solito stereotipo, comunica che per molti la vendetta può essere molto appagante.

Non è un film sulla situazione dei transgender?
É importante ai fini narrativi, ma non è quello il vero fulcro tematico. Come dicevo, è un film sulla vendetta, è un dark fantasy che non ha una connessione reale con la situazione che vivono i transgender.

Come sai, il film è stato attaccato, persino prima che fosse fatto, da quelli che ritenevano che la tematica della riassegnazione di genere non fosse appropriata per un “film di genere”.
Sì…. non ho replicato allora. Ho deciso che la mia risposta sarebbe stata il film finito. Tanto per la cronaca, in NEMESI non c’è nulla che contraddica, metta in discussione o ridicolizzi l’attuale teoria del gender.

Perché non hai scelto un attore transgender per Frank Kitchen?
Se ne è discusso, però così il progetto non sarebbe stato finanziato. Anche se con un budget ridotto avevamo bisogno di qualche nome conosciuto.

Perché non hai scelto un uomo per il ruolo di Frank Kitchen?
Anche di questo si è parlato. Perché ritenevo che così fosse una sfida più grande per l’attore recitare la parte. Inoltre con un’attrice, NEMESI non diventa un film sul trucco.

Michelle Rodriguez è perfetta per il suo personaggio.
Un tesoro. Non riesco a pensare a nessun altro che potesse interpretarlo ugualmente o meglio di lei. Inoltre, serviva un attore coraggioso per recitare questo ruolo. E Michelle è molto coraggiosa.

Le hai dato da girare molte scene in spagnolo. Erano scritte così nella sceneggiatura?
No. Le abbiamo cambiate quando le abbiamo girate. Volevo che il personaggio si spingesse oltre. Inoltre questo rivela quanto sono misteriose le origini di Frank e che il nome Frank Kitchen è soltanto un alias.

In questo film Sigourney Weaver è molto diversa.
Lei ha attinto molto per questo personaggio dalle sue altre interpretazioni, ovviamente. Ha una personalità teatrale ben distinta.

Deve essere cattiva, pazza o entrambe le cose?
Entrambe. E il mix è spinto al massimo. Penso che sia eccezionale in questo ruolo. Non l’abbiamo mai vista in una simile prova di bravura, portata a termine meravigliosamente. Veramente una grande interpretazione

L’hai aiutata con l’approccio al personaggio?
No. L’ho scelta e incoraggiata, poi sono rimasto in disparte. Tony Shalhoub l’ha aiutata restando allo stesso alto livello di recitazione, l’effetto inevitabile è stato quello di tenerla in riga. Oltre alla scena della deposizione, quasi tutte le scene in istituto sono a due voci, come le loro due parti. Tony ha dato moltissimo per il film.

Qualcuno teme che il film mostri il Cattivo come una donna transgender, è vero o falso?
False tutte e due le cose. Frank Kitchen non è il Cattivo. E non diventa una donna transgender. Resta ciò che è nella sua testa, un maschio eterosessuale. L’intervento ai genitali e la femminilizzazione non sono la stessa cosa di essere transgender. È necessaria una predisposizione mentale per desiderare la procedura.

Altri disapprovano che l’intervento di cambio di sesso venga usato come punizione. Qual è il tuo commento?
La dottoressa Jane lo impone a Frank, in parte, come una punizione e, in parte, come l’occasione per dargli una nuova prospettiva di vita, un’ultima chance per redimersi.
L’operazione è imposta a Frank anche come test dell’aspetto più elementare della teoria del gender: tu sei ciò che sei nella tua mente. Come dice la dottoressa Jane, il suo esperimento è contemporaneamente un successo e un fallimento. La teoria del gender si rivela corretta, ma secondo i termini del dottore, Frank non diventa un essere umano migliore. Torna a sparare.

La sequenza dell’intervento è girata come un film horror.
Esattamente. Ed è girata dal punto di vista implicito di Frank. L’attività chirurgica nel film non è né una sfida né un supporto all’ideologia transgender. Probabilmente può essere descritta meglio come una moderna scienza medica impazzita.

Perché l’uso ripetitivo di tavole di fumetti?
Suggerisce la mancanza evidente della realtà quotidiana nello storytelling. Volevo la libertà dei fumetti e della graphic novel.

NEMESI è un graphic novel, vero? Pubblicato in Francia?
Con il titolo Corps Et Âme. E’ uscito a Parigi, nell’aprile di quest’anno. E’ la mia seconda fatica in questa disciplina. Balles Perdues, una gangster story ambientata negli anni Trenta è uscito, invece, lo scorso anno.

Ti piace scrivere graphic novel?
Moltissimo. É come correre le ripetute di scatti quando sei abituato a una breve corsetta. Al momento sto collaborando a un altro lavoro con lo stesso adattatore (Matz) e lo stesso artista (Jef). Una storia sci-fi.

Alcuni dicono che la premessa di NEMESI è sconvolgente e turpe…
Colpevole.

Immotivatamente predatorio.
Avrei potuto essere molto più esplicito, ma ho voluto mantenere tutto dolce e semplice. E volevo che il personaggio di Frank Kitchen migliorasse durante il suo percorso… Volevo iniziare con il personaggio più misero e amorale del mondo delle professioni criminali per guidarlo poi verso un luogo di redenzione. Ma una redenzione in cui lui resta nel personaggio. Frank rimane essenzialmente ciò che è, ma migliora….

Lui deve risultare adeguato?
Quando si sopravvive in condizioni avverse si è quasi sempre adeguati. Frank fuori dal nulla, si sveglia in uno stato alterato. Il suo carceriere gli fa la paternale in una frase derisoria registrata. La sua seconda incursione all’esterno nel mondo, oltre alla topaia in cui vive, è una violenza sessuale.

Non così velocemente. E’ una violenza che restituisce brutalmente quando resta coinvolto in un piccolo furto.
Vero. È un ragazzo di strada. Vive in un mondo Darwiniano/paranoide. Ricorda, la mia intenzione era che lui restasse nel personaggio.
Frank Kitchen non sarà mai un santo. É semplice confondere personalità e atteggiamento con il vero comportamento. Il vecchio Frank Kitchen avrebbe ucciso Johnnie dopo aver scoperto il tradimento.

Il personaggio di Frank non ha altro da dirci?
Certo. Nel graphic novel successivo diventerà una specie di giustiziere che combatte contro gli sfruttatori di donne.

E nel film?
Non lo so. È complicato. La ricezione del pubblico, i finanziamenti, la disponibilità del cast, il budget, bisogna avere tutte queste cose nell’ordine giusto. Il mondo della graphic novel è molto più semplice.

Penso che, per certi aspetti, il film NEMESI sia un saggio travestito da fumetto.
(risate) Lo dici tu, non io.