Venezia 74, Human Flow di Ai Weiwei: Recensione in Anteprima

L'artista cinese Ai Weiwei porta alla Mostra del Cinema il dramma dei migranti.

human-flow-cover.png

Un anno di lavorazione in giro per il mondo, ad osservare i profughi della Terra. Ai Weiwei, artista cinese, ha viaggiato in 23 Paesi per dar vita a Human Flow, mastodontico documentario approdato alla 74esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Un'opera monumentale per raccontare la drammatica migrazione in atto, tra Afghanistan, Bangladesh, Francia, Grecia, Germania, Iraq, Israele, Italia, Kenya, Messico e Turchia. Stiamo assistendo al più grande esodo umano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, con Weiwei in prima linea nel denunciare la crisi sempre più profonda che coinvolge i profughi del Pianeta.

Uomini, donne e bambini in fuga dalle guerre e dalla fame, in cerca di giustizia e diritti, di un semplice riparo e di un futuro migliore. Rimbalzati da un confine all'altro, tra muri di filo spinato e campi esplosivi. Un 'flusso umano' di persone che Weiwei segue da vicino, con smartphone alla mano e troupe di oltre 200 persone, per raccoglierne l'umanità, la sofferenza, il bisogno d'aiuto.

Una produzione colossale dallo stile umanistico, con una quantità infinita di didascalie che snocciolano drammatici numeri e breaking news, mentre volti e paesaggi scorrono a ritmo vorticoso. Weiwei, che ostenta un inutile egocentrismo irrompendo continuamente sulla scena, si dilunga pesantemente nella sua narrazione, dilatata a dismisura. Abbracciando il mondo intero, l'artista cinese sottolinea la globalità del problema migranti, ingigantito dalla paura nei confronti del diverso e sempre più centrale in ambito politico.

Intervallato da poetiche frasi, interviste e 'dietro le quinte' che vedono Weiwei co-protagonista, Human Flow è un film tanto crudo e necessario quanto scarsamente cinematografico. Droni su droni osservano lo sfascio del mondo dall'alto dei cieli, neanche fossero l'occhio di Dio, spaziando tra miseria e crudeltà, guerre, tirannia, privazioni e disperazione.

Una celebrazione della dignità umana perduta, cercata e in futuro si spera ritrovata, da Weiwei documentata con tono accusatorio nei confronti del grandi della Terra, evidentemente incapaci di gestire una tragedia umanitaria di simili proporzioni. Emotivamente ricattatorio e dirompente.

Voto Federico 5

Voto Antonio 2

Human Flow (Doc, 2017) di Ai Weiwei

  • shares
  • Mail