Code Name Geronimo: recensione in anteprima

Prima di Zero Dark Thirty, il film della Bigelow sulla caccia a Bin Laden, ecco un film sullo stesso argomento: ma c’è puzza di prodotto tv. Leggi la recensione

Harvey Weinstein c’ha provato, come sempre. Comprando i diritti per la distribuzione di Code Name: Geronimo a Cannes, sperava forse di fare tanto rumore nel periodo delle elezioni americane. Cosa può far più rumore di un film sulla caccia e sulla morte di Osama Bin Laden ad opera dei Seal Team? Se si arriva prima di Zero Dark Thirty, il film sullo stesso tema che sta preparando Kathryn Bigelow e che ha già fatto scoppiare tante polemiche, ancora meglio.

Gli unici successi, ad ora, di Code Name: Geronimo? Saltare l’uscita in sala in America (sarà trasmesso direttamente in tv, sul canale del National Geographic), e perdere il confronto in celebrità con lo stesso Zero Dark Thirty, di cui continua a salire la febbre sempre più. Anche perché, fan o meno di The Hurt Locker, c’è tanta curiosità nel vedere come la Bigelow e il suo compagno e sceneggiatore Mark Boal tratteranno una materia così scottante e ancora troppo attuale.

Il regista di Code Name: Geronimo invece è John Stockwell: che è una sòla senza possibilità di appello. Negli ultimi anni ha diretto un po’ di pellicole da noi inedite, e in Italia siamo fermi a Turistas. Ecco: Stockwell, che molti di voi ricorderanno per essere il protagonista di Christine, la macchina infernale di Carpenter, è specializzato in riprese subacque, manzi a torso nudo e bellezze mozzafiato perennemente in bikini. Roba alla Trappola in fondo al mare, insomma.


Che c’entra quindi un nome come il suo con un film sul gruppo dei Navy Seal che diede la caccia ed eliminò il leader di al-Qaeda quel fatidico 2 maggio 2011 ad Abbottabbad, in Pakistan? Dopo aver visto il film lo confermiamo senza problemi: nulla. Perché sin da subito si ha l’impressione di guardare un film per la tv, un prodotto straight-to-dvd, o al massimo un pilot per una serie americana.

Il disagio è presente praticamente sin da subito, da quando entrano in scena tre ufficiali della CIA, volti noti soprattutto per il loro lavoro in tv come William Fichtner e soprattutto Kathleen Robertson ed Eddie Kaye Thomas. La Robertson interpreta Vivian Hollins, analista antiterrorismo convinta che Bin Laden sia ancora vivo e che ci voglia una strategia per scovarlo ed annientarlo. Thomas interpreta invece Christian, convinto che Osama sia già morto, probabilmente in un attacco del 2007. Fichtner è il loro capo, Guidry, un po’ burbero ma in fondo umano.

Il film comincia il 16 febbraio 2010 nella prigione “nera”: un uomo imprigionato ha delle informazioni che riguardano Bin Laden. Forse conosce qualcuno a lui vicino, e potrebbe condurre direttamente alla “preda”. Il film prosegue, scandito per giornate, tra Medio Oriente e America. Subito dopo, infatti, il 4 gennaio 2011, ci troviamo sia in Pakistan che nella sede della CIA in Virginia. Code Name: Geronimo vuole quindi essere un film corale, con tanti personaggi e diversi scenari, ed un affresco di quello che fu tutto l’insieme che portò alla missione e alla caccia di Bin Laden.

Ma può un film del genere raccogliere subito tutta l’eredità di questa storia, saperla riassumere con dignità e capacità di scrittura e sintesi, senza cadere in facili semplificazioni? Evidentemente no, anche se Stockwell e il suo sceneggiatore Kendall Lampkin provano a restituire allo spettatore tutta la complessità della vicenda. Ma se provano a far ciò, perdono di vista tutto il resto: ovvero i personaggi e il lato più puro e di genere della pellicola.

Due pakistani infiltrati della CIA, Malik e Waseem, affittano un appartamento di fronte a quello che potrebbe essere il rifugio di Bin Laden. Intanto i Seal Team vengono chiamati a prepararsi per una missione segreta: l’obiettivo viene per ora chiamato “il camminatore”, e il suo nome non verrà svelato finché non ci sarà il via all’operazione. Il via ci potrà essere però solo con una prova di ferro, e trovarla è il compito dei servizi antiterroristici capitanati da Guidry. Osama Bin Laden non viene ancora mai citato per nome, anche se i Navy già ipotizzano possa essere lui il loro obiettivo.

Code Name: Geronimo ci tiene a restituire innanzitutto la complessità e la grandezza della sua vicenda attraverso la stratificazione dei punti di vista: tanti personaggi da una parte, come dicevamo (ma attenzione: sono tutti praticamente Americani), però anche tanti schermi dall’altra. Cellulari, videocamere, schermi, computer, Skype… Come in Redacted, verrebbe da pensare, per ragionare su… cosa esattamente? Sinceramente pare più un’idea non sviluppata e buttata lì in sede di sceneggiatura, quasi ci fosse il bisogno di darsi un tono.

Per quel che riguarda i personaggi, siamo in puro terreno di pilot tv: personaggi abbozzati e bidimensionali a cui si tenta disperatamente di dare qualità e fragilità umane. Ma in 90 minuti, vista la materia, si perde già in partenza contro il tempo. Stunner, il capo dei Seal interpretato da Cam Gigandet (inadatto: sarà che abbiamo ancora il suo ruolo di Burlesque in testa), fa persino a botte con il collega Cherry, che avrebbe fatto sesso con la moglie (“Sei un buon capo… ma un marito di merda”). Tanto per dire a che livello si trova la drammaturgia e la scrittura dei personaggi.

Dall’altra parte, sono abbastanza imbarazzanti e molto didascalici i litigi tra Christian e Vivian: che scelta strategica scegliere? E se Bin Laden fosse già morto? Grandi discorsi affrontati a suon di chiacchiere ad alta voce in un ufficio. “Di questi tempi non ci sono certezze”: ci si prova, a far sembrare che il film rispecchi una realtà più grande e difficile di quel che si pensi, ma poi escono frasi del genere. Allora lo spettatore tenta almeno di godersi il lato action del film: che è abbastanza nullo. Tolta la parte finale, quando i Seal ottengono il via alla missione e il nome in codice di Bin Laden (Geronimo), si viaggia sul tedioso andante. Ma anche su questa parte finale ci sarebbe comunque da discutere.

Forse Code Name: Geronimo voleva essere per la caccia a Bin Laden quello che United 93 fu per l’11 settembre: ma al di là di ideologie, pagine di storia scritte o riscritte troppo in fretta, il film di Stockwell non ha un grammo dell’energia del film di Greengrass. Sarà perché innanzitutto è indeciso su cosa essere: film politico, sociologico, complottista, puro action… Poi il film finisce con una ricercata ambiguità e con tante domande: il discorso vittorioso di Obama che annuncia in tv la morte di Osama, e l’eredità (funerea) della morte del leader di al-Qaeda. Tutti dubbi, domande e problemi che è giusto sollevare: ma a che scopo, se prima ci sono 90 minuti inutili?

Voto di Gabriele: 4

Code Name: Geronimo (Seal Team 6: The Raid on Osama Bin Laden, USA, 2012, Guerra) di John Stockwell; con Cam Gigandet, Anson Mount, Freddy Rodriguez, Xzibit, Kenneth Miller, Kathleen Robertson, William Fichtner, Eddie Kaye Thomas, Lora Martinez-Cunningham, Kristen Rakes. Uscita in sala l’8 novembre 2012.

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