Nella mia mente e Nuvole di Michele Pastrello

A volte, quando si spara sul cinema italiano, soprattutto di genere, si rischia di fare la figura dei topi da videoteca: la voglia di vedere oggi film come quelli che teniamo gelosamente custoditi nelle nostre care vecchie vhs è un’arma a doppio taglio. Da una parte si fa ovviamente bene a criticare un cinema che

A volte, quando si spara sul cinema italiano, soprattutto di genere, si rischia di fare la figura dei topi da videoteca: la voglia di vedere oggi film come quelli che teniamo gelosamente custoditi nelle nostre care vecchie vhs è un’arma a doppio taglio. Da una parte si fa ovviamente bene a criticare un cinema che sembra avere poco da offrire, dall’altra parte è anche inutile continuare ad urlare a squarciagola la voglia di un ritorno.

Però, se ci si guarda in giro, capita di vedere qualcosa che rimette speranza. Prendiamo il caso di Michele Pastrello: questo giovane filmmaker (a tutto tondo, perché è regista, montatore, operatore video e persino musicista) continua ad avere un ottimo successo ai festival e speriamo possa continuare a lavorare e ad approdare ad un successo sempre più grande.

Prendiamo in analisi i suoi due corti, Nella mia mente e Nuvole (episodio 1075). Il primo è, come lo definisce Pastrello stesso, un suspenser tradizionale. In poche parole, una ragazza si ritrova una notte in casa a dover fronteggiare la paura di qualcuno o qualcosa. La trama? E’ quella che è. I dialoghi? Pastrello non ama scrivere, e se mai dovesse affrontare un lungometraggio dovrà prendersi uno sceneggiatore valido. Però…

Però qui gli appassionati si divertiranno molto. Nella mia mente funziona e non poco. La regia è sapiente, incredibilmente mai banale nel saper sfruttare tutti i cliché del genere; e lo sguardo non è mai banale: attenzione infatti alla bellissima fotografia (di Thomas Cicognani), e lodevole risulta anche l’impatto del sonoro. Nell’insieme, inquieta persino l’abusatissima televisione che, dopo essere stata spenta, la si ritrova riaccesa…

Nuvole, lo sa bene lo stesso regista, piace meno di Nella mia mente. Perché più sentito, perché più personale, perché più sperimentale. Con le opere seconde è sempre così: dopo un primo lavoro che viene molto apprezzato, difficilmente la seconda fatica convince. Però Nuvole è da vedere almeno un paio di volte, per capire che lo sguardo e le intenzioni a Pastrello non mancano.

Costruito in due parti diverse, con una cornica furba ma non banale (Nuvole è una soap opera, e questo che ci viene fatto vedere è l’episodio 1075), il corto può lasciare perplessi. Ma che, dopo l’omicidio che avviene gustosamente sotto le note di Jingle Bells, lo spettatore sia obbligatoriamente portato a riflettere su ciò che ha visto, e a chiedersi chi sia il mostro e quale il senso di colpa, è un punto decisamente a favore del corto.

Criptico, riflessivo e sperimentale sono tutti termini che la critica amerebbe usare in un caso come questo, tirando in ballo forse addirittura il Lynch di chissà quale episodio di Twin Peaks. Sono termini che comunque calzerebbero bene per descrivere un oggetto strano, in cui senza dubbio continuano a funzionare la regia, la fotografia, e l’apparato tecnico in generale: che, anche se in un certo senso si parla di televisione, tenta di mantenersi lontanissimo da modelli di fiction televisiva. In un momento del genere, qualcosa così non può fare che bene.

Qui trovate il sito di Michele Pastrello, con tutte le news che lo riguardano, le recensioni dei suoi corti, video, trailer e progetti futuri. Noi intanto vi facciamo vedere Nella mia mente. Attenzione alla bellissima e inquietante frase iniziale.

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