The Unknown David Lynch Parte 2: i cortometraggi

La seconda parte dell’evento David Lynch (qui trovate la prima), realizzato dal LACMA, è probabilmente quello con maggior appeal, avendo suscitato la curiosità non solo degli esegeti del regista, ma anche gli spettatori meno attenti, che magari lo conoscono solo per Twin Peaks o Mullholland Drive (e sono molti, credetemi). Fatto sta che la sala

di mario,

david lynch ritratto La seconda parte dell’evento David Lynch (qui trovate la prima), realizzato dal LACMA, è probabilmente quello con maggior appeal, avendo suscitato la curiosità non solo degli esegeti del regista, ma anche gli spettatori meno attenti, che magari lo conoscono solo per Twin Peaks o Mullholland Drive (e sono molti, credetemi). Fatto sta che la sala è gremita all’inverosimile quando si spengono le luci ed il faccione rassicurante di zio David preannuncia la proiezione di tutti i suoi corti, progetti meno conosciuti, ma che hanno contribuito a perfezionare la sua poetica.

O a formarla, visto che almeno due dei corti presentati sono precedenti ad ogni suo lungometraggio, e riportano alle primissime prove di Lynch con la macchina-cinema. Anche se, a ben vedere, parlare di cinema non è del tutto corretto: qui ci troviamo sul confine che divide pittura, cinema e video-arte. Le scene filmate dal vivo vengono sempre meticciate da frammenti implosi di installazioni video o da fondali animati dipinti a mano. Con un risultato che rende i corti forse le opere più inquietanti dell’intero corpus lynchiano.

E’ l’orrore che nasce dalla forma ancor più che dal contenuto: esattamente ciò che Lynch magistralmente riproporrà in chiave filosofica nel suo debutto The Eraserhead. I sei corti, di durata notevolmente differente, vengono introdotti dalla voce narrante del regista, che ne spiega la genesi, evitando accuratamente di disvelarne il benché minimo senso. Il voto totale non può che essere 10 e lode.

david lynch cortometraggi Six Figures Getting Sick (six times) – 1967: questo è il primo vero progetto di Lynch, prodotto ai tempi della scuola d’arte, che nulla ha a che vedere col cinema in senso stretto. Animazione surreale su opere di scultura e pittura, che si ispira non poco a gente come Dalì e De Chirico, ed ha ispirato non poco illustratori moderni (provare a vedere Neil Gaiman). Un filmato di 60 secondi mandato in loop sei volte, che mostra figure stilizzate in preda alla malattia. Gli organi interni diventano visibili, e dai loro stomaci zampilla una sostanza vischiosa, che ritorna alle loro teste provocando vomito. Un filmato allucinato/allucinante, uguale a null’altro abbia mai visto.

The Alphabet – 1968: la messa in scena di un incubo. Una bambina (che ricorda la Reagan de L’esorcista) si agita nel letto, mentre nella sua mente risuonano voci asincrone che recitano come in un sabba l’alfabeto. E’ il subconscio che prende possesso dello schermo. Frammenti di oscure scene filmate si sovrappongono a nero sangue ed ancora scene dipinte in movimento. Semplicemente spaventoso.

The Grandmother – 1970: progetto realizzato grazie ad una borsa di studio vinta in un concorso dell’AFI (American Film Institute), questo è il più lungo del lotto, con i suoi 34 minuti di durata. Un progetto che ricorda molto il successivo The Eraserhead, e che fa dei rumori costanti e dei suoni inscindibili la sua forza. Girato in uno splendido bianconero che ricorda molto gli espressionisti tedeschi (Murnau su tutti), mostra un ceruleo bambino maltrattato dai genitori (che si esprimono con un solo rantolo inquietante e privo di significato) che pianta un seme in un mucchio di terra accumulata su un materasso, facendone nascere una donna anziana, la nonna appunto. Il dolore e l’incubo dominano anche qui, e davvero il senso di claustrofobia crea un senso di disagio in chi osserva il fluire apparentemente privo di razionalità delle immagini orrorifiche. Stupendo, anche se davvero pesante da vedere.

The Amputee – 1974: piccolo esperimento nato dalla necessità di testare due tipi differenti di pellicola durante la preparazione di The Eraserhead, è un breve spaccato la cui ironia stempera la tensione del corto precedente. Una donna priva di gambe scrive una lettera, e non si rende conto del disastro che combina il suo infermiere, che nell’intento di cambiare le bende ai monconi provoca fiotti di sangue incontrollabili. Davvero intelligente nel ripetere (con piccole ma interessanti differenze) due volte la stessa scena.

The Cowboy and the Frenchman – 1988: nato su richiesta di un produttore televisivo, mostra in 20 minuti assolutamente esilaranti tutti gli stereotipi reciproci tra francesi e americani. Nulla da dire, da gustare come le migliori gag comiche. Unici difetti: poteva durare qualcosa in meno, e non è assolutamente in tono col resto della produzione.

6 Premonitions following an Evil Deed – 1995: parte di un progetto nato per festeggiare I 100 anni della macchina cinema, questo brevissimo filmato (55 secondi) è un omaggio ai fratelli Lumiere, girato con la loro stessa macchina da presa e seguendo un decalogo preciso: lunghezza fissa, niente suono sincronizzato e non più di tre takes. Un minuto di delirio, dove immagini inquietanti si susseguono apparentemente senza filo logico: poliziotti si avvicinano ad un corpo steso sul prato, mostruose entità conducono esperimenti su corpi umani, una donna seduta su una sedia in un salone…

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