Roma 2012: The Motel Life – Recensione in Anteprima per il film con Emile Hirsch, Dakota Fanning e Stephen Dorff

The Motel Life chiude il Concorso del Festival di Roma. Vincera’ un premio?

Ultimo film in Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma e probabile premio in arrivo. Quale sara’, ovviamente, lo decidera’ la giuria. Ma Gabriel ed Alan Polsky non torneranno a casa a mani vuote, questo e’ poco ma sicuro. Tratto dal romanzo “Motel life” di Willy Vlautin, il primo film dei due registi americani e’ stato ben accolto dalla critica, grazie ad una storia tanto semplice quanto emozionante, alla scelta stilistica cavalcata e soprattutto per merito dei due attori protagonisti, ovvero un convincente Emile Hirsch ed un trasformato, irriconoscibile e straordinario Stephen Dorff, che potrebbe far suo il Marc’Aurelio attoriale, in quanto miglior attore maschile di questa settima edizione.

Nel loro primo lungometraggio, i due Polsky hanno deciso di trattare una storia per certi versi a loro ‘vicina’, raccontando il legame tra due fratelli, Frank e Jerry Lee, quasi costretti, dalla madre morente, a guardarsi le spalle, a proteggersi a vicenda, a non lasciarsi mai, costi quel che costi.

Una storia d’amore parentale. Di rispetto e speranza, all’interno di due vite che sono cresciute immerse nella sfortuna. Frank e Jerry rimangono orfani prematuramente. Soli, a 14 anni, senza padre ne’ madre, con pochi dollari in tasca e un fucile antico come unico ‘valore’ ereditato. I due vivono nei sobborghi di Reno, nel Nevada. Qui, in un tentativo di fuga da una vita disastrosa, Jerry perde una gamba, sotto un treno. La sfortuna continua ad abbattersi sulla famiglia Lee. Nel Nevada crescono, tra un lavoretto e l’altro. Jerry e’ un’artista, con carta e penna realizza capolavori, mentre Frank ha una fantasia sfrenata. Con le sue strampalate storie riesce sempre a calmare il fratello adorato, in cerca di un amore che a suo dire non arrivera’ mai, fino a quando un altro incidente, questa volta automobilistico, non li costringera’ a fuggire. Ancora una volta.

Il potere della fratellanza, nel dover reagire alle disavventure che la vita ci propone quotidianamente. La voglia di scappare, da una realta’ cupa, depressiva e apparentemente senza vie d’uscita, tanto da far volare in alto la fantasia. Grazie alle straordinarie illustrazioni animate a cui viene affidato il compito di rendere credibili le ‘visioni’ e le storie di Frank, The Motel Life ‘riaccende’ il Festival romano, ma senza entusiasmare o far gridare al capolavoro. Colpa di uno script tutt’altro che originale, e decisamente banale nella sua evoluzione, resa comunque affascinante non solo dalle animazioni qui sopra citate ma anche dai due interpreti principali. Perche’ se Emile Hirsch ci ha spesso abituato a prove di spessore, a stupire e’ Stephen Dorff.

Dopo anni di prove piu’ o meno sempre uguali a se stesse, nate e morte sulla sua prestanza fisica (Somewhere escluso), Dorff si trasforma. Dimagrito, affranto, senza una gamba, il suo Jerry soffre quella che a suo dire e’ un’esistenza vuota e priva di interesse, la sua. Sa di essere un peso per il fratello, sa che per colpa sua non potra’ mai realmente decollare, e volare via da quel Nevada che sembra quasi tenerli in gabbia.

Lealta’, sacrificio, amore. Sentimenti che i due fratelli ostentano senza vergogna ne’ pentimenti. Per provare a vivere un’altra vita, Frank inventa storie folli e originali, in modo da ritrovarsi in un’altra realta’, parallela alla loro, anche se per pochi minuti.

Tra le luci al neon e i casino’ di Reno, Emile Hirsch e Stephen Dorff ci portano per mano nel loro inferno terreno, fatto di solitudine, rimorsi e progetti futuri che appaiono irrealizzabili. Dal passato di Frank emerge un amore, mai del tutto dimenticato ma in grado di portare lacerazioni ancora oggi dolorose. L’amore per una Dakota Fanning umiliata e molestata tra le mura di case, dalla propria famiglia. Come se esistesse una sorta di attrazione dovuta, tra ‘diversi’, ‘sofferenti’, ‘sfortunati’, ci si trova. E questo accade ad Emile e Dakota.

Se la regia intima, ‘pulita’ e malinconica dei fratelli Polsky riesce a rendere la storia drammaticamente commovente, cio’ che non funziona e’ il finale, che deraglia improvvisamente dal pessimismo globale del 90 minuti precedenti, esplodendo nel fastidiosamente ‘ovvio’, e probabilmente evitabile. Ed e’ un vero peccato, perche’ con un po’ di coraggio in piu’, The Motel Life poteva serenamente ambire al Marc’Aurelio d’Oro. Anche se quei gioielli animati che lo impreziosiscono, meriterebbero un premio ad hoc.

Voto di Federico: 7

The Motel Life (Usa, drammatico, 2012) di Alan Polsky e Gabe Polsky; con Emile Hirsch, Dakota Fanning, Stephen Dorff, Kris Kristofferson, Joshua Leonard, Noah Harpster

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