Doppio Gioco: recensione in anteprima del thriller con Clive Owen

Arriva in sala Doppio Gioco, ovvero Shadow Dancer, ritorno di James Marsh al lungometraggio di finzione. Un'opera che ragiona sull'ereditarietà dei componenti delle famiglie immischiate con l’IRA, e una spy story giusta e tesa al punto giusto. Ecco la nostra recensione scritta durante il 30. Torino Film Festival l'1 dicembre 2012.


James Marsh, esploso a livello internazionale soprattutto per gli applauditissimi documentari Man on Wire e Project Nim, sceglie una spy story per tornare a girare un lungometraggio di finzione. E, dopo il passaggio al Sundance e a Berlino, Doppio Gioco (in originale Shadow Dancer: titolo che ha una sua ben precisa motivazione narrativa) arriva al 30. Torino Film Festival, convincendo.

Scritto da Tom Bradby, che ha adattato per lo schermo il proprio romanzo omonimo, Doppio Gioco è un thriller a suo modo “semplice” e ben diretto, che affronta la questione della guerra tra IRA e servizi segreti britannici. Dopo un breve prologo a Belfast, nel 1973, siamo catapultati direttamente negli anni 90, dove si svolge tutto il resto del film.

Colette (Andrea Riseborough) viene arrestata in seguito ad un attentato sventato e messa di fronte ad una "scelta obbligata": spiare la sua famiglia, presunta sostenitrice dell’IRA, e collaborare con i servizi segreti britannici che le eviteranno il carcere e la lontananza dal figlio di 10 anni in cambio delle sue informazioni. Al suo primo colloquio con l’agente Mac (Clive Owen), la donna capisce ovviamente di poter soltanto collaborare...

Ogni mercoledì dovrà trovarsi in un determinato molo, alle 12 in punto, per fare il punto della situazione con Mac. Colette si ritrova quindi in una tela di regno, incastrata tra due diverse situazioni: da una parte la sua famiglia, a cui deve continuare a mentire (soprattutto ai due fratelli, Gerry e Connor), e dall’altra i servizi segreti, capitanati dallo spietato Kevin Mulville e dall’ambigua Kate Fletcher.


Anche la figura di Mac ha una sua psicologia ben definita. Pur non sapendo praticamente nulla di lui, man mano che la pellicola va avanti lo spettatore capisce che si tratta di un uomo solitario. Fa parte dei servizi segreti, certo, ma non fa altro che applicare gli ordini dei superiori, che probabilmente gli tengono nascoste moltissime verità. Si muove sempre come un fantasma, e il suo unico rapporto umano è proprio quello con Colette.

Doppio Gioco è un bel prodottino, di quelli che riescono ad appassionare e non hanno quasi nulla fuori posto. Se però dobbiamo giudicarlo come puro film di genere, qualche dubbio lo può lasciare. Per qualche spettatore poco abituato alle spy story la trama potrebbe al solito risultare anche un po’ intricata, mentre per chi, ad esempio, ha visto di recente La Talpa - ovvero la spy story più complessa degli ultimi anni - indovinare cosa c’è dietro alla vicenda del film potrebbe risultare quasi “banale”.

La semplicità a volte non è per forza un punto negativo, certo. Però l’opera di Marsh è bella innanzitutto perché è un “ritratto di famiglia”, un’opera che ragiona sul senso di “ereditarietà” dei componenti delle famiglie immischiate con l’IRA. Il regista lavora con la giusta tecnica proprio su questo: su un destino che sembra già scritto e non lascia scampo, e fotografia e colonna sonora collaborano a creare un'atmosfera plumbea, tesa e senza speranza.

E la chiusa del film rappresenta perfettamente questo macigno indistruttibile: a livello metaforico ci ricollega direttamente al prologo dell’opera, confermando che Colette e Mac, comunque vada, restano due pedine di un gioco molto più grande di loro. Lasciando una sensazione di inquietudine e pessimismo ben tangibile.

Voto di Gabriele: 7

Doppio Gioco (Shadow Dancer, Inghilterra 2012, thriller 96') di James Marsh; con Clive Owen, Andrea Riseborough, Gillian Anderson, Aidan Gillen, Domhnall Gleeson, Martin McCann, Michael McElhatton, Stuart Graham, Mark Huberman, Brid Brennan. Qui il trailer italiano. Uscita in sala il 27 giugno.

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