Venezia 2019, The Perfect Candidate, la recensione: dramedy sulla condizione femminile in Arabia Saudita

Mila Alzahrani è una combattiva dottoressa pronta a sfidare la maschilista società araba nel nuovo film di Haifaa Al Mansour, in corsa per il Leone d'Oro a Venezia 76.

Nel 2012 presente alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con La Bicicletta Verde, all'epoca presentato in Orizzonti, Haifaa Al Mansour torna al Lido ma in Concorso con The Perfect Candidate, titolo che vede la prima regista donna dell'Arabia Saudita tornare in patria dopo la non esaltante esperienza hollywoodiana di Mary Shelley - Un amore immortale.

Film particolarmente atteso, e non solo perché tra gli unici due titoli in corsa per il Leone d'Oro diretti da una donna, bensì per la tematica trattata, tutta centrata sulla condizione della figura femminile in Arabia Saudita. The Perfect Candidate ruota infatti attorno ai combattivi lineamenti di una dottoressa saudita che, sfidando il sistema patriarcale, si candida alle elezioni del consiglio municipale con l’obiettivo di riparare la strada che conduce all’ospedale dove lavora. Figlia di due cantanti, e con due sorelle minori al suo fianco, la giovane vive in una comunità maschilista e retrogada, che fatica ad accettare l'emancipazione femminile. Questo perché la donna deve stare a casa, non può votare e nemmeno sfiorare eventuali pazienti uomini, se dottoressa e laureata, talmente accecati dal fervore culturale e religioso da rischiare la morte, pur di non cedere centimetri a una femmina con il camice.

La 45enne Haifaa al-Mansour torna a concentrare le proprie attenzioni su un tema indubbiamente conosciuto, provando a mostrare una visione ottimista sul ruolo della donna all'interno della realtà araba, da conquistare con coraggio, affrontando a petto in fuori il proprio destino. Non a caso negli ultimi anni sono stati faticosamente raggiunti obiettivi fino a poco tempo fa impensabili, all'interno del Regno, vedi le donne alla guida, al cinema, nei teatri, ai concerti, allo stadio. Eppur si muove qualcosa, anche se terribilmente lentamente.

Attraverso un taglio meno orientato al dramma bensì inaspettatamente alla commedia, The Perfect Candidate si fa portavoce di un pubblico e chiaro incoroggiamento alle donne saudite, finalmente artefici di un futuro che dovrà inevitabilmente liberarsi da catene semplicemente inammissibili, al giorno d'oggi. La Al-Mansour segue la bella Sara, interpretata da Nora Al Awadh, lungo una campagna elettorale nata per caso, ma giorno dopo giorno diventata sempre più importante, centrale, all'interno di una comunità che guarda con orrore alla clamorosa prima candidata donna. Priva dell'aiuto paterno, partito in tournèe per riprendersi dalla depressione che l'ha travolto dopo la morte dell'amata moglie, e affiancata dalle due sorelle più piccole, Sara acquisisce gradualmente forza e consapevolezza, contribuendo al cambiamento grazie alla propria determinazione.

Uno sguardo dall'interno di una realtà che noi occidentali non possiamo far altro che guardare con stupore misto fastidio, quello proposto dalla regista, che celebra con ritmo e rende omaggio alle tradizioni culturali e artistiche del proprio Paese, chiamato ad abbracciare una modernizzazione soprattutto culturale che possa finalmente abbattere secolari convenzioni sociali. Ma la Al-Mansour cede troppo facilmente alla scrittura retorica, senza mai osare alcunché, cavalcando forzatamente un modello di positività che stride con quanto rappresentato, che guarda alla riscossa di genere, riprendendo indirettamente la strada filo-hollywoodiana intrapresa nel 2017.

Voto di Federico 6

The Perfect Candidate (Arabia Saudita, Germania, 2019) di Haifaa Al Mansour; con Mila Alzahrani, Dhay, Nourah Al Awad, Khalid Abdulrhim - CONCORSO

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