Venezia 2019, The Painted Bird di Václav Marhoul, recensione - l'orrore della guerra attraverso gli occhi di un bambino

Il male assoluto nel nuovo film di Václav Marhoul. The Painted Bird, in concorso a Venezia 76.

E' ceco uno dei principali candidati al Leone d'Oro 2019, The Painted Bird del 59enne Václav Marhoul, che ha adattato per il grande schermo, in b/n e in 35 mm, l'omonimo romanzo di Jerzy Kosiński, edito in Italia da Minimum Fax.

Un'epopea di 169 minuti lungo la selvaggia e primitiva Europa dell’Est alla fine della sanguinosa Seconda Guerra Mondiale. Protagonista un ragazzino, affidato dai genitori a un’anziana madre adottiva. Morta quest'ultima, il giovane inizia un lungo viaggio tra campagne, villaggi e fattorie, toccando con mano l'orrore della guerra. Costretto a sopravvivere, tanto alle superstizioni locali quanto ai nazisti, il ragazzo sarà vittima di continua violenza. Una violenza che lo cambierà per sempre...

Un horror di quasi tre ore, il film di Marhoul, che non distoglie lo sguardo dinanzi alla violenza umana, amplificata a dismisura al cospetto di questo bimbo dagli occhi buoni, innocenti, profondi, che agogna il ritorno dei veri genitori. Ma ad attenderlo ci saranno umiliazioni, fisiche e morali, continue, insostenibili. Prima l'incontro con una strega, che lo sotterra vivo, poi quello con un gelosissimo mugnaio, seguito da un cacciatore di uccelli e una prostituta, da un nazista, un pedofilo, una ninfomane, un prete, un soldato russo, un venditore ambulante.

Una lunga camminata tra i gironi più infami dell'inferno che Marhoul esplicita, senza mai censurarsi, abbracciando le più atroci soluzioni. Dallo stupro (di una donna nei confronti del ragazzino) alla zoofilia, passando per torture e atroci uccisioni. Il povero e silente bimbo, che viene visto dai contadini come un ebreo o uno zingaro con poteri malefici, lotta con caparbietà per sopravvivere, mentre attorno a lui la disumanità prende il sopravvento.

Dipinto con un magnifico bianco e nero firmato Vladimír Smutný che amplifica le tenebre che divorano il protagonista, L'Uccello Dipinto arriva dritto come un pugno in faccia all'inerme spettatore, costretto a digerire tanta ferocia, chiaramente ancor più insostenibile perché il più delle volte perpetrata ai danni di un bambino. Luoghi fuori dal tempo e dallo spazio, quelli incorniciati da Marhoul, che porta in scena la banalità del male, disturbante nella sua ripetuta disumanità.

Il piccolo Peter Kotlar, straordinario esordiente che ha già in tasca il Premio Mastroianni di Venezia 76, viene man mano affiancato da inattese star come Harvey Keitel, Stellan Skarsgard, Barry Pepper e Julian Sands, mentre la Shoah, apparentemente solo sullo sfondo, infetta tutto e tutti, seminando malvagità.

10 anni di lavorazione (3 solo per la realizzazione dello script, che è andato incontro a 17 versioni) e 16 mesi di riprese tra Ucraina, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca per un film che spoglia l'uomo comune, lasciandolo nudo dinanzi alla propria brutalità, ciclicamente pronta ad esplodere nei confronti di chi viene definito 'diverso'. Un concetto reso esplicito sin dal titolo, grazie ad un uccellino dipinto di bianco sulle ali che viene torturato dai propri simili, una volta tornato nel suo stormo, proprio perché differente. Oltre mezzo secolo dopo l'uscita in libreria, il romanzo di Jerzy Kosiński ha preso vita attraverso immagini laceranti, accompagnate nella stragrande maggioranza dei casi dai suoni della natura, dalle musiche di Petr Ostrouchov, e da pochissimi dialoghi. 10 minuti appena di parlato su 269 minuti complessivi. Scelta rischiosa ma vincente, quella intrapresa da Marhoul, pienamente riuscito a proiettare su grande schermo l'inumanità che ci circonda attraverso una silente e sconvolgente rappresentazione.

Voto di Federico 8

The Painted Bird (drammatico, 2019, Repubblica Ceca, Ucraina, Slovacchia) di Václav Marhoul; con Petr Kotlár, Udo Kier, Lech Dyblik, Jitka Čvančarová, Stellan Skarsgård, Harvey Keitel, Julian Sands, Barry Pepper, Aleksey Kravchenko - CONCORSO

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