Tolo Tolo di Checco Zalone, la conferenza: "Dino Risi e Alberto Sordi come modelli, che ne so io che dirà Salvini"

Un pugno in faccia al razzismo e all'intolleranza dell'italiano medio nel nuovo film di Checco Zalone.

Oltre 1200 copie. Il 1 gennaio Tolo Tolo, primo film da regista di Checco Zalone, invaderà la Penisola, 4 anni dopo gli epocali incassi di Quo Vado?, riuscito ad incassare 65,7 milioni di euro, arrivando così ad un niente dallo storico primato di Avatar. Quattro anni di attesa per la Medusa, Pietro Valsecchi, gli esercenti nazionali e i non pochi fan dell'ex comico di Zelig, da 10 anni esatti, ovvero dall'uscita di Cado dalle nubi, autentico Re del botteghino tricolore.

Tolo Tolo, co-sceneggiato al fianco di Paolo Virzì, a cui è nata l'idea iniziale ma assente alla conferenza, e per la prima volta realizzato senza il fidato Gennaro Nunziante, vede Zalone negli abiti di Checco, incompreso in patria che trova accoglienza in Africa. Peccato che la guerra lo costringa a far ritorno nel Bel Paese, percorrendo la tortuosa rotta dei migranti.

Un film clamorosamente politico e inaspettatamente schierato, quello di Luca Medici, in arte Checco Zalone, prodotto ancora una volta da Valsecchi della Taodue, che ha così rimarcato le difficoltà di una produzione tanto costosa e ambiziosa.

È stata una lunga avventura, una grande ricerca trovare una storia. Poi abbiamo incontrato Paolo Virzì e su questa idea hanno iniziato a scrivere la sceneggiatura. È stata una sceneggiatura complicata, difficile. Un anno di scrittura. Era una scelta di campo. Luca mi ha detto ‘se non vuoi fare questo film, ne facciamo un altro’. Il problema era trovare la quadra. Con la leggerezza, la poesia, il divertimento, il sorriso, ha portato al cinema la realtà dei nostri giorni. Abbiamo avuto una lunga gestazione per formare il cast. Oltre 20 settimane di riprese. È un grande film, sono felice di averlo fatto e di aver tenuto a battesimo Luca per questa sua grande avventura da regista.

Un debutto dietro la macchina da presa, per Checco, complesso ma appagante.

Ero sempre smarrito, agitazione, ansia, stress, è difficilissimo girare, avere la responsabilità di tutta la macchina. Paolo Virzì mi ha chiamato, aveva questo soggetto. Abbiamo iniziato a scrivere, e mi son reso conto che glielo stavo rubando, che stava diventando mio. Quando abbiamo iniziato a girare ho capito l’immensa difficoltà di questo lavoro. Hai tutto in mano. Cast, produzione, lì ho bestemmiato. È stato faticosissimo, si è accanita anche la sfortuna. Ha piovuto nel deserto, non accadeva da 20 anni.

Il video musicale di 'Immigrato', brano portante della pellicola lanciato come finto trailer, ha suscitato non poche polemiche, sorprendendo lo stesso Zalone: "Il trailer non c’entra niente con il film. Ce le aspettavamo queste polemiche, di destare attenzione ma non fino a questo punto. Non mi aspettavo di finire sulle prime pagine dei giornali, come argomento di dibattito sui talk show. Ma ora ci sono i social, rispetto a 10 anni fa, che sono come un megafono. Spesso le polemiche nascono da un esiguo numero di persone, che i giornalisti tramutano in clamore mediatico. Cinicamente, poi, va detto che è stato un bel battage pubblicitario".

Modelli di scrittura, regia e recitazione, per Zalone, che rimandano ai fasti del cinema italiano di un tempo: "Guardo con rispetto a Dino Risi, ad Alberto Sordi, alla commedia italiana. Sono loro i miei modelli. Il personaggio di Omar è realmente esistito. Un amico di Virzì, purtroppo morto. Un ragazzo senegalese innamorato del cinema italiano, della nostra cultura. Io nel mio piccolo tento di procedere sul solco di Sordi, che è sicuramente di un valore superiore". Visibilmente nervoso, Checco ha ammesso di aver sentito il peso della responsabilità dopo l'enormità di incassi di Quo Vado?, uscito nel 2016.


Da 1 a 10, dieci. Inutile fare gli ipocriti, bisogna fa i soldi. Speriamo di riempire le sale, perché abbiamo speso un sacco di soldi. Ma fatemi aggiungere una cosa. Qualcuno ha parlato di sessismo, eppure io non ho spogliato nessuno. Ho regalato un personaggio femminile interessante alla mia protagonista, intenso, una donna battagliera che ci porta in salvo. Mi hanno dato del maschilista, ma così non è. Non c’è una tetta, una doccia.

Chiari e voluti i riferimenti all'attualità, a quei migranti lasciati in mare dal precedente ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Zalone prende posizione, netta, puntando il dito contro quella malattia che troppo spesso prende di petto l'italiano medio. Il fascismo, l'estremismo, l'odio nei confronti di chi è 'diverso' da noi. Ma Valsecchi, produttore, non ci sta a definirlo un film 'anti-salviniano': "E’ un film che va al di là di Salvini, è un film che racconta persone che cercano un futuro. Un film che pone la questione dell’accoglienza, ma non è un film politico. È una favola dentro una grande realtà, è poetico". Molto più diretto il regista: "Che caz*o ne so io che dirà Salvini dopo aver visto il film. Salvini è l’espressione della gente. Sinceramente non mi pongo il problema".

Nel cast c'è spazio anche per famose 'comparse', vedi Enrico Mentana e Nichi Vendola, protagonista di un esilarante sketch assai auto-ironico. L'ex governatore della Puglia, presente alla conferenza stampa romana della pellicola, ha voluto ringraziare Zalone: "Confidavo molto di fare esperienze nel cinema porno, sono molto deluso. Checco hai fatto un film che fa molto sorridere, ma anche commuovere. Turba, è poetico, sono molto orgoglioso di essere stata una microscopica parte di questa tua meravigliosa avventura".

Tolo Tolo mette in scena anche la guerra, che quotidianamente devasta l'Africa, con Zalone protagonista di un bombardamento anomalo, surreale, quasi chapliniano. E nato sul momento: "La sequenza iniziale, quella della guerriglia in cui il mio personaggio non viene toccato da quanto gli capita attorno, è venuta lì. Avevo provato a girarla spaventato, ma non funzionava. Così è nato il personaggio, uno che è incapace di guardare oltre i propri problemi. Scoppia la guerra attorno a lui, ma ha i suoi caz*i suoi. Una partenza grottesca, è congenito nell’uomo l’egoismo". Chiusura, applaudita, citando "La Storia (Siamo noi)" di Francesco De Gregori, per provare a barcamenarsi tra chi capirà il messaggio della pellicola e chi non riuscirà a coglierlo: "La gente sa benissimo dove andare. Quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare".

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