Figli, la recensione: come sopravvivere al diventare genitori, l’ultimo regalo di Mattia Torre

In continua oscillazione tra reale, inconscio e surrealtà, Figli di Giuseppe Bonito è una commedia folgorante.

Deceduto lo scorso luglio a soli 47 anni, Mattia Torre, acclamato autore di Boris in compagnia di Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico, ci ha lasciati con un ultimo regalo cinematografico, folgorante nella scrittura: Figli, diretto da Giuseppe Bonito e interpretato da Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea. Tutto nasce da un monologo scritto dallo stesso Torre, “I figli invecchiano“, qui tramutato in manuale di sopravvivenza per genitori contemporanei, in un Paese incattivito e da tempo accartocciato su una crisi economica che parrebbe non conoscere mai fine. Un’Italia a crescita zero, dove gli anziani superano i giovani e le vecchie generazioni, incosciamente, hanno divorato il futuro della propria stessa prole, che inevitabilmente pesa ancora sulle loro spalle.

Protagonisti di questa commedia, che con invidiabile sapienza unisce realtà e surrealtà, inconscio, critica sociale e comicità, sono Nicola e Sara, coppia apparentemente innamorata e felice. Sposati da tempo, hanno una bimba di sei anni e una vita senza intoppi, fino a quando non arriva lui: il secondo figlio che li obbligherà a scontrarsi con l’imprevedibile.

La forza di Figli risiede tutta nella straordinaria capacità di trattare un argomento tanto conosciuto e al tempo stesso delicato, quello della genitorialità ai giorni nostri, attraverso la lente del tragicomico che Torre e Bonito, registicamente parlando bravissimo nel gestire uno script così incalzante e spiazzante, cavalcano con ammirabile capacità. Dissacrante e a tratti persino feroce, nel fare ironia su ciò che l’insostenibile politicamente corretto di oggi casserebbe seduta-stante, Torre e Bonito pennellano i lineamenti di una generazione nata e cresciuta con lo stigma della sfiga, per certi versi immatura e per altri impossibilitata a vivere appieno un’esistenza che contempli la responsabilità di crescere un altro essere umano. Perché molto banalmente mancano loro le possibilità, i mezzi di sostentamento.

Vero e proprio vademecum di gestione del proprio nido familiare, Figli snocciola punti e situazioni con fare esilarante, facendo leva su due dei migliori attori della nostra cinematografia. Da una parte una Cortellesi esausta, madre che vuole tornare a lavoro perché lontana dal vetusto cliché dell’angelo del focolare, e dall’altra un Mastandrea che in quanto lavoratore, ovvero ‘colui che porta i soldi a casa’, dà per scontato che sia la donna a dover crescere i pargoli, sentendosi persino supereroe in quelle rarissime volte che faticosamente cede ad un pomeriggio da ‘baby sitter’.

Tra nonni stravaganti, amici sull’orlo di una crisi di nervi, costosissime ‘pediatre guru’, pianti beethoveniani e improbabili tate ciociare, Nicola e Sara proseguono a tentoni, inciampando continuamente, litigando, sentendosi continuamente inadeguati perché carichi di eccessive aspettative e arrivando ad un passo dal precipizio, guardando sempre con paura misto desiderio quella finestra spalancata del salotto, da cui lanciarsi per sfuggire ad una casa-prigione che parrebbe divorarli. Torre e Bonito non abbandonano mai la strada del grottesco, calcando la mano con trovate geniali, estemporanee (più travolgenti nella prima parte), che sulla irripetibile mimica facciale di un sontuoso Valerio acquistano ulteriore forza. Eccellente anche il cast di contorno, a partire da un irresistibile Stefano Fresi, padre continuamente ‘picchiato’ dai propri bambini, per poi passare al divorziato Valerio Aprea, divorato dai sensi di colpa a tal punto dall’immaginare continuamente un prete che lo insulta ogni due per tre (“ammerda!“) , Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo de Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo de Ruggeri, Giorgio Barchiesi e la brava Betti Pedrazzi, nonna rivoluzionaria che si immagina una rivolta ottuagenaria in grado di conquistare la Repubblica.

Uno spassoso e malinconico scontro generazionale senza freni inibitori, quello scritto da Torre, che ha attinto dalla propria esistenza per raccontare un tempo caotico e un Paese sempre più inacidito, in cui alla notizia della nascita di un figlio si reagisce con pacche sulle spalle, condoglianze, lacrime di dispiacere. Perché se il primo si può superare, vista l’eccitazione data dalla novità, è con il secondo che il mondo rischia di crollarti addosso, con possibili e disastrose conseguenze su quel primogenito che di punto in bianco si ritrova quasi ad essere ruotino di scorta, e non a caso geloso marcio nei confronti dell’ultimo arrivato, calamita umana di attenzioni altrui.

Eppure Figli, nella sua brutalità, nella sua inquietudine, nel suo stravagante humour, nei suoi stereotipi, nelle manie e idiosincrasie dei suoi genitori, nella sua creatività, nella sua irriverenza, è un terapeutico film pieno di vita e di amore, nei confronti della persona amata e dei propri rampolli, che chiama molto semplicemente ad una resistenza attiva, esistenziale, sociale e culturale, perché ha da passà ‘a nuttata, e una volta passata, sbollita rabbia e malumori, non si può far altro che sorridere, inorgogliti e pieni di gioia, a testa alta.

[rating title=”Voto di Federico” value=”7.5″ layout=”left”]

Figli (Italia, commedia, 2020) di Giuseppe Bonito; con Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo, Betti Pedrazzi, Gianfelice Imparato, Giorgio Barchiesi, Cristina Pellegrino, Carlo Luca De Ruggieri – uscita giovedì 23 gennaio 2020.

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