Clint Eastwood compie novant'anni, Cineblog consiglia 9 film

Novant'anni e non sentirli, è proprio il caso di dirlo. Meno di sei mesi fa scrivevamo dell'ultimo film di Clint Eastwood, Richard Jewell; oggi lo stesso regista festeggia un compleanno che, va bene, non sarà poi così diverso dagli ultimi, senonché quel numero nove davanti allo zero fa ancora più impressione.

Regista, attore, produttore, ciò che colpisce dell'intensa carriera di Eastwood, tale non solo per via delle tante primavere sulle spalle, è forse l'organicità, il dinamismo con cui, di volta in volta, è saltato da un ruolo a un altro. A quarantuno anni il debutto dietro la macchina da presa, già icona grazie a Sergio Leone, nell'anno di un film che per forza di cose segnaliamo qui di seguito tra i pochi proposti quest'oggi. Brivido nella notte (1971), un giallo, cui segue il secondo dei film che suggeriamo, manco a dirlo un western.

Un'attività intensa anche fuori dal cinema, la parabola di Eastwood è quintessenzialmente americana, così per come tendiamo a percepirla noi occidentali cresciuti col mito del sogno americano: così come ha creduto, il nostro ha vissuto. Una libertà che, da fuori, si percepisce pressoché totale; nelle posizioni prese, spesso controcorrente, impopolari, così come nel cimentarsi in ciò che ha voluto.

Quanti sanno, per esempio, che tra le sue più grandi passioni c'è la musica? Sebbene non ne abbia mai fatto una professione, Eastwood è compositore e suona il pianoforte. A tal punto coinvolto nella materia da aver fondato la Malpaso Records, legata alla Warner Bros., ed aver composto la colonna sonora di alcuni suoi film, tra cui Mystic River, Million Dollar Baby e Flags of Our Fathers.

Distintosi nel solco di una classicità che ha affinato negli anni, questo suo attaccamento alla tradizione è elemento per così dire cruciale dell'Eastwood regista, capace proprio in virtù di tale propensione a fare breccia anche e soprattutto nelle generazioni più giovani, che in lui vedono, anche se non sempre a ragione e per i giusti motivi, l'ultimo baluardo di una Hollywood che non c'è più. In realtà c'è dove questa sua caratteristica ha attecchito bene; ma ci sono pure esempi, specie nel post-Gran Torino, che non rendono giustizia, espressione di progetti più particolari che rappresentano le sue prove meno esaltanti, ciascuno per motivi diversi - Hereafter, J. Edgar e Ore 15:17 - Attacco al treno rientrano tutti in quest'ultima categoria, ma i limiti di ciascuno non stanno certo nel grado di aderenza ad un certo stile, una certa poetica, quanto ad uno sfasamento, quasi sempre a monte prima ancora che rispetto all'esecuzione.

Ci fermiamo qui. Non prima di aver menzionato alcuni film, 9 per l'esattezza, uno per ogni dieci anni dei suoi novanta ed in ordine rigorosamente cronologico. Nel sottoporveli mi sono in larga parte limitato a pensare quali potessero essere meno conosciuti ai più, ed è stato un po' quello il discrimine - tranne per due titoli, che immagino anche i meno scafati conosceranno eccome. Non solo, perché ho voluto pescare anche tra film non diretti da Eastwood ma che nondimeno meritano di esserci.

Dove osano le aquile (1968)
Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (1971)
Lo straniero senza nome (1973)
Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976)
Bronco Billy (1980)
Bird (1988)
Gli spietati (1992)
Un mondo perfetto (1993)
Lettere da Iwo Jima (2006)

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