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Ultimo Tango a Parigi: Festa dei 40 anni a Porretta Cinema il 14 e 15 dicembre, nell’Italia che non dimentica il burro a Zagarol

Si festeggia la parodia del film di Nando Cicero con Franco Franchi e Martine Beswick.

Non m’interessa fare il moralista. Però. Un po’ di morale magari ci sta, in senso laico e senza anatemi. A Porretta, località termale emiliana, negli anni Settanta c’era una Mostra che si chiamava del Cinema Libero. E libera lo era, al punto che per gli autori c’era d’aver paura ad avvicinarsi. Ricordo, ero giovane, grandi nomi della regia come Elio Petri, autore della Classe operaia va in paradiso, che dovette affrontare gli attacchi del pubblico, composto in gran parte di “ragazzacci” estremisti, le ultime frange dei maoisti e dintorni.

Lo accusavano di aver dato nel film un ritratto troppo grottesco, fino ad essere negativo, di un operaio interpretato da Gian Maria Volontè immerso nella società dei consumi fino al collo, carico di rabbia contro la catena di montaggio, incazzato nero, incazzato al punto di trattare ruvidamente la sua donna, campione di un duro maschilismo che non intendeva venire a patti. Una serata indimenticabile.

Il cinema contava ancora, divideva, dava la stura a confronti al calor rosso. Paragonato a quello di oggi, il cinema tagliava il pubblico, lo provocava, faceva venire a galla in una sola serata due elementi fondamentali in quel periodo storico di risse e purtroppo di sangue, molto sangue, fra terrorismo, lotta al terrorismo, non più bottiglie molotov ma armi pesanti (per il numero dei morti e dei feriti).

Da un lato, lo sforzo del cinema, e soprattutto dei più bravi (Petri era uno di questi), di sinistra, in una ricerca complessa, ardita, forse impossibile; ovvero, trovare una strada di equilibrio tra la voglia di cambiamento (chiamata rivoluzione in modo improprio, quasi goliardico, dagli studenti) e una seria politica contro la violenza, una politica il cui unico scopo fosse quello di trovare una strada di avanzata mediazione.

Dall’altra, la scatenata e incomprensibile spesso, azione degli studenti (poi di frange operaie sempre più grandi) nel chiedere al cinema quel che non poteva o non sapeva dare. Un’azione esigente, implacabile, serrata fino a distruggere la misura e la riflessione. Gli autori, registi e sceneggiatori, erano disperati: mossi dalla volontà di capire e di mediare, risultavano agli occhi dei contestatori inadeguati, e persino ridicoli.

Chi non faceva parte del gruppone di questi autori, sia pure con tanto di tessera del Pci, era Bernardo Bertolucci, che andava per i fatti suoi con “Il conformista” e soprattutto Ultimo tango a Parigi, un film di successo mondiale, con Marlon Brando e Maria Schneider; un film sequestrato, dissequestrato, alla fine messo al rogo e più tardi, con fatica, recuperato alle fiamme dalle copie originali della pellicola fortunatamente scampate alla inaudita condanna, al vilipendio a cui era stata sottoposta in sede giudiziaria.

E’ bene che proprio Porretta Cinema si sia ricordata i 40 anni che sono passati dal giro nel mondo e nei roghi, e nella resurrezione, “addosso” a un film che aveva una grande forza. La forza di sottolineare quanto stava correndo sotto le tracce della contestazione e della repressione. La forza di andare a scoprire una segreta metafora nell’amore, in solitudine, in una stanza vuota, di un “quasi” vecchio, un uomo maturo, Brando, con una ragazza fresca, dai grandi occhi, dalle grandi tette, dalle gambe tornite pronte a scattare come una trappola.

“Ultimo tango a Parigi” , anno 1972, è la celebrazione di un inseguimento sia del personaggio di Brando, sia del personaggio di Maria, del passato che nel vuoto della stanza il sesso d’amore in cui si allacciavano, cercava e non vedeva alcun futuro se non una disperazione che andava aldilà delle età, una disperazione in mezzo ai fili di idee e di vita. Fili come una tela di ragno. Col ragno in agguato: il nulla sazio di se stesso, della precarietà scaricata nelle passione. Fino al burro. Sodomizzazione. Il burro la celebrava e la rendeva ridicola.

Tanto ridicola che un anno dopo, secondo le parodie che erano e sono parte centrale del cinema italiano, scattò il film al burro con Franco Franchi, senza il compare di facezie Ciccio Ingrassia: il celebre, l’Oscar virtuale della risata e della cazzata, intitolato Ultimo tango a Zagarol, via la “o” finale di Zagarolo, tocco di internazionalità paesana.

Ne ha fatta di strada il burro da allora ad oggi. Si potrebbe dire che esso abbia sempre vissuto sotto i riflettori dell’attualità nella mescolanza in aumento di sesso e gossip, sussurri e invettive colorite, c+a+z+z+o parola più pronunciata in tutto il paese (è stato rilevato), politicanza e politichese, battute e battutacce, il bunga bunga a lunga conservazione; nell’elasticità del nulla o della mediocrità più veloci e distruttive di una catena di montaggio. Credo che sarà interessante rivedere il film scandalo alla luce della “sua” storia e alla “nostra” storia di cittadini; può essere occasione di qualche utile pensiero.

Il film di Bertolucci, e di uno straordinario Marlon Brando, è una pietra tombale ancora viva, sicuramente ingenua e ben intenzionata, su un’epoca finita ma non su quella in cui viviamo con preoccupazione. Il burro intanto costa sempre di più al supermercato.

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