Stasera in tv: “Ezio Bosso – Le cose che restano” su Rai 3

Rai 3 stasera propone “Ezio Bosso – Le cose che restano”, docufilm del 2021 di Giorgio Verdelli sul pianista e direttore d’orchestra Ezio Bosso.

Cast artistico

Gabriele Salvatores – Paolo Barrasso – Valter Malosti – Maurizio Bonino – Enzo Decaro – Stefano Tura – Raffaele Mallozzi – Paola Severini Melograni – Michele Dall’Ongaro – Carlo Conti – Fabio Bosso- Gianmarco Mazzi – Ivana Bosso- Tommaso Bosso – Giacomo Agazzini -Alessia Capelletti – Alex Astegiano -Giulia Vespoli – Oscar Giammarinaro -Virginio Merola – Giulio Passadori – Rosanna Purchia – Geoff Westley- Diego Bianchi – Paolo Fresu -Cecilia Gasdia – Silvio Orlando- Stefano Trespidi – David Romano – Michael Seberich – Alessandro Daniele -Silvio Bress – Angela Baraldi -Luca Bizzarri – Alessio Bertallot – Paola Turci

La trama

Ezio Bosso – Le cose che restano di Giorgio Verdelli, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film con Rai Cinema. Al centro della carriera e dell’esistenza di Ezio Bosso (1971-2020), che è stata quanto di più atipico si possa immaginare, sia per le vicende personali che professionali, c’è sempre stato l’amore per l’arte, vissuta come disciplina e ragione di vita. Nel film il racconto è affidato allo stesso Bosso, attraverso la raccolta e la messa in fila delle sue riflessioni, interviste, pensieri in un flusso di coscienza che si svela e ci fa entrare nel suo mondo, come in un diario. La narrazione è stratificata, in un continuo rimando fra immagine e sonoro. Le parole dell’artista si alternano alla sua seconda voce, la musica, e alle testimonianze di amici, famiglia e collaboratori che contribuiscono a tracciare un mosaico accurato e puntuale della sua figura.

Curiosità

  • “Ezio Bosso – Le cose che restano” è stato realizzato dal regista e dai produttori di “Paolo Conte, Via con me”.
  • Il docu-film è stato presentato in anteprima nella sezione Fuori Concorso della 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
  • Ezio Bosso è stato contrabbassista, pianista, arrangiatore, compositore, direttore d’orchestra e raffinato divulgatore. In tutte le anime musicali della sua intensissima esistenza c’è sempre stato l’amore per l’arte, vissuta come disciplina e ragione di vita.
  • Nel film il racconto è affidato allo stesso Bosso, attraverso un lavoro minuzioso di ricerca tra le tante interviste audio e video che ha rilasciato nel tempo. Il ritmo scorre fluido e spontaneo, proprio perché il docufilm è privo del solito narratore frontale: è il maestro stesso a svelarsi agli spettatori, a farci entrare nel suo mondo e nel suo immaginario, come in un diario. La narrazione è stratificata e crea un dialogo fra le varie età dell’artista in un continuo rimando fra immagine e sonoro.
  • Il docufilm contiene anche un brano inedito The Things That Remain, un ultimo messaggio di Bosso al suo pubblico e a tutti perché come lui stesso ha dichiarato: “Ognuno si racconterà la propria storia e io posso solo suggerire la mia”.
  • Dai colleghi musicisti del Conservatorio fino alla band degli Statuto e ai primi spettacoli teatrali, c’è nel film anche la Torino creativa degli anni Ottanta. Il documentario coglie qui l’occasione per tracciare un ritratto antropologico delle origini di Bosso, nato e cresciuto in un quartiere operaio composto quasi solo da immigrati: la sua famiglia era “la sola piemontese di tutto il caseggiato”.
  • Le testimonianze si intrecciano al racconto dello stesso Bosso, della famiglia e del repertorio sino ad arrivare ai successi al Regio di Torino, all’Arena di Verona con i Carmina Burana, alla Fenice di Venezia, a Piazza Maggiore a Bologna e alle prime colonne sonore registrate a New York come a Londra agli Abbey Road Studios. Gabriele Salvatores ricostruisce il loro sodalizio artistico spiegandoci le vicissitudini umane del musicista: poi ancora, Silvio Orlando, Paolo Fresu e tanti collaboratori, amici e addetti ai lavori contribuiscono a tracciare un mosaico puntuale e spesso inedito della sua figura.
  • Le parole di Bosso si alternano alla sua seconda voce, la musica: quella grandiosa delle rassegne internazionali e dei concerti e quella intima delle prove, dello studio, della ricerca stilistica. Quella che ha composto e quella che ha diretto, in particolare gli amati Beethoven e Schubert.
  • Portatore di un potente messaggio motivazionale nella sua vita e nella sua musica, ancora prima della malattia che non ha fatto che acuire il suo bisogno di raccontarsi agli altri, Ezio Bosso è stato e sarà sempre una fonte d’ispirazione per chiunque vi si avvicini, una “presenza, non un ricordo”, come intende lo stesso regista del film, Giorgio Verdelli.

Ultime notizie su Film in tv

Tutto su Film in tv →