Guida romantica a posti perduti su Sky Cinema Due e Now dal 24 aprile

Guida romantica a posti perduti, su Sky Cinema Due e Now dal 24 aprile il road-movie di Giorgia Farina con protagonisti Jasmine Trinca e Clive Owen.

Guida romantica a posti perduti, su Sky Cinema Due e Now dal 24 aprile il road-movie con protagonisti Jasmine Trinca e Clive Owen, terzo film della regista Giorgia Farina dopo Amiche da Morire e Ho ucciso Napoleone.

“Guida romantica a posti perduti” è un insolito road movie attraverso l’Europa alla ricerca di luoghi dimenticati durante il quale una coppia di sconosciuti, entrambi intrappolati in una quotidianità bugiarda, viene a patti con il proprio passato. Benno (Clive Owen) e Allegra (Jasmine Trinca), lui ha superato i cinquanta, è inglese e beve come un dannato, lei, vent’anni di meno è una blogger di viaggi, con molta fantasia. Entrambi vivono mentendo e non hanno alcuna intenzione di cambiare. Vicini di casa senza essersi mai conosciuti, fino al giorno in cui lui sbaglia pianerottolo e tutto cambia. Il caso porta la strana coppia in una fuga verso posti perduti o dimenticati dove sostenendosi a vicenda i due si riscoprono l’una grazie all’altro.

La regista parla del tema del viaggio nel film: Nel film il tema della ricerca del proprio posto nel mondo per entrambi i personaggi sta proprio nel rendersi conto che l’idea prestabilita del vivere può essere molto diversa da quella vera. E anche se quella vera è spesso divorata dall’ansia del futuro che ci allontana dal presente, non resta che abbandonarcisi e viverla.

La terza regia di Giorgia Farina ci porta “on the road” in un viaggio in luoghi sperduti che rispecchiano metaforicamente le vite smarrite e disfunzionali dei due protagonisti, Allegra e Benno: il primo è alla fine di una strada autodistruttiva fatta di alcol e depressione, la seconda è una ragazza afflitta da attacchi di panico che decide di evadere dalla prigione che si costruita nel suo appartamento. I due appaiono da subito agli antipodi, scollegati dalla realtà rappresentata dalle loro idiosincrasie e piccole fragilità che alla fine però diventano le uniche connessioni attraverso cui comunicare, confliggere ed entrare in empatia. “Guida romantica a posti perduti” è un racconto intimo di guarigione e redenzione, di sopravvivenza e male dell’anima in cui ci si può riconoscere anche se a piccole dosi, ma in grado di diventare universale quando in scena c’è il viaggio alla ricerca di se stessi e di un posto nel mondo che tutti noi percorriamo o abbiamo percorso.

La regista Giorgia Farina parla dell’Itinerario del film: Ho scelto con accuratezza i posti perduti del viaggio che ho poi intrapreso in macchina durante la scrittura del film, qui sotto una breve descrizione delle tappe e delle mie foto personali dei posti così come mi sono apparsi durante la prima visita.

 

Chiesa di San Vittorino

A pochi chilometri da Roma, dimenticata ai margini di un trafficato tratto della Salaria, c’è una pietra miliare che segna “72”. A sinistra un palazzo moderno e privo di fascino, davanti auto che sfrecciano; a destra, proprio a ridosso della strada
resti fatiscenti di qualcosa impossibile da definire. Le mura laterali della chiesa sono avvolte dalle sterpaglie, quel luogo che pare non avere vie d’accesso. Girandoci attorno si trova un varco nella vegetazione, si avanza seguendo il rumore dell’acqua che sgorga. L’incisione sulla facciata di quel poco che rimane di una chiesa racconta che l’edificio sta lì da più di mille anni. Non c’è più il tetto, i rampicanti hanno conquistato ogni muro, e una sorgente naturale s’è insidiata nel sacro luogo trasformandola in un qualcosa di surreale. In certi anfratti si tratta solo d’una disordinata pozza, in altri, di una vera e propria piscina. Tarkovskij l’ha usata come location del suo famoso e bellissimo Nostalghia, ma anche di quell’atmosfera rimane poco, senza tetto l’acqua è evaporata, ma è tutto ugualmente carico di fascino.

Villaggio operaio di Crespi d’Adda, la sua fabbrica e il cimitero

Visto dall’alto, Crespi d’Adda, nel bergamasco, è un mondo in miniatura: una grande fabbrica, un castello, una chiesa, un parco, dei tetti e un cimitero enorme, monumentale che sembra fare parte di un tempio del sud-est asiatico. A delimitarlo un fiume. Una strada che porta a rivelare un immenso complesso, perfettamente simmetrico, di silos e capannoni che ruota tutto attorno al nucleo centrale, il lungo piazzale interno della fabbrica, circondato per tre lati da immensi capannoni e attraversato al centro da vecchi binari che muoiono nel verde del lato aperto di quello che era un tempo un cotonificio all’avanguardia e un modello di città ideale, un microcosmo dove si viveva e lavorava senza uscirne quasi mai. La torretta davanti ai cancelli, su cui troneggia il grande orologio della fabbrica, segna le 16:51, ora di un giorno in cui molti anni fa la fabbrica, ormai obsoleta, venne chiusa per sempre.

Il Castello abbandonato, Chateau – Thierry

Un antico castello che si erge su un piccolo promontorio che domina una placida e monotona campagna dell’Alta Francia. Visto da questa prospettiva, sembra davvero un posto perduto ma dall’altro lato è diventato tutt’altro: un resort. Come è successo a moltissimi dei castelli d’oltralpe sono stati riconvertiti in alberghi di lusso dove passare un weekend romantico. Anche se all’occhio attento le mura che lo cingono ricordano ancora i fasti e le innumerevoli battaglie del passato.

Il Parco aquatico

Incamminandosi lungo il perimetro, delimitato da una rete si trova un varco. Qualcuno – vandali – l’ha sollevata per scivolarci dentro. Il sentiero d’asfalto, arginato dall’erbaccia, è un’arteria che congiunge quel che resta delle vecchie attrazioni. Scivoli giganteschi ormai arrugginiti, sagome di gorilla caduti a terra e incastrati tra a vegetazione. Il parco è chiuso da pochi anni ma la natura lo sta già rimpiazzando, solo le grandi piscine testimoniano ancora gli anni di attività.

Standford, il campo militare

Standford, una manciata di casupole fatiscenti distrutte dai proiettili delle esercitazioni militari nella sonnolenta campagna del Norfolk. Perché questo è diventato Standford negli ultimi settant’anni: un camp d’addestramento per l’esercito. Tutti i giorni dell’anno, tranne uno, il giorno in cui la sua chiesa si risveglia da 364 tramonti di letargo e celebra la sua messa per le famiglie di pastori che anni fa vivevano li. Incredibile, quasi onirico è il contrasto tra la desolazione che sta fuori, addirittura una parte del villaggio è stato ricostruito per ricordare un paese mediorientale con tanto di scritte in arabo, e il calore umano, la gioia ardente che si respira dentro la chiesa gotica del paese. Foto di navate gremite di bambini, centinaia di candele ora spente attendono l’unico giorno a l’anno che gli permette di splendere.

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