Jean-Luc Godard: 10 film e curiosità del regista di culto scomparso a 91 anni

10 classici e 10 curiosità per ricordare Jean-Luc Godard, acclamato regista di culto della Nouvella Vague francese morto a 91 anni.

E’ scomparso a 91 anni Jean-Luc Godard, regista franco-svizzero di culto e figura chiave del movimento cinematografico  francese della Novelle Vauge. Dopo l’uscita del film “Fino all’ultimo respiro” nel 1960, pellicola considerata il manifesto della Nouvelle Vaugue , il cinema tradizionale ebbe una sorta di scossone e da quella pellicola artisticamente dirompente fu come ridestarsi da una sorta di torpore artistico; da quel momento fu chiaro che c’era un cinema “prima di Godard” e un nuovo modo di fare cinema più radicale e reazionario post-Godard.

Godard venne insignito nel 2010 di un Oscar onorario alla carriera dall’Academy of Motion Picture Arts & Sciences, ma il regista non si recò alla cerimonia di premiazione, restando così coerente al suo percorso di anticonformista iniziato proprio con l’idea di destabilizzare l’establishment cinematografico, di cui l’Oscar è il massimo rappresentante.

Finora – da poco dopo la rivoluzione bolscevica – la maggior parte dei registi ha dato per scontato di sapere come fare film. Proprio come un pessimo scrittore non si chiede se è davvero capace di scrivere un romanzo, crede di saperlo. Se i cineasti costruissero aeroplani, ci sarebbe un incidente ogni volta che uno decolla. Ma nei film, questi incidenti sono chiamati Oscar.

A seguire trovate una nostra selezione di dieci classici di Jean-Luc Godard. seguiti da altrettante curiosità per conoscere qualcosa di più sul regista.

10 film di Jean-Luc Godard

  •  1. Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle, 1960)

Michel, un bandito marsigliese (Jean-Paul Belmondo) alla guida di un’auto rubata, corre verso Parigi. Inseguito per una banale infrazione dalla polizia, uccide un agente ed entra in città. A Parigi incontra Patricia (Jean Seberg), una studentessa americana che vuol diventare giornalista. Dopo una breve e tormentata storia d’amore la ragazza denuncia Michel e…

Secondo Jean-Pierre Melville, Godard gli chiese una consulenza durante la fase di post-produzione, perché il primo montaggio era troppo lungo per la distribuzione. Melville suggerì a Godard di rimuovere tutte le scene che rallentavano l’azione (incluse le sue scene nei panni del romanziere Parvulesco). Invece di escludere intere scene, però, Godard ha tagliato piccoli frammenti qua e là. Ciò ha portato alla tecnica del “Jump Cut” introdotta da questo film. Melville ha dichiarato il risultato eccellente.

 

  • 2. Le Petit Soldat (1960)

Ginevra 1958, Durante la guerra in algeria, il fotoreporter Bruno Forestier (Michel Subor), appartenente ad un’organizzazione clandestina di estrema destra, riceve l’incarico di uccidere un giornalista radiofonico filo-algerino. Catturato e torturato da un commando algerino, di cui fa parte Veronica Dreyer (Anna Karina), di cui Bruno si è invaghito, quest’ultimo riesce a fuggire. Dopo aver ucciso un uomo per la sua organizzazione, Bruno apprenderà che Veronica è morta, e che è  stata torturata e uccisa proprio dalla sua organizzazione.

Nel film, accantonato per tre anni dalla censura francese, appare lo stesso Godard, lo si può scorgere dietro dietro il personaggio principale, Bruno Forestier, mentre guarda ansiosamente l’orologio in una stazione ferroviaria a circa otto minuti dall’inizio del film.

Anna Karina fu sposata con il regista Jean-Luc Godard, per il quale interpretò otto film tra il 1960 e il 1967, diventando uno dei volti-simbolo della Nouvelle Vague.

 

  • 3. Questa è la mia vita (Vivre sa vie, 1962)

Il film esplora la discesa nella prostituzione di una donna parigina di nome Nana Kleinfrankenheim (Anna Karina). Il film è composto da una serie di 12 “tableaux” – scene che sono fondamentalmente episodi scollegati, ciascuno presentato con un’introduzione scritta.

L’intera sceneggiatura del film si adattava ad una pagina, dove è stata registrata la sequenza degli episodi. Il testo non è stato scritto in anticipo e gli attori hanno recitato ciò che in quel momento era appropriato per la situazione.

Il filosofo che Nana incontra in un caffè è il filosofo e saggista francese Brice Parain. Al cinema Nana guarda il film La passione di Giovanna d’Arco di Carl Theodor Dreyer (1928). La storia che viene letta a Nana è “Il ritratto ovale” di Edgar Allan Poe.

 

  • 4. Bande à part (1964)

Odile (Anna Karina) rivela ai suoi compagni di classe, Frantz (Sami Frey) e Arthur (Claude Brasseur), che il pensionante di sua zia Victoria possiede una grossa somma di denaro nascosta in soffitta. I due progettano di compiere una rapina e, per convincere Odile a lasciarli entrare dalla zia, la corteggiano a turno, passandole bigliettini d’amore e portandola a ballare. Finalmente Odile cede e porta gli amici a casa, ma il bottino non si trova. Solo il giorno successivo si riesce a trovare il malloppo nella cuccia del cane, ma improvvisamene scoppia una sparatoria in cui viene ucciso Arthur. Odile e Frantz scappano senza bottino e decidono di espatriare in Sudamerica.

La storia a cui Franz si riferisce nella scena del caffè, su qualcosa che è meglio nascondere nel posto più ovvio, è “La lettera rubata” di Edgar Allen Poe.

Il personaggio di Anna Karina condivide il nome con la madre di Jean-Luc Godard: Odile Monod.

Il film è stato girato in soli venticinque giorni.

Durante la realizzazione di “Pulp Fiction”, Quentin Tarantino ha mostrato la scena del ballo in questo film a Uma Thurman e John Travolta come ispirazione per l’ormai famosa scena della gara di twist al Jack Rabbit Slim.

 

  • 5. Il bandito delle 11 (Pierrot le fou, 1965)

Ferdinand e Marianne (Jean-Paul Belmondo e Anna Karina) si ritrovano dopo cinque anni da che si sono lasciati e durante i quali lei è stata in una banda di criminali. Si isolano dal mondo, si amano, ma comunicare non è facile. Finiti i soldi, bisogna pur vivere: Ferdinand segue Marianne che torna nella banda. Un colpo, un omicidio, ma l’amore è finito: Ferdinand uccide Marianne e poi si suicida, alla ricerca dell’amore perfetto in un altro mondo.

Nonostante le continue affermazioni secondo cui Godard ha girato la maggior parte dei suoi film senza sceneggiatura o preparazione, l’attrice Anna Karina ha successivamente affermato che in realtà erano stati pianificati con molta attenzione nei minimi dettagli, con un livello di perfezionismo quasi ossessivo.

Godard affermò che “Il bandito delle 11” in realtà “non è davvero un film, è un tentativo di cinema. La vita è il soggetto, con [Cinema]Scope e colore come suoi attributi… In breve, la vita riempie lo schermo mentre alla stessa velocità il tappo di una vasca la svuota contemporaneamente.”

Jean-Luc Godard ha deciso di sovvertire deliberatamente le aspettative e il compiacimento del pubblico con molti escamotage cinematografici, inclusi i membri del cast che parlano direttamente alla telecamera e un coro fuori campo che commenta l’azione.

Ferdinand cita la storia di William Wilson che vide il suo sosia per strada. Questo è un riferimento a “William Wilson”, un racconto di Edgar Allan Poe, su un uomo che è perseguitato dal suo sosia.

 

  • 6. Agente Lemmy Caution: missione Alphaville (1965)

L’agente segreto statunitense Lemmy Caution (Eddie Constantine), liberamente ispirato all’omonimo personaggio ideato dallo scrittore britannico Peter Cheyney, viene inviato nella lontana città spaziale di Alphaville dove deve rintracciare una persona scomparsa e al contempo liberare la città dal suo tirannico sovrano.

La canzone dei Doors “End of the Night” è stata ispirata da una citazione in questo film.

Il film ha ispirato il nome del gruppo rock tedesco Alphaville delle hit “Forever Young”, “Big in Japan” e “Sounds Like a Melody”.

La famosa scena di stunt con un testacoda controllato, che è diventata un refrain della serie tv Agenzia Rockford (1974-80), ha avuto origine in questo film.

Questo bizzarro film orwelliano ha influenzato Fahrenheit 451 di Truffault, Blade Runner di Ridley Scott e probabilmente L’elemento del crimine (1984).

 

  •  7. Ici et ailleurs (1976)

In questo documentario Jean-Luc Godard & Jean-Pierre Gorin (alias il “Gruppo Dziga Vertov” dallo pseudonimo del regista e teorico del cinema sovietico David Abelevič Kaufman) con Anne-Marie Miéville esaminano le vite parallele di due famiglie – una francese e una palestinese – utilizzando una combinazione esplorativa di cinema e video.

“Ici et ailleurs” (Qui e altrove) è un saggio cinematografico, narrato da Godard e Miéville, sui limiti e l’artificiosità del cinema nel tentativo di ritrarre la realtà. È inoltre una critica al Gruppo Dziga Vertov, la partnership di Godard e Jean-Pierre Gorin che insieme hanno realizzato numerosi film politici filo-marxisti tra il 1968 e il 1972.

Tra le critiche nel film c’è una critica specifica all’inganno che a volte veniva utilizzato dal Gruppo Dziga Vertov per scopi di propaganda. Il film mostra le riprese di una donna libanese che afferma di essere incinta di un futuro combattente per i palestinesi; Godard afferma in una voce fuori campo che in realtà la donna non era incinta in quel momento.

“Ici et Ailleurs” segna l’inizio del periodo di transizione di Godard, che lo vede sperimentare con il video e passare dalle polemiche politiche all’esame del modo in cui le persone percepiscono se stesse e gli altri; in quanto tale, condivide molti dei tratti sia dei suoi film dell’era radicale che del lavoro incentrato sul video che ne è seguito. È anche uno dei suoi primi progetti con Miéville, che da allora è rimasto il principale collaboratore.

 

  • 8. Prénom Carmen (1983)

Jean Luc-Godard è una reinventa radicalmente la “Carmen” di Bizet, aggiornando la storia dell’ossessione sessuale con rapine in banca e rapimenti. Lo stesso Godard appare come un tremante zio Jean, che presta la sua casa a sua nipote Carmen (Maruschka Detmers) mentre si sta riprendendo in un istituto psichiatrico. Carmen e la sua banda di giovani amici inscenano una sanguinosa rapina in banca, durante la quale Carmen si innamora di una delle guardie di sicurezza (Jacques Bonnaffé). La sua banda sta pianificando un crimine ancora più grande, il rapimento di un industriale (o di sua figlia), usando come pretesto le riprese di un documentario sugli hotel di lusso. Questa bizzarra follia criminale di sesso e morte è raccontata attraverso il vertiginoso stile decostruttivo di Godard e i colori strabilianti del direttore della fotografia Raoul Coutard, creando una singolare opera d arte che vuol rivaleggiare con Bizet.

Durante la sparatoria al Café de la Paix (il lussuoso ristorante del Grand Hotel Intercontinental), un uomo sta leggendo indisturbato un grande libro, tenendolo in modo che la copertina sia mostrata in primo piano, più volte: “Nouveau Guide des Paradis Fiscaux” (“Nuova guida ai paradisi fiscali”), pubblicato nel 1982 e scritto da uno specialista in operazioni bancarie svizzere. Tuttavia, il commento politico ironico di Godard (qui in una coproduzione franco-svizzera) potrebbe sfuggire ad alcuni spettatori.

È stato Alain Sarde a portare all’attenzione di Jean-Luc Godard una ventenne olandese, Maruschka Detmers, appena uscita da un corso di recitazione e senza alcuna esperienza cinematografica alle spalle. Godard accetta, persuaso sia dal tipo fisico perfettamente calzante a dar vita a una sensuale e malinconica Carmen, sia dalla disinvoltura con cui affronta, durante un provino, una scena di nudo al cospetto del protagonista maschile.

“Prénom Carmen” doveva originariamente essere interpretato da Isabelle Adjani nel ruolo della protagonista. Adjani, che aveva raggiunto la fama internazionale in Adele H., una storia d’amore (1975) di François Truffaut, abbandonò il set dopo una settimana di riprese, trovando traumatico l’approccio alienante di Godard nei confronti degli attori.

 

  • 9. Notre Musique (2004)

“Notre Musique” è suddiviso in tre parti, intitolate rispettivamente: Regno 1 – inferno, Regno 2 – purgatorio, Regno 3 – paradiso. Inferno è composto da varie immagini di guerra, senza ordine cronologico o storico. le immagini restano mute, accompagnate da alcune frasi e musiche. Purgatorio si svolge nell’odierna città di Sarajevo in occasione degli incontri europei del libro. si tratta di conferenze o semplici conversazioni sul bisogno di poesia, l’immagine di sé e dell’altro, della Palestina e di Israele e in cui vengono utilizzate persone reali come personaggi immaginari. Una visita alla ricostruzione del ponte di Mostar, distrutto dalle forze croato-bosniache nel corso della guerra in Bosnia, la mattina del 9 novembre 1993, simboleggia lo scambio tra colpa e perdono. Paradiso infine mostra una giovane donna che vaga contemplativa in uno scenario idilliaco in riva al lago che sembra essere sorvegliato dai marines americani.

 

  • 10. Adieu au langage – Addio al linguaggio (2014)

L’idea è semplice: una donna sposata e un uomo single si incontrano, si amano, discutono, i pugni volano, un cane vaga tra città e campagna. Le stagioni passano, l’uomo e la donna si incontrano di nuovo il cane si ritrova tra loro, l’altro è in uno, l’uno è nell’altro e sono tre. L’ex marito manda in frantumi tutto e inizia un secondo film, lo stesso del primo e tuttavia no. Dal genere umano si passa alla metafora, tutto finisce con un abbaiare e il pianto di un bambino.

Il regista Jean-Luc Godard non ha mai vinto alcun premio al Festival di Cannes fino a quando non ha presentato questo film alla sua 67a edizione, dove ha vinto il premio della giuria (condiviso con “Mommy” di Xavier Dolan).

 

10 curiosità su Godard

 

  • Godard nasce critico cinematografico e nei primi anni cinquanta si distingue per le sue radicali critiche cinematografiche su riviste come “Arts” e “Cahiers du cinéma” dove scrive con lo pseudonimo di Hans Lucas.
  • Le sue opere sono state fonte di ispirazione per molti registi statunitensi della New Hollywood e, più recentemente, per autori come Quentin Tarantino, il quale ha chiamato la sua casa di produzione “A Band Apart”, come uno dei primi film di Godard, Bande à part del 1964.
  • Nel suo cortometraggio Charlotte et son Jules (1958) Godard ha dovuto espletare il servizio militare prima di poter registrare la colonna sonora.
  • Godard era un grande fan dell’autore americano Nicholas Ray (Il temerario, Johnny Guitar, Gioventù bruciata), infatti ha spesso dichiarato che “Nicholas Ray è il cinema”.
  • Gli era stata offerta l’opportunità di dirigere Gangster Story (1967) dopo che François Truffaut aveva rifiutato.
  • Litigò con François Truffaut dopo alcune osservazioni critiche che aveva fatto sul film Effetto notte (1973). Truffaut piccato dalle critiche affermò che Godard era eccessivamente cinico nelle sue opinioni, e che il suo scopo ultimo era sminuire il lavoro di altri registi solo per aumentare la considerazione del proprio lavoro. Il suo litigio con Francois Truffaut fu feroce – Truffaut notoriamente lo definì “l’Ursula Andress della militanza” – ma dopo la morte prematura di Truffaut nel 1984, Godard scrisse un commovente omaggio al suo ex amico e si pentì profondamente della loro lite.
  • Alla 5a edizione del manuale “1001 film da vedere prima di morire” (a cura di Steven Jay Schneider), sono elencati 8 film di Godard: Fino all’ultimo respiro (1960), Questa è la mia vita (1962), Il disprezzo ( 1963), Agente Lemmy Attenzione: Missione Alphaville (1965), Il bandito delle 11 (1965), Il maschio e la femmina (1966), Due o tre cose che so di lei (1967) e Week End – Una donna e un uomo da sabato a domenica (1967).
  • Nel 1968 Godard riceve l’incarico dalla televisione francese di realizzare La gaia scienza (1969), ma produttori televisivi erano così indignati dal prodotto di Godard che si sono rifiutati di mandarlo in onda. Inoltre il film selezionato per il Festival internazionale del cinema di Berlino e in corsa per l’Orso d’oro non fu ben accolto, tanto che la maggioranza degli spettatori uscì dalla sala durante la prima metà della proiezione. Dopo quell’esperienza Godard divenne sempre più interessato alle soluzioni socialiste per un cinema idealista, specialmente nel fornire al proletariato i mezzi di produzione e distribuzione, così insieme ad altri registi militanti politici del gruppo Dziga-Vertov realizzò un film collettivo che delineava questi punti di vista.
  • Godard è menzionato nella canzone ‘Eduardo e Mônica’ di Legião Urbana e ‘Selvagem’ di Paralamas do Sucesso.
  • Da giovane, appariva sempre con degli occhiali scuri, anche al chiuso. La sua amica Agnès Varda l’ha scelto per il film muto Cleo dalle 5 alle 7 (1962) semplicemente per fargli togliere gli occhiali: ha detto che i suoi occhi le ricordavano Buster Keaton.